Perché un altro blog sulla previdenza complementare

Scritto il alle 17:27 da [email protected]

Oggi parte quest’altro blog sull’affascinante e sempre più complesso mondo della previdenza. Forse non se ne sentiva il bisogno,  la rete è piena di siti specializzati in materia e tutti con un clik raggiungono l’informazione cercata:  per la conoscenza dei commi e degli articoli di legge ci sono i siti istituzionali. Ma noi ci vogliamo essere perché lo spazio dedicato alle pensioni è  ancora troppo angusto  sia sotto l’aspetto informativo, che quello didattico pedagogico. Ma non sono solo queste le dimensioni  trattate, il blog  dovrà diventare una fucina di idee specifiche, un  pungolo ed uno sprone, un modo per disegnare scenari nuovi ma non irrealistici.. Quello che caratterizza la modernità di un paese non è il numero dei tablet o degli  ipad in circolazione, ma il grado di copertura dei rischi sociali.

Una società evoluta interviene solidalmente quando un singolo cittadino o un semplice residente si trova in difficoltà per vicende legate alle attività lavorative  come il venir meno della salute o più ordinariamente  al venir meno, progressivamente o improvvisamente  della capacità di lavorare per l’avanzare dell’età.  Più ampio ed efficace è l’intervento pubblico, più avanzata è la società che l’esprime. Naturalmente questi interventi hanno dei costi che in tempo di normalità sono sostenibili ma che diventano insopportabili in tempo di crisi. Come quella attuale che è una crisi finanziaria più che economica.  Ad ogni stormire del vento non si piegano le mitiche canne al vento, ma semplicemente crollano le borse e ne risentono sia il lavoro che le pensioni i e quindi le famiglie, perché in ogni famiglia c’è un problema legato al lavoro ed uno legato alla pensione. Sul lavoro c’è poco da dire, o meglio ci sarebbe tanto da dire, ma non è l’argomento che trattiamo in questa sede. Rispetto ad esso c’è solo da sperare  che l’economia mondiale riparta, essendo questa  l’unica condizione per trovare una soluzione reale al problema. Sulla previdenza invece vorremmo dire  tanto e speriamo di esserne capaci. L’ultima riforma Monti Fornero, per esempio,  una legge complicatissima da leggere  anche per gli esperti di settore, figuriamoci per  un comune mortale, ma piene di implicazioni per tutti. Ci saranno indubbiamente aspetti positivi, come hanno strillato giornalisti che non hanno problemi previdenziali, ma quello che hanno capito le persone normali  è  che si dovrà lavorare di più per prendere come  pensione, di meno. Per far fronte a questa diminuzione della pensione pubblica e avere una pensione accettabile in futuro,  c’è la previdenza complementare. Essa  è una necessità, non un bisogno voluttuario, specie per le giovani generazioni. Si comprende  anche che per i giovani, per la maggior parte precari e come tali legati ad un futuro incerto, la previdenza complementare non si può presentare come il più importante ed impellente dei bisogni, ma nella pianificazione della vita, scuola, lavoro, figli, ecc…  oggi, bisogna pianificare anche la vecchiaia, atteso il ritirarsi delle risorse pubbliche da importanti pezzi del welfare, fra cui la previdenza. Perché si è arrivati a questo punto, quali sono le forme di finanziamento della previdenza pubblica. Quella imboccata dal governo era l’unica strada possibile o esistevano delle alternative e quali. Ecco in poche righe tratteggiata l’enormità della questione. E a fianco alla pensione pubblica quella complementare. Che cos’è, conviene, è utile o meglio tenersi il tfr, il trattamento di fine rapporto?  Mentre si susseguono i proclami sul mancato decollo della previdenza complementare, nella  recente  legge di riforma delle pensioni non c’è nessuna misura specifica di rilancio. Intanto l’Istat ci ha informato che nel 2010 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 258.477 milioni di euro, è aumentata dell’1,9% rispetto all’anno precedente ma in diminuzione, invece, rispetto alla  sua incidenza sul Pil (16,64% a fronte di un valore di 16,69% registrato nel 2009). Pochi centesimi di percentuale, d’accordo, ma è l’inversione di tendenza quella che conta.

Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,9%, quelle di invalidità il 4,5%; le pensioni assistenziali pesano per il 7,9% . Il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,6% nel Mezzogiorno. L’importo medio delle pensioni è pari a 10.877 euro, superiore di 237 euro rispetto al 2009 (+2,2%). In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono, in media, 15.471 euro all’anno. Il 14,4% dei pensionati riceve meno di 500 euro mensili; il 31% (5,2 milioni di individui) un importo tra 500 e 1.000 euro, il 23,5% tra 1.000 e 1.500 euro e il restante 31,1% più di 1.500 euro. Le donne rappresentano il 53% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 12.840 euro, contro i 18.435 euro degli uomini; il 54,9% delle donne riceve meno di mille euro, a fronte di una quota del 34,9% tra gli uomini. Il 48,5% dei pensionati ha un’età compresa tra 65 e 79 anni, il 22,3% ne ha più di 80; il restante 29,1% ha meno di 65 anni. Questo ci dicono le cifre nude e crude su cui si deve riflettere.

A fianco a queste nuove norme, anzi prima di esse, il governo ha provveduto, per  una operazione finalizzata ad una maggiore efficienza per gli utenti  e minori costi per la collettività, alla soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals, l’ente di previdenza per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni e l’ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo e dello sport, con passaggio all’Inps dei relativi compiti istituzionali. Pur condividendo i motivi ispiratori, è stata la scelta giusta questa soppressione ed incorporazione nell’Inps? Oltre ad andare contro al pluralismo previdenziale previsto dal 4 comma dell’articolo 38 della Costituzione con la  creazione di un macroente monodiretto,  non esistevano, per gli stessi obiettivi, altre strade?  Probabilmente c’era una via di mezzo . E noi la vogliamo scoprire, esplorarla Lo scopo principale di previdenza complementare.finanza.com  è l’approfondimento della  materia, come funziona, il sistema di finanziamento, il sistema dei controlli a garanzia dell’intangibilità dei risparmi previdenziali dei lavoratori dipendenti ed autonomi, quale sarà la rendita attesa dalla pensione di scorta,  anche se l’andamento dei mercati finanziari e la sua volatilità consigliano facilmente, ma non sempre realisticamente,  di tenersi stretto il Tfr.

Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
Scritto il 8 maggio 2012 at 18:31

ciao e benvenuto tra i blogger ;-) Agata

Wild Weasel
Scritto il 8 maggio 2012 at 20:31

benvenuto nel ns network

Luca

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