Governance Inps

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Dopo la soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals ed il loro incorporamento all’Inps, subito battezzato superInps, si è sviluppata un dibattito, che confermando la soluzione adottata, se sia giusto che il nuovo megaente che gestisce ingenti risorse finanziarie,  fosse guidato in maniera monocratica. A tal proposito sono state presentate due mozioni bipartisan  discusse alla Camera il giorno 8 maggio 2012. Alla discussione ha partecipato la ministra Fornero. Ammettendo l’esistenza del problema si è  impegnata  a trovare una soluzione.

Le  mozioni presentate hanno come fine  il superamento dell’attuale gestione dell’Inps e dell’Inail, sia in considerazione della rilevante funzione sociale, sia cosa non secondaria, relativamente alle grandi risorse finanziarie. Una mozione ordinaria è un atto di indirizzo del Parlamento al governo su determinate materie e può essere presentata da 10 deputati alla Camera e da 8 senatori al Senato. Essa non è comunque vincolante per l’Esecutivo. Diverse sono invece le mozioni di fiducia o di sfiducia che hanno effetti immediati.

Il decreto “salva Italia”,  disponendo la soppressione dell’INPDAP e dell’ENPALS a decorrere dal 1o gennaio 2012 con l’attribuzione all’INPS delle relative funzioni, per migliorare i servizi e ridurre i costi, mette in capo all’istituto previdenziale la gestione di 21 milioni di assicurati, 1,5 milioni di aziende e 23 milioni di pensionati, per oltre 700 miliardi di euro di masse amministrate, pressoché un quarto del PIL nazionale,  mentre le spese di funzionamento sono 4,6 miliardi di euro. Sempre seguendo la mozione si apprende che  l’INPS oltre ad avere una bella partecipazione di Equitalia, che amministra anche le riscossioni dei contributi previdenziali ed il controllo del100 per cento della SISPI, ossia della Società italiana di servizi per la previdenza integrativa, ora possiede  il patrimonio immobiliare nato dalla fusione dei patrimoni di tre enti, e una partecipazione della Fimit che aveva l’Inpdap.

Poiché il sistema di governo dell’istituto è stato più volte rivisitato negli ultimi tre anni, trasformandolo, di fatto, in  una gestione commissariale di una sola persona, i parlamentari si sono interrogati  se un così rilevante coacervo di interessi pubblici possa essere gestito da un organo di indirizzo politico a carattere monocratico.

La gestione degli enti in Europa

In Francia i grandi enti previdenziali e assicurativi, in numero maggiore di due sono amministrati da un organo di amministrazione, composto dalle parti sociali, che è affiancato da un consiglio di vigilanza, che svolge la sorveglianza sugli accordi di destinazione e sulla gestione.

Nel Regno Unito le prestazioni pensionistiche sono erogate da un dipartimento, che è il più grande dipartimento governativo dell’intera struttura statale, nato nel 2001 dalla fusione del dipartimento per l’educazione e l’occupazione e del dipartimento per la sicurezza sociale. Questo  dipartimento è formalmente guidato dal Ministro del lavoro e delle pensioni, ma la gestione del sistema previdenziale è affidata ad un organismo esecutivo, composto da un  segretario generale e da una serie di direttori generali, nonché da un consiglio di dipartimento che ha il compito di formare la guida strategica collettiva operativa del dipartimento stesso, nonché di svolgere la supervisione degli organismi posti sotto il suo controllo.

In  Germania i diversi enti federali e regionali di governo del sistema previdenziale sono sostanzialmente gestiti da organi di autogoverno e di amministrazione, ossia l’assemblea federale dei rappresentanti, il consiglio esecutivo federale, il comitato degli azionisti ed il consiglio. La composizione degli organi avviene in parte per nomina e in parte con elezioni. L’assemblea federale dei rappresentanti, che adotta le decisioni di carattere generale, è costituita da 34 membri, nominati dai datori di lavoro e dall’associazione tedesca delle assicurazioni pensionistiche e prescelti dagli organi di autogoverno regionale. Il consiglio esecutivo federale è composto da 22 membri e si occupa della gestione del sistema pensionistico tedesco. Il consiglio di amministrazione è composto da un presidente e da due direttori. Nei tre  casi esaminati emerge che la soluzione adottata è stata quella della responsabilità collegiale e non monocratica.

La gestione monocratica affidata all’Inps inoltre non scade con l’attuale legislatura, ma che va oltre, avendo la legge fissata una scadenza nel 2014. . In conclusione il Parlamento è dell’avviso che si deve arrivare ad una governance duale, fatta da un consiglio di indirizzo e vigilanza rinforzato con definite competenze e poteri ed un board o  consiglio d’amministrazione dove siano chiare le responsabilità e le competenze senza pensare ad un ritorno al passato con la presenza dei sindacati nei CdA. Il Ministro del lavoro nella sua replica ha dichiarato che  la questione della governance  è nota ed è sottoposta alla sua attenzione da parecchio tempo.

Quando, con il decreto-legge n. 78 del 2010, è stata rivista la governance ed è stato dato l’attuale assetto ai due enti – con presidente, direttore, consiglio di indirizzo e vigilanza( CIV) , e revisione contabile – forse non si è fatta quella analisi approfondita dell’attribuzione di competenze, della distinzione tra ruoli, delle sinergie nell’esercizio dei poteri ma la ministra ritiene sbagliato oggi ripristinare semplicemente un consiglio d’amministrazione negli enti, magari definendone meglio i poteri.

Rispetto alle gestione delle masse finanziarie la ministra non ha rinunciato a fare la professoressa e ai deputati-alunni ha pazientemente spiegato che  gli enti, in particolare, l’INPS funzionano  con entrate contributive alle quali corrispondono uscite per prestazioni. Al termine «gestione finanziaria» si associano, solitamente, la gestione di masse finanziarie in prodotti finanziari, investimenti patrimoniali o finanziari. Questo non è il caso dell’INPS perché in questo caso, a parere della ministra il termine  corretto è amministrazione. Quindi, vi è solo un problema di organizzazione, di amministrazione delle prestazioni e di corretto rapporto dell’ente stesso con utenti che siano imprese, lavoratori o pensionati.

Il Governo  si è impegnato a formulare quanto prima una proposta, che non consisterà necessariamente nel modello duale, anse se presumibilmente lo sarà. Sarà costituita  una commissione che abbia professionalità provenienti dalla magistratura contabile, dal Consiglio di Stato e dal mondo accademico: una commissione snella, che operi con rapidità e che sia di supporto al Governo per la proposta di modifica della governance. Questo è quello che il Governo può  impegnarsi a fare perché soluzioni frettolose ed  estemporanee potrebbero portare, nel medio termine, ancora più danni.  Nessun accenno ha fatto la rappresentante del governo, ne oltretutto era la sede adatta, di come l’Inps si possa incastrare, con i suoi servizi, come supporto ai fondi di previdenza complementare. Una parola in merito forse sarà spesa quando si tratterà di parlare della riorganizzazione dell’Ente. Però quando si è trattato di sopprimere l’Inpdap e l’Enpals, operazione certamente più complessa, non ci sono voluti guippi di lavoro o commissioni di studio. E’ bastato il convincimento che l’operazione andava fatta e cosi è stato. Nel caso della governance pare che il convincimento c’è, ma non l’urgenza. Speriamo almeno, realisticamente, che il nuovo modello di governance sia approntato per tempo peer poter andare in vigore dal 2014.

Camillo Linguella

 

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