Quale gestione finanziaria per i fondi pensione secondo Assofondipensione

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Scongiurato il pericolo di una riforma della governance dei Fondi, essi si interrogano su come investire nell’attuale momento di alta volatilità

Si è tenuto a Roma lo scorso 19 giugno  un seminario organizzato da Assofondipensione con la collaborazione dell’Ordine nazionale ed il Consiglio nazionale degli attuari, sulla gestione finanziaria dei fondi pensione. Argomento di viva attualità che cade in un momento di alta turbolenza finanziaria  nel quale nessuno è in grado di fare previsioni  certe, ma anche quelle probabilistiche.

Assofondipensione è un’associazione senza scopo di lucro, che  rappresenta gli interessi dei fondi pensione negoziali. L’associazione elabora proposte ed iniziative finalizzate a migliorare l’attività del sistema dei fondi negoziali, promuovendo  principalmente lo scambio di informazioni. Ma oggi si propone qualcosa di più. L’appuntamento è  caduto fra la delibera Covip del 16 marzo 2012 e la nuova bozza del DM 703/96 sugli investimenti finanziari dei fondi e che è stato posto in consultazione.

Innanzitutto il sistema dei fondi pensione negoziali, oggetto di recente di vari attacchi da parte dei vertici dell’Inps, ha dato prova di grande efficienza contenendo particolarmente i costi ( una media dello 0,4% contro l’1,1% dei fondi aperti e l’1,9% dei Pip). Sui rendimenti l’andamento all’inizio dell’anno era partito bene con una crescita  media del 3.7%   nel primo trimestre, ma con gli sconquassi successivi  bisognerà aspettare la prossima rilevazione trimestrale per conoscere l’andamento dei rendimenti.

Il nuovo decreto 703 propone uno schema di regolamento nel quale i limiti quantitativi sono sempre meno operanti, allargando l’universo  del potenzialmente investibile. D’altra parte in una situazione di stress dei mercati alcuni limiti si sono rivelati inadeguati a superare certe criticità in una fase di sofferenza che ha colpito in maniera particolare i titoli sovrani. Si conserva la distinzione tra investimento previdenziale ed investimento finanziario, pur avviandosi verso una approccio Mifid. L’acronimo sta per  Markets in Financial Instruments Directive, è il nome con cui è nota la direttiva 2004/39/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004. Essa ha  costituito un passo importante verso la costruzione di un mercato finanziario integrato efficace e competitivo all’interno dell’Unione Europea , successivamente ci sono state altre direttive.

I fondi che non sono intermediari finanziari, ogni tanto bisogna ricordarlo,  ma investitori istituzionali, nel nuovo quadro regolamentare avranno bisogno di maggiori  competenze tecnico professionali,  non potendo  più puntare solamente  sull’outsourcing , almeno per seguire le indicazioni contenute nella direttiva 2004/39/CE del 21 aprile 2004.

Per questo motivo Assofondipensione si propone di realizzare  una struttura consorziata di  alta consulenza e gestione del rischio in modo che i Fondi, utilizzandola, possano ulteriormente abbassare i loro costi, non solo, ma servirà anche come elemento di non discriminazione fra i fondi grandi, con maggiori possibilità e quelli piccoli con ridotte risorse nell’accesso alla consulenza.  Un ben approcciato investimento, senza aumentare particolarmente la componente rischio può costituire un buon portafoglio previdenziale.

Nella sua relazione il vicepresidente di Assofondipensione, Proietti, evidenziava come in una ricerca dell’EVCA, già nel 2088 un portafoglio convenzionale, composto cioè fra un mix di strumenti obbligazionari e azioni quotate, potesse mantenere costante il rendimento atteso riducendo sensibilmente il rischio e introducendo al suo interno una componente di private equità del 10% circa. EVCA  (European Private Equity and Venture Capital Associat) è la prima e più attendibile  fonte di informazioni sul venture capital e private equity. Essa raccoglie dati fin dal 1984.

Il punto nodale  della proposta di Assofondipensione è che i Fondi associati dovrebbero partecipare agli investimenti in modo aggregato, cioè in poche parole, unendo le loro forze. L’esempio di Previdente RE, potrebbe essere una strada da esaminare per vedere se è il caso di predisporre una piattaforma di aggregazione dei fondi pensione verso alcune determinate asset class.  Come pure va chiarita la possibilità di agire sui derivati, data la complessità del prodotto. In definitiva i Fondi pensione si stanno ponendo l’ambizioso obiettivo di non affidare più ciecamente la politica degli investimenti agli Advisor, ma conformemente a come prevede la legge, a decidere direttamente le Assett allocation strategiche.

Camillo Linguella

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