L’Inps alla conquista della previdenza complementare

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Dopo aver inglobato l’Inpdap e l’Enpals, rispettivamente l’ente di previdenza dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e l’ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo e dello sport, la voglia espansionistica dell’Inps non sembra essersi placata. Dalla giornata nazionale della previdenza nuovo attacco ai Fondi pensione

Respinta quasi sdegnosamente la definizione di Superinps, il mega ente previdenziale italiano, retto monocraticamente, dopo  aver fagocitato l’Inpdap e l’Enpals,  l’Inps gestisce tutta la previdenza obbligatoria italiana. E’ un innegabile  dato di fatto.  Lo scopo è quello di fornire migliori servizi ai cittadini con minori costi per lo Stato. Tralasciando per il momento i problemi che il megaente comporta e che sono stati già sollevati in  autorevoli consessi, a partire da quello della governance, di cui daremo conto in un altro articolo riprendendo la discussione svoltasi l’8 maggio scorso  in Parlamento in questa sede voglio parlare di un altro problema, non meno spinoso, quello della gestione della previdenza complementare. Se cioè l’Inps si debba occupare anche della previdenza complementare, oltre quella obbligatoria. I segnali dei vertici dell’istituto in tal senso sono chiarissimi e poiché le casse private gestiscono anche la previdenza complementare, l’Inps in questo caso pensa di prendere due piccioni con una sola fava.

Nell’Istituto nazionale di previdenza sociale è già presente Fondinps, di cui sono destinatari tutti i lavoratori dipendenti che nel periodo di tempo a disposizione per compiere la scelta di destinazione del TFR non esprimono nessuna volontà di scelta e sono sprovvisti di una forma di previdenza complementare prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, di riferimento.  Ma forse Fondinps vuole espandersi come il Superinps. Il presidente del super ente, anche se l’interessato smentisce questa definizione, in rapida successione, in alcune occasioni pubbliche,non ha perso occasione per attaccare i Fondi pensione. La prima sortita  c’è stata nello svolgimento della  “Giornata delle pensioni” organizzata dal quotidiano della Confindustria il Sole 24 ore.Durante la premiazione dell’Insurance Award organizzato dalle compagnie d’assicurazioni a Milano, ha dichiarato in merito all’adesione alla previdenza complementare, che se nei paesi europei il tasso di adesione è del 97% e in Italia sfiora il 24%, è dovuto alla cattiva gestione e alla pessima trasparenza dei Fondi, aggiungendo che molti fondi  hanno più consiglierei d’Amministrazione che aderenti.  La prolusione agli Award si è conclusa con la proposta di stabilire una collaborazione fra le società d’assicurazione e l’inps per il rilancio del secondo pilastro previdenziale.l’ultimo affondo in ordine di tempo è quello fatto alla Giornata nazionale della previdenza 2012. Nel suo intervento il presidente dell’Inps si e’ chiesto “se e’ giusto in un paese avere piu’ di 500 fondi pensione”. Le persone, ha aggiunto, secondo un sondaggio dicono “che avrebbero più fiducia con una pensione complementare con la supervisione del pubblico”. Subito dopo ha tenuto a sottolienare che “non e’ una candidatura, ma una maggiore sinergia tra pubblico e privato può consentirci di lavorare con più serenità”.

Quando si dicono 500 Fondi pensione evidentemente ci si riferisce a tutte le forme di previdenza complementare, fondi chiusi negoziali, fondi aperti e Pip (piani individuali di previdenza), perchè i fondi negoziali di categoria sono solamente circa 167.

