Il Tfr dei pubblici dipendenti:La Corte Costituzionale fa giustizia

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La sentenza 223/2012 della Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale quella parte della manovra Tremonti di maggio 2010 (DL 78/2010) che manteneva la trattenuta del 2.50% sui Tfr dei dipendenti pubblici.  I riflessi sulla previdenza complementare.

la sede generale dell’ex gestione Inpdap

 Il Trattamento di Fine Rapporto – Tfr –  è un istituto previdenziale introdotto dalla  Legge 297/ 1982 che ha  innovato  il vecchio articolo 2120 del Codice Civile. E’  una forma di retribuzione differita, liquidata al momento della cessazione di un rapporto di lavoro. Il TFR si determina calcolando, per ciascun anno di servizio, un importo pari all’entità della retribuzione lorda dovuta per ogni annualità, divisa per il parametro fisso 13,5. La quota rappresenta quindi il 7,41% della retribuzione (precisamente il 6,91% corrisposto all’ex dipendente più lo 0,50% corrisposto all’Inps per finanziare il Fondo di garanzia). Tale importo viene rivalutato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, di una percentuale costituita dall’1,5% in misura fissa e dal 75%  dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

 Ai dipendenti pubblici alla cessazione del rapporto di lavoro vengono erogati due diversi trattamenti:

 1 Trattamenti di Fine Rapporto  –  Consiste nel trattamento “una tantum”  come sopra  per gli assunti dal 1.1.2001, che il dipendente  consegue alla cessazione del servizio,

 2 Trattamenti di Fine Servizio (indennità di buonuscita , per gli statali, – indennità  premio di fine servizio, per i dipendenti degli enti locali  – indennità di anzianità, per i dipendenti degli enti pubblici non economici) – Consiste in una somma di denaro “una tantum” corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio per coloro che erano in già  servizio al 1.1.2001, calcolata sull’80% della retribuzione. A carico del lavoratore c’è un contributo del 2,50%.

La riforma del 2010: il TFS calcolato come  TFR per i periodi successivi  al 31 dicembre 2010

La manovra Tremonti di maggio 2010 ha esteso a decorrere dal 1.1.2011,  il Tfr a tutti i pubblici che prima.

 Il comma 10  dell’art 12 legge 122/10  stabilisce che:

 “Con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non è già regolato in base a quanto previsto dall’articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”.

In base alla lettera di questa norma si dedusse che il TfS, il trattamento di fine servizio degli statali rimaneva come natura giuridica, solo cambiava il sistema di calcolo che diventava quello del Tfr. Di conseguenza per tutte le anzianità maturate a partire dal 1° gennaio 2011, il calcolo si effettua accantonando il 6,91%, ma sulla retribuzione utile  considerata nella misura dell’80%  (invariata quindi rispetto all’imponibile previsto in precedenza),  si applicano le  rivalutazioni previste per i TFR  ma si continua a versare il contributo del 2,50%.

 Con la Sentenza n. 223/2012  (pag 37) la Corte  Costituzionale ha giudicato incostituzionale questa contribuzione. I lavoratori dovrebbero essere quindi rimborsati di quanto fin qui indebitamente  trattenuto. E non si tratta di pochi euro.

Secondo calcoli effettuati da un’organizzazione sindacale, l’ammontare del versato indebitamente  è  stimabile fino a 3,8 miliardi di euro, mentre  la norma prevista dalla manovra Tremonti era destinata a produrre economie  pari a 1 milione nel 2012 e 7 milioni nel 2013.

Il governo non ha né i soldi e presumibilmente neppure  l’intenzione di restituire il 2.5°%  e pertanto troverà qualche strumento legislativo per aggirare una storica sentenza che equipara, almeno in questo, i lavoratori pubblici e quelli privati.

Poi ci sono da valutare gli effetti che si determinano sulla previdenza complementare del pubblico impiego. Com’è noto, Il TFR è la principale fonte di finanziamento della previdenza complementare. Per aderire ad essa ,  i lavoratori in servizio al 1.1.2001, devono necessariamente chiedere  la trasformazione dei vecchi TFS in TFR che avviene mediante la cosiddetta opzione contestuale all’adesione ad un fondo pensione.

L’applicazione della sentenza farebbe venir meno  l’istituto dell’ opzione per scomparsa del Trattamento di fine servizio  (anche se era calcolato come Tfr). Potrebbe così  sparire  la quota aggiuntiva pari all’1,5% su base Tfs, istituita per stimolare le adesioni. Al momento della partenza di Sirio e Perseo la perdita di questo contributo aggiuntivo non sarebbe  proprio una bella cosa. Pertanto è auspicabile che il governo nell’adottare qualsiasi soluzione non trascuri questo elemento fondamentale di incentivazione al secondo pilastro.

Perché poi è inutile versare lacrime di coccodrillo sul suo mancato decollo.

Camillo Linguella

 

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