La dimensione ottimale dei Fondi pensione

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Quale deve essere la dimensione ottimale dei fondi pensione per il contenimento dei costi. Uno studio di Mefop indaca sull’incidenza dei costi amministrativi e finanziari.

In questo periodo si è assistito alla fusione di due Fondi pensione negoziali di previdenza complementare del settore aero, Fondav e Previvolo, che hanno dato vita a Fondaereo. Nel settore pubblico hanno aderito a Sirio, invece di costituire fondi propri, le Agenzie delle Entrate, l’Università e la Ricerca. La motivazione principale è di r disporre di potenziali bacini d’utenza abbastanza ampi per poter concretamente esercitare la propria missione. Pur non avendo fini di lucro, i fondi negoziali comunque agiscono in un mercato concorrenziale ancorchè rigidamente controllato. Con maggiori iscritti si possono predisporre adeguate Assett allocation strategiche ( piani di investimento) e benchmark altrimenti impossibili con un numero risicato di iscritti, oltre a distribuire su vasta scala i costi della gestione amministrativa. La stabilità della contribuzione e la redditività degli investimenti finanziari rivestono. Mefop ha pubblicato sulla sua Newsletter Mefop n. 50 – ottobre 2012 – a cura di Luca Di Gialleonardo. una  pregevole indagine sulla dimensione dei fondi, ma più che analizzare i benefici derivanti dagli  accorpamenti di cui si diceva sopra, analizza l’ampiamento dell’offerta dei prodotti dei fondi stessi come elemento di traino per nuove iscrizioni.

Mefop,  come si ricorderà è una società per azione  partecipata dal Mef, fondata nel 1999 per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione ed è stata creata con l’obiettivo di studiare, interpretare e comunicare la previdenza complementare per favorirne lo sviluppo.

Secondo Mefop, la razionalizzazione dell’offerta, con la creazione di fondi di maggiore dimensione in grado di sfruttare al meglio le economie di scala offre un contributo rilevante. . Grazie all’utilizzo di un” dataset” relativo ai fondi pensione italiani nel quinquennio 2007-2011, Mefop ha condotto uno studio per verificaregli elementi che più incidono  nella determinazione  dei costi amministrativi e finanziari e, sulla base dell’attuale configurazione del mercato, individuare la dimensione ottimale, che sarebbe quella oltre la quale un ulteriore aumento di adesioni e quindi di patrimonio non genera un ulteriore miglioramento in termini di costi . L’analisi  ha considerato separatamente i costi amministrativi e quelli finanziari. Si tratta di due categorie di costo influenzate da elementi diversi: i primi sono in genere sostenuti dal fondo nel suo complesso, mentre i secondi variano in base al singolo comparto e dipendono dalla complessità della gestione. I costi amministrativi sono normalmente legati al totale degli iscritti al fondo, mentre quelli finanziari sono influenzati dal volume del patrimonio gestito.

Una relazione tra costi unitari e dimensione risulta chiara già dall’analisi statistica dei dati dei fondi pensione negoziali. Misurare l’esistenza e la forza di tali economie di scala nei costi amministrativi può essere utile.  Una stima  condotta sull’arco di tempo 2007-2011 mostra una forte significatività della relazione tra numero di iscritti e livello dei costi amministrativi.

Man mano che il fondo cresce, l’apporto in termini di efficienza del numero di iscritti si riduce fino ad arrivare a una dimensione (stimata intorno agli 80mila aderenti) oltre la quale le economie di scala si esauriscono. Oltre tale soglia, che potremmo definire dimensione di massima efficienza, al crescere del numero di iscritti non si nota più una riduzione del costo amministrativo medio.  Ma non ci dice se tendono ad aumentare. Questa visione economicistica da teorici “bocconiani” , non convince. Un Fondo pensione, al di là di questi pur significativi elementi, deve espandersi fino a comprendere tutti i lavoratori della categoria di riferimento. Altrimenti sarebbe come se l’Inps, ad un certo punto, ritenendo di aver calcolato la soglia ottimale delle economie, che sarebbero ben inserite nell’attuale contesto della spending review”, per non squilibrare i conti, decidesse di non accettare più le iscrizioni del nuovi lavoratori e c’è da scommettere che qualcuno troverebbe anche un modello teorico di supporto a questa tesi sostenendo perfino che andrebbero a stare meglio.

Camillo Linguella

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