Salvata la Covip. L’Ivarp dura lo spazio di un mattino

Scritto il alle 09:09 da [email protected]

La Covip è stata salvata. Una cosa è certa, un’operazione preparata con cura, con tanto di nome, compiti, governance, non è stata portata a buon fine, diversamente dall’operazione Inpdap. Le motivazioni,  le ragioni e le forze in campo sono state enormemente diverse.

La motivazione ufficiale è che la soppressione dell’autorità di vigilanza avrebbe comportato un risparmio di soli 280mila euro annui, lo stesso importo grosso modo che si risparmia riducendo i buoni pasto ai dipendenti Inps ed Inail e di pochi altri (perché i ministeriali sono tutti intorno ai 7 euro a buono pasto). La stessa decisione di Bankitalia di portare i  buoni pasto dei suoi dipendenti a 7 euro, sta fra il ridicolo e l’offensivo, perché una cosa è tagliare un buono pasto da 10 a 7 euro per chi percepisce uno stipendio di 1200 euro mensili, un alta cosa se il taglio si fa su uno stipendio medio di 3/4mila euro. l’Ivarp senza Covip diventa Ivass e ingloba solamente l’Isvap, con una governance che rientrerà nell’ambito della Banca d’Italia: il presidente del nuovo istituto sarà il direttore generale della Banca d’Italia. Ora il decreto  sulla spending review è stato approvato definitivamente, tutti quelli che si erano battuti per la conservazione dell’Autorità di vigilanza sui fondi, a cominciare dai Commissari  della stessa e da Assofondipensione, possono tirare un sospiro di sollievo. Forse i dipendenti sono un po’ meno entusiasti perché in prospettiva già immaginavano i loro stipendi equiparati a quelli di Bankitalia.  Non si sa a ancora se la vigilanza sulle Casse privatizzate sarà di nuovo una competenza della rinata Covip oppure essa ne sarà deprivata, perché nella legge di conversione, finchè non esce il testo coordinato, è difficile districarsi fra i commi soppressi e quelli aggiunti. Ma se la vigilanza resta al Ministero del Lavoro, ciò significa comunque che l’operazione  “sopprimi-salva” non  sarà stata fatta invano, almeno per gli scopi che si proponeva il governo, stringere la morsa su queste casse che scalpitano rivendicando giustamente quella autonomia che la legge le assegna.

Se facciamo un passo leggermente indietro bisognerà ricordare che nei primi 6 mesi di quest’anno il numero delle nuove pensioni liquidate è stato praticamente dimezzato. Diminuzione dovuta alle ultime misure adottate dal governo Berlusconi che introdusse la famosa finestra mobile ( 1 anno di servizio in più se lavoratore dipendente o 18 mesi se autonomo, dopo aver maturato il diritto all’assegno di riposo). Nello stesso periodo l’età media dei pensionati è passata da 60,4 anni a 61,3. La falcidia del numero delle nuove pensioni conferite, ha comportato per le casse dell’Inps più che una boccata di ossigeno. Questo elemento permette di inquadrare forse nella sua giusta prospettiva l’operazione  “sopprimi-Inpdap” e spiega perché non poteva essere annullata.

 Infatti forse in prospettiva l’Istituto nazionale delle previdenza sociale si dovrebbe accollare gradualmente il disavanzo Inpdap sgravando in misura corrispondente il bilancio dello Stato.

Nell’approvare il bilancio definitivo Inps 2011, il Civ ( Comitato di Indirizzo e Vigilanza)  di quest’Istituto infatti  ha rilanciato nuovamente il suo grido d’allarme sulla sostenibilità della spesa pensionistica perché forse ne ha intuito la portata ed i fini. Sicuramente l’operazione Inpdap non comprometterà la spesa previdenziale nel suo complesso, ma qualche riflesso sul Fondo lavoratori dipendenti, alla lunga, potrebbe averlo.

Una Covip in vita comunque raffredda le voglie dell’Inps di espandersi nella previdenza complementare: non accetterebbe ulteriori ingerenze e controlli esterni. A questo punto bisogna vagliare l’ipotesi di portare invece Fondinps fuori dall’Istituto e farlo diventare un fondo negoziale uguale agli altri.

Con questo post ci vediamo a settembre e speriamo che anche lo spread, che quest’anno ha lavorato veramente tanto, si prenda un po’ di riposo così da far trascorrere un’estate tranquilla a tutti quanti, mercati finanziari ed aderenti alla previdenza complementare.

c.l.

 

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