La Covip, l’autorità deputata alla vigilanza dei Fondi pensione e delle altre forme di previdenza complementare non ha dato nessuna significativa risposta in merito alla cattiva  trasparenza dei Fondi, mentre contemporaneamente circola la voce della soppressione della stessa Covip.  Fa sponda a questo ragionamento il ministero del lavoro .” Le aspettative in Italia sulla previdenza integrativa sono andate deluse e l’esperienza non è stata esaltante.” Così si è espressa  il ministro del Lavoro sul secondo pilastro del sistema previdenziale italiano – ignorato dalla recente riforma delle pensioni – in un video-intervento al Salone del Risparmio di Milano, il 19 aprile 2012. “In più – ha concluso Fornero – i maggiori destinatari dei Fondi pensione, cioè i giovani precari, difficilmente possono farsi convincere a versare i contributi in un fondo pensione.” Assofondipensione – l’associazione che rappresenta in Fondi negoziali – ha  immediatamente replicato  con un comunicato dove si ricorda al ministro Fornero che in questi anni le parti sociali hanno fondato dal nulla un sistema di Fondi pensione, che copre l’intero comparto del lavoro privato e che associa oltre 2 milioni di lavoratori. Un sistema, peraltro, che ha dimostrato di saper tutelare il patrimonio a esso affidato nonostante le gravi e ripetute crisi finanziarie. È vero che c’è ancora molta strada da fare se ad oggi i tre quarti dei lavoratori non hanno ancora una copertura di secondo pilastro.

L’affondo continua con un’intervista rilasciata da un magistrato a Repubblica – pag 18 del 25.4.2011 . Il titolo non poteva essere più eloquente. “Fondi pensione a rischio. Fermiamo i ladri di futuro”. Quest’allarme preventivo, non contribuirà certo al rilancio della previdenza complementare in genere, e getta pericolose ombre sui circa 165 Fondi esistenti, rette da persone che posseggono, come vuole la legge, i requisiti di onorabilità e professionalità. La scoperta delle perdite dell’Enpam,  un ente previdenziale privatizzato che si occupa della previdenza dei medici e non un fondo pensione complementare negoziale, giustamente fa nascere delle preoccupazioni che il fenomeno in futuro si possa allargare e ci si preoccupa che i “ladri del futuro” inteso come le risorse economiche del  futuro previdenziale non scappino con la “cassa”, aggirando il controllo della Covip. Naturalmente la tesi sostenuta sulle possibilità del reato, aggirando i complessi meccanismi in atto, banca depositaria, gestore finanziario e prendendo per il naso la Covip, non piuò che contribuire ad elevare i livelli di guardia e che  le leggi sanzionatorie debbano essere efficaci e puntuali, non può che vedere tutti d’accordo soprattutto  a garanzia degli aderenti.

Come si vede la materia è tutta in movimento e speriamo che da tutti questi pronunciamenti poi escano atti concreti conseguenti per la diffusione della previdenza complementare. Ma c’è una cosa che non fa sperare tanto bene. E’ il comma 28 dell’art 24 del decreto Salva Italia. Mi si scuserà questa digressione da circolare ministeriale. Ignorato dalla   grande informazione e  dagli opinions maker,  il comma 28 dell’art. 24 introduce il principio della decontribuzione previdenziale. La decontribuzione grosso modo è questa. Si pagano troppi contributi previdenziali, attualmente per i lavoratori dipendenti il prelievo è pari al 33% della retribuzione. Ora si pensa di farne pagare di meno, che so, il 28/30%. Il risparmio può essere utilizzato dal lavoratore come crede sempre nel campo previdenziale. Si tratta di una  sorta di liberalizzazione delle pensioni in cui è prevedibile pensare che le assicurazioni private, che hanno una efficace rete di collocatori, saranno i primi beneficiari. Con la decontribuzione, essendo ormai in vigore per tutti il metodo di calcolo contributivo per tutti, versando meno contributi obbligatori si avrà un montante inferiore. A montante inferiore corrisponde una pensione più bassa E’ vero che i Fondi sono troppi, con Consigli d’Amministrazione pletorici e molti fondi   hanno pochi aderenti, ma anche qui ci sono segnali positivi come  la tendenza a fare sinergia vedi i fondi per i dipendenti pubblici Espero, Perseo e Sirio, o addirittura fondendosi, vedesi l’esempio di Fon.te che dopo la fusione con Previprof  conta  circa 200.000 aderenti.

Camillo Linguella

 

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