Ma al Governo interessa il rilancio della previdenza complementare?

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Le adesioni alla previdenza complementare al 30 giugno 2012 mostrano un modesto incremento del 3% rispetto a dicembre 2011 e del 4% rispetto a giugno dello scorso anno.

Quest’aumento è dovuto alla crescita dei Pip,  i piani individuali di previdenza, con un bel +11% rispetto alla fine del 2011, mentre i fondi negoziali, pur raccogliendo il 35% di tutti gli iscritti, registrano una leggera flessione dello 0,3%. Con la partenza di Perseo e Siro la tendenza dovrebbe invertirsi.

A questo punto pare lecito porsi una domanda: ma al Governo interessa il rilancio della previdenza complementare?

Apparentemente si.”E’ importante mettere da parte risorse per la pensione integrativa, seguendo i suoi canali. In questo momento pero’ c’e’ qualcosa che non fa funzionare bene questo meccanismo: lavoro scarso, redditi bassi e precarieta’ elevata, soprattutto tra i giovani che sono i principali destinatari del messaggio”.  ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervenendo al convegno annuale di Assoreti a Torino il 13 ottobre 2012. Assoreti è l’Associazione Nazionale delle Società di Intermediazione Mobiliare e delle Banche che collocano presso il pubblico prodotti finanziari, bancari e assicurativi avvalendosi di reti di promotori finanziari e non ha finalità di lucro.

Se poi guardiamo gli atti posti in essere da quando il governo Monti-Fornero si è insediato, dal decreto cosiddetto “salva Italia”( Dl 210/2011), fino alle decisioni di oggi di sottoporre a tassazione ordinaria le polizze di assicurazioni sulla vita, non solo ma anche le pensioni e le indennità di accompagnamento per gli invalidi, le pensioni di guerra di ogni genere, gli assegni previdenziali reversibili, le tredicesime e le indennità dei ciechi civili, le pensioni privilegiate dei militari, quelle connesse alle decorazioni all’Ordine militare, e perfino i “soprassoldi” (gli assegni mensili) legati alle medaglie al Valor militare viene il dubbio che la realtà vada in direzione opposta. Tutte queste prestazioni non saranno più esentasse, come oggi, ma sottoposte all’irpef progressiva  per coloro che dichiarano oltre 15 mila euro annui lordi.

Se teniamo presenti questi provvedimenti la risposta è molto facile:  al governo non interessa il rilancio della previdenza complementare in Italia

Una verifica di quanto si afferma lo possiamo vedere con la partenza dei Fondi Pensioni del  P.I, Perseo e Sirio. Il fondo pensione Perseo è partito  praticamente in sordina  il 15 settembre scorso, senza nessuna rilevante battage pubblicitaria praticamente né da parte del Fondo che con i mezzi limitati a disposizione comunque fa quelle che può  coadiuvato dalle parti istitutive, datori di lavoro e organizzazioni sindacali, nè del governo altro che Pubblicità Progresso da parte del Ministero del Lavoro come si fece nel 2007!.

Il fondo pensione complementare Sirio dei dipendenti dei ministeri e degli enti pubblici non

economici che riguarda anche i dipendenti del Superinps, fra l’altro. si appresta a partire a novembre o ai primi di dicembre prossimo.  Neppure in questo  caso si hanno notizie e segnali  da parte dell’esecutivo.

Sia consentito fare un inciso sulla governance del Superinps che dimostra lo scollamento, non so se di questo si tratta o di altro, fra l’esecutivo ed il Parlamento. In effetti sappiamo come oggi il Parlamento, svuotato della sua funzione è un “votificio”  per cui molti dei membri del Parlamento pensano di poter occupare più sollazzevolmente il tempo che prima passavano a formulare o a predisporre progetti di legge.

Allora il 9 ottobre scorso alla Commissione Lavoro della Camera si è cominciato a discutere di un progetto di legge sulla governance dell’Inps (progetto di legge Moffa) che ricalca le risultanze uscite dalla commissione insediata dalla Fornero con Valotti ed altri,   senza tener in nessun conto dell’avviso comune di Confindustria -Sindacati.

