La Covip rottama i CdA dei Fondi Pensione, ma niente quote “rosa”

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La Commissione di Vigilanza sulla previdenza complementare precisa  le regole per la permanenza negli Organi dei Fondi pensione negoziali, ma non introduce nessuna indicazione sulla loro composizione di genere.

Questa volta la Covip si occupa della rottamazione dei Consiglieri d’amministrazione e dei membri dei Collegi dei Sindaci dei Fondi Pensione. L’Autorità di Vigilanza, già nell’ottobre del 2006, ritenne di fissare in tre mandati consecutivi il limite massimo alla rieleggibilità  dei Consiglieri  dei Fondi pensione negoziali e di quelli preