Diamo prospettive alla previdenza complementare

Scritto il alle 09:32 da [email protected]

Con il contributivo per tutti è sempre più necessario farsi una pensione di scorta. Manca ancora una piena consapevolezza da parte degli interessati  e da parte pubblica. Occorrono riforme strutturali di rilancio. Il ruolo degli enti pubblici.

Quando la riforma Dini  introdusse,  con una gradualità annullata dai recenti provvedimenti governativi,  una nuova modalità di calcolo  della pensione,  il famoso  sistema contributivo, si sapeva  come questo  nuovo sistema di calcolo avrebbe diminuito di molto gli assegni pensionistici cui gli italiani erano stati abituati da tempo. Con 40 anni di contributi nel sistema retributivo  si poteva percepire una pensione oscillante  dall’80% addirittura al 100% dell’ultimo stipendio.  Con il contributivo dopo  almeno  20 anni di contribuzione, c’è la magra prospettiva di avere una pensione il cui importo si aggirerà mediamente al 50% dell’ultimo stipendio. Per  rimpolpare questa scarsa  previsione pensionistica,  si introdusse la previdenza complementare da finanziare con il Tfr.   Ora a distanza di 17 anni dal 1995, anno della riforma Dini e  di 7 dal 2005, anno del decreto legislativo, 252/05, fondante della previdenza complementare, le adesioni superano di poco i 5 milioni di lavoratori, circa il 24% del totale. Lo scenario immaginato nel 1995 è ancora peggiorato. La crisi economico-finanziaria, gli indici di borsa costantemente in rosso con  lo spread titoli italiani/titoli tedeschi  a livelli ancora troppo alti nonostante la cura di cavallo imposta con il decreto salva Italia, hanno dato un ulteriore contributo al blocco delle adesioni.

Gli italiani temono troppo, mettendo il Tfr nei Fondi di previdenza, di perderlo a causa della crisi. Nei recenti provvedimenti la previdenza complementare non ha avuto misure di sostegno, ma non sono stati neppure penalizzati, mentre un vero terremoto c’è stato sulla pensionistica pubblica. Poiché i coefficienti  su cui si calcola la pensione sono legati al Pil, in considerazione che esso viaggia con il segno negativo, oggi pur lavorando di più, si prenderà di meno. Ma come è stato già detto, il nuovo assetto non  è credibile senza una riforma del mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, nuove misure di sostegno per coprire i buchi contributivi.

Le prospettive

Quali misure adottare. Le misure da prendere sono di due tipi: uno riguarda la formazione previdenziale di tutti i lavoratori e abituarli alla pianificazione della propria pensione, al risparmio previdenziale. In questo campo si sta facendo molto, le iniziative sono parecchie e bisognerà estenderle a tutti gli studenti delle scuole superiori.  Alcuni elementi, i principi fondamentali, estenderli  anche  alla scuola dell’obbligo. Una volta c’era l’educazione civica,chissà se c’è ancora. In questo sono molto di aiuto i programmi di simulazione presenti in tutti i siti dei fondi previdenziali e quello fornito dall’ex gestione Inpdap. Si dovrebbe riprendere l’operazione busta arancione, annunciata con gran rullare di tamburi e poi finita nel nulla. Essa, mutuando da analoga esperienza svedese, a cominciare dal colore della busta, avrebbe dovuto fornire ad ogni iscritto ad un ente di previdenza, che oggi in pratica è solamente l’Inps, l’estratto contributivo e l’ammontare della pensione attesa.

Le misure del secondo tipo  più difficili, potrebbero consistere nella creazione di un fondo di garanzia per i tfr versato ai fondi, finanziato, con un ragionamento abbastanza grezzo, come si fa per  il fondo di garanzia del Tfr gestito dall’Inps contro i datori di lavoro insolventi. L’altre misura urgente è la parificazione della normativa fra dipendenti pubblici e quelli privati almeno sotto l’aspetto della fiscalità. Non ultimo occorre  il rafforzamento , non la demonizzazione della  “mission” dei fondi pensione che non hanno fini di lucro, è bene ricordarlo.  Indubbiamente sono troppi e l’offerta del mercato è oggettivamente sovrabbondante, forse si devono ridurre di numero, ma questo non potrà riguardare solo i fondi pensione negoziali , ma tutte le forme di previdenza complementare.

Poi  c’è l’importante capitolo  degli investimenti. La Covip sta dando continue indicazioni in questo ultimo periodo di tempo, a cominciare da  quella sul rating. E’ indubbio che la previdenza complementare diventa appetibile quando è concorrenziale rispetto al Tfr perchè Il trattamento di fine rapporto  assicura comunque e sempre  rendimenti automatici e garantiti,  cosa che le attuali turbolenze del mercato non possono assicurare se non in lunghi  periodi . Ma anche in questo caso occorre studiare degli opportuni paracadute, come il lyfe cycle , che annunciati all’evidenziarsi della prima crisi finanziaria, quella legata ai mutui subprime, poi sono scomparsi dalla circolazione.

Il ruolo degli enti previdenziali

In ultimo c’è il ruolo che possono svolgere gli enti previdenziali di supporto ai fondi pensione. Per i dipendenti pubblici già la legge prevede in capo all’ex Inpdap delle competenze obbligatorie, come il computo del montante figurativo del Tfr. Altre facoltative se ne possono aggiungere, specie quelle legate alla pianificazione previdenziale. Con la telematizzazione delle  le prestazioni on line,  gli enti gli possono svolgere un’ attività consulenziale per i propri iscritti in situazione di terzietà rispetto alla previdenza complementare. Poi possono svolgere attività  di service amministrativo. Una novità assoluta sarebbe quella  di garanzia di solvibilità dei fondi, che sarebbe la garanzia finale che tutti i lavoratori cercano.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
albicocco
Scritto il 16 maggio 2012 at 10:39

In questo momento parlare di previdenza? Ma se salta l’euro che fine fanno i fondi pensione investiti quasi tutti in tds? E in ogni caso come non pensare che qualsiasi governo,vista la crisi, non sia tentato da soluzioni ungheresi o argentine (nazionalizzazione dei fondi), o imponga ai fondi stessi l’acquisto dei propri asset?
Momento molto sfortunato per il decollo di una previdenza integrativa…

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