Il 10 ottobre 2012, il giorno dopo,  la ministro Fornero si presenta alla Commissione Lavoro del Senato e  dice che sottoporrà al Parlamento una sua proposta di governance dell’ente di previdenza italiano. C’è da rimanere stupefatti: o ci troviamo di fronte ad una applicazione rigida della regola  che la mano destra non debba sapere quello che fa la mano sinistra oppure, anche in questo caso c’è un handicap comunicativo oppure sfugge qualche cosa.

Ma torniamo alla previdenza complementare e perché il governo non è interessato al suo  rilancio Un governo che richiama i vicereami spagnoli di Napoli dove la Spagna era presente solo per drenare “dobloni”,  non ha nessun interesse di favorire un rilancio che invece che prendere, lo porterebbe a elargire risorse pubbliche.

Non sia mai!

Infatti se partiamo dalla constatazione di come non sia stato in grado di formulare una sanatoria per coloro che avevano percepito indebitamente la 14 mensilità sulla pensione nel 2009, e si sa che sono quantità economiche limitate ed i soccombenti pensionati da 300/500 euro lordi mensili, l’incancrimento del  problema degli esodatidove si procede

Gli esodati si accontenterebbero anche della sola pensione ordinaria

ormai a vista, a spizzichi e bocconi su  ulteriori scaglioni di numeri, man mano che la realtà   si dimostra  diversa da quella ipotizzata dalla professoressa ministro, è ovvio che il governo non ha nessuna disponibilità di spesa e deve tenersi stretto le risorse che ha. Faccio un esempio, ormai il Tfr dei lavoratori privati che non hanno scelto la previdenza complementare sta quasi tutto all’Inps, il rilancio del secondo pilastro significherebbe dirottare questo  tfr dall’inps e andare ai fondi pensione. Il governo non può permettersi di perdere questi fondi.

Né meglio vanno le cose per il Pubblico impiego e ciò spiega il basso profilo. Le pubbliche amministrazioni in caso di adesione devono versare un contributo aggiuntivo dellì1%  oltre al bonus  per il primo e secondo anno e il calcolo del Tfr trasferito, invece che farsi sullì80% della retribuzione, diventica identico a quello del settore privato, cioè al 100% della retribuzione.  Inutile parlare poi di equiparazione delle norme in materia fiscale fra i dipendenti pubblici e quelli privati che aderiscono alla pensione di scorta, basta guardare cosa è stato fatto per le pensioni di invalidità  e le indennità di accompagno come detto prima, per capire che si sta raschiando nel barile ( sempre lo stesso barile) per trovare altri euro a sostegno dello spread, del mibtel ( l’indice della borsa di Milano) e della nuova forca caudina dell’obbligo del pareggio di bilancio

. Per cui da una parte ci sono le dichiarazioni pubbliche di facciata che invitano ad aderire alla previdenza  complementare,  perché ahimè la pensione pubblica  diminuisce, i pubblici sforzi per aumentare la scarsa educazione previdenziale dei lavoratori specie nei giovani fra cui le famose giornate per il futuro

Dall’altra parte abbiamo un esercito di lavoratori dipendenti incerto e diffidente che è cosciente che il suo futuro pensionistico non sarà roseo, ma non si fida completamente degli strumenti aggiuntivi messi a disposizione.Infatti dalla ricerca condotta da GfK Eurisko, e presentata nel suaccennato convegno di Assoreti emerge l’inquietante dato che fronte alla prospettiva di una pensione insufficiente, la maggioranza (38%) elabora soluzioni strettamente legate alle proprie capacità (professionali, patrimoniali) o a quelle della propria famiglia: il 18% dichiara che continuerà a lavorare o riprenderà a farlo; il 17% utilizzerà i risparmi o il patrimonio accumulato nel tempo; il 3% adeguerà il proprio tenore di vita alle diminuite risorse; il 2% chiederà il supporto della famiglia.

Camillo Linguella

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