La politica di investimento dei Fondi pensione: l’importanza della funzione Finanza

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I mercati finanziari  continuano ad avere un andamento, con tendenza prevalente al negativo. Per questo occorre una oculata e delineata  politica di investimento che punti sul lungo periodo.

 I Fondi pensione negoziali in uno scenario di persistente incertezza finanziaria, hanno perso un pò del  loro smalto, nonostante siano l’asse portante del sistema del secondo pilastro, mentre altri prodotti più aggressivi,  che possono contare però su  una capillare rete di collocatori, come i Pip, incrementano sensibilmente le adesioni, nonostante l’andamento dei mercati finanziari valga anche per essi .  Ciò è dovuto essenzialmente perché sui fondi, e quelli negoziali in particolare, si scaricano ansie e paure non imputabili né direttamente né direttamente ad essi.  E’ il mercato che fa da bau bau, pertanto da una parte occorre che la governance dei Fondi  si attrezzi meglio per studiare il mercato e prendere le misure conseguenti   e quindi successivamente  definiscano   o meglio, ridefiniscano  la politica degli investimenti..In merito alla ricerca degli strumenti adeguati, c’è stata una interessante proposta di Assofondipensione, fatta in un seminario del 19 giugno 2012 scirsi, proposta  che prevede l’istituzione di una struttura consortile di alta consulenza finanziaria, cosìche  tutti i fondi associati, grandi o piccoli,  possano accedere a sofisticati servizi consulenziali. Sugli investimenti  già da tempo la Covip con la delibera del 16 marzo 2012 ha dato le sue  indicazioni mentre oggi è in corso di consultazione pubblica il nuovo decreto ministeriale 703 che dovrebbe sostituire quello ormai superato del 2006 che indica innovativamente le modalità di investimento del risparmio previdenziale.

Nei fondi è più che mai importante una  definizione più puntuale del numero dei comparti di investimento possibili, delle combinazioni di rischio-rendimento, dell’eventuale presenza di meccanismi life cycle sulla base delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione di riferimento e dei suoi bisogni previdenziali.

Per ciascun comparto di investimento,dovrebbe essere indicato: il rendimento medio annuo atteso (in termini reali) la sua variabilità nell’orizzonte temporale della gestione e la  probabilità che, anche in base all’esperienza passata, il rendimento dell’investimento, nell’orizzonte temporale considerato, risulti inferiore a un determinato limite, fermo rimanendo che la definizione degli obiettivi  di per sé non costituisce, nei confronti degli aderenti, un impegno al raggiungimento degli obiettivi stessi. Nell’attuazione della gestione invece occorrerebbe seguire i seguenti criteri:

– Ripartizione strategica delle attività (classi di strumenti specificando aree geografiche, settori di attività, valute, margini di oscillazione). La composizione azioni/obbligazioni e la vita media residua (duration) della quota obbligazionaria devono essere coerenti con l’orizzonte temporale del comparto esplicitando  gli aspetti etici, sociali e ambientali.

– Se gestione a benchmark, riportare gli indicatori di mercato prescelti e il loro peso (comprensivi di dividendi e cedole, specificando la valuta).

– Se gestione non a benchmark, indicare gli indirizzi che si intende seguire per assicurare l’obiettivo di rendimento stabilito.

– Indicazione degli strumenti finanziari (indicazione delle cautele peri investimenti alternativi, derivati e OICR) e le valutazioni effettuate circa l’opportunità del loro impiego, con eventuali limiti quantitativi e qualitativi (rating emittenti/controparti, nazionalità degli emittenti, mercati di negoziazione degli strumenti finanziari, ecc.).

– Scelta della modalità di gestione diretta o indiretta, stile di gestione (attiva, passiva o idonea combinazione). Motivazione sul rapporto costi/benefici. Indicare: turnover; TEV (per gestione a BMK, ma evitando continui ribilanciamenti).

– Mandati: numero; eventuali requisiti gestori; durata (tenuto conto dell’arco temporale del comparto); natura e tipologia dei mandati (specialistici/generalisti; attivi/passivi, mandati di gestione del rischio); costi (commissioni base e/o di incentivo).

Di fronte al una mole così elevata di compiti anche i fondi si devono attrezzare. Già da tempo è invalsa la prassi, in molti fondi, di costituire dei gruppi di lavoro, delle commissioni specifiche in seno ai Cda per approfondire meglio le tematiche da discutere e deliberare nelle sedute plenarie dei Consigli d’Amministrazione.

In genere le commissioni istituite  sono la  commissione organizzativa, una sulla comunicazione e una sull’attività finanziaria. Diventa importantissimo in questo contesto il compito del CdA nell’ individuazione dei requisiti e della composizione della Commissione finanza e/o Funzione finanza, questo a prescindere dall’advisor naturalmente.

Qui il problema si sposta a monte, al Cda nel suo complesso . E’ evidente che più che mai, per questi motivi è necessario  che  il CdA sia composto da soggetti con adeguata preparazione professionale, o livello di conoscenze ed esperienze adeguati (dotazioni strutturali e tecnologiche) senza peraltro dover attingere necessariamente  alla Bocconi. Infatti le attuali governance dei Fondi con l’ausilio di esperti e di advisor finanziari hanno svolto egregiamente il loro compito, effettuando perfino  l’ opportuno controllo sull’ indipendenza di giudizio dell’advisor rispetto ai gestori. Non meno secondaria è la definizione dei compiti della Funzione finanza: che fa, nel rispetto delle prerogative degli altri soggetti.   La funzione finanza non è una cosa separata  dalla struttura del fondo! Risponde  sempre e comunque al  CdA,  si rapporta con il Direttore e al  Responsabile del Fondo (quando le figure non coincidono.),  contribuisce all’impostazione della politica di investimento, effettua l’ istruttoria per la selezione dei gestori e propone al CdA l’affidamento o la revoca dei mandati, verifica la gestione  e invia periodiche relazioni  a CdA e agli  organi  di controllo specificatamente sul grado di rischio /rendimento. Effettua relazioni  straordinarie oltre al controllo dei gestori  ( la documentazione dei controlli deve essere conservata per dieci anni) –  In oltre verifica principi e ai criteri di investimenti sostenibili  e responsabili.

Una mole immane di lavoro che deve sempre avere l’imprimatur  del CdA che rimane in ogni caso, l’organo responsabile della gestione cui fanno capo solidalmente responsabilità civili, amministrativi ed anche penali.

Camillo Linguella

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