Scende lo spread, sale la previdenza complementare

Scritto il alle 09:53 da [email protected]

I benefici della riduzione dello spread sulla previdenza complementare.

La riduzione dello spread rilancia la fortuna della previdenza complementare che può battere il rendimento del Tfr e può consentire una sanatoria per la 14 mensilità ai pensionati meno fortunati

Dopo circa un anno di decreto Salva Italia, si è fermata sull’orlo del precipizio e sta lì dondolandosi  in bilico, non si sa per risalire o per precipitare. Bisogna essere ottimisti perchè in fondo qualche risultato positivo è stato conseguito. Grazie soprattutto ai feroci tagli sulla previdenza concretizzatisi nella legge Monti Fornero, i cui guasti si misureranno fra pochi anni, quando la vicenda degli esodati sarà chiusa ufficialmente ed ci saranno gli effetti concreti della nuova regolamentazione del mercato di lavoro.

 Nel frattempo è deflagrata la questione delle 14 ^ indebite. Mentre quotidianamente abbiamo cognizione di come si sperpera il denaro pubblico, la voce del presidente dell’Inps tuona attraverso i media contro coloro che abusivamente hanno percepito indebitamente la 14 mensilità sulla pensione. Essa fu istituita per venire incontro ai pensionati più poveri. E’ di 380 euro la 14 ^ e spetta a chi ha una pensione fra i 320 – 500 euro mensili. A distanza di 3 anni, perché ” l’elargizione” si riferisce al 2009, molti, circa 200 mila che hanno sforato anche di poco, un paio di euro, devono restituire tutto. Occorre una sanatoria e le risorse necessarie si possono reperire dal mutato scenario finanziario o, al limite,   recuperando i soldi sperperati e  riducendo i costi della politica regionale.

Tuttavia al di là di queste “perle”, l’azione del governo ha contribuito a far scendere lo spread, pur se esso si è assestato su  livelli abbastanza alti, fra il 350/450 punti. Il calo dello spread  ci mette al momento al riparo di ulteriori manovre finanziarie ed ha, o dovrebbe avere riflessi a cascata su tutte le attività economiche, come lavoro, sviluppo eccetera. Questi  però sono fenomeni che si realizzano nel lungo periodo quando la discesa dello spread si sarà stabilizzata.

Dove invece produce effetti immediati è nei mercati finanziari e a tutto il mondo ad esso collegato, come i Fondi pensione. I dati divulgati dalla Covip sui rendimenti dei fondi pensione nel secondo trimestre del 2012 sono molto soddisfacenti, almeno ricordando l’annus horribilis del 2011.

 La riduzione del differenziale di rendimento tra BTp italiani e Bund tedeschi di 150 punti base, secondo  gli analisti di European Investment Consulting, ripreso fra gli altri anche dal Sole 24 ore,  produce un guadagno stimato pari a 298,5 milioni di euro, cioè un rendimento dei fondi pensione che tende a salire dell’1,1% (sempre in un mese, mese e mezzo).La  European Investment Consulting svolge attività di risk management per molti fondi pensione negoziali, pari al 45% degli asset totali del settore.

 Ricordiamo che il patrimonio dei fondi pensioni di categoria ammonta complessivamente a 27,45 miliardi di euro, sui 94,7 miliardi complessivo destinato dai lavoratori italiani al secondo pilastro pensionistico (dati al 30 giugno scorso). I titoli di Stato italiani in questo portafoglio rappresentano una quota assai rilevante: salita nei negoziali dal 28,9% del 31/12/2011 al 29,4% della fine di agosto scorso.

Ma la riduzione del rating ha impedito che fosse più rilevante. Infatti i Fondi pensione, in base a precise prescrizioni della Covip, tendono a non acquistare i titoli “declassificati” e ad aumentare la diversificazione, e infatti hanno ridotto in particolare la già esigua quota di Bonos spagnoli, passata dal 4,47% di fine 2011 al 2,4% attuale, come già era stato fatto per i titoli greci. La stessa cos accade per o titoli italiani.

 Il ruolo delle Agenzie di Rating  

Un aumento dei rating porterebbe i Fondi a riacquistare questi titoli dando un contributo maggiore per l’economia nazionale. Strana situazione quelle delle Agenzie di Rating. Quando danno giudizi positivi tutti se ne beano  e li esibiscono. Quando sono negativi, vengono esecrati e additati come strumenti operativi di chissà quali complotti. Questi fattori sono determinanti nel rilanciare la previdenza complementare, ancora più necessaria dopo le riforme di cui si accennava prima.

 Con i rendimenti in risalita si torna a ottenere  risultati migliori della rivalutazione  automatica del Tfr, che è al riparo da qualsiasi turbolenza finanziaria e lo rende particolarmente appetibile.  Infatti nel 2011 i rendimenti dei fondi soni stati prossimi allo zero, mentre il Tfr, grazie anche alla ripresa dell’inflazione, ha prodotto un + 3,5%. Queste cose i lavoratori lo sanno e per rilanciare completamente il secondo pilastro ci vorranno almeno un paio d’anni di rendimenti positivi senza mercati finanziari al cardiopalma.

 E nel frattempo suggerire a tutti gli organismi internazionali, a cominciare dall’OCSE che ancora ieri ha magnificato le riforme fatte  in Italia, a cominciare da quella pensionistica naturalmente, a studiare possibili forme di garanzia per i risparmi previdenziali, come è stato fatto per i risparmiatori delle banche all’epoca della crisi di Lehman Brothers.

 Camillo Linguella

 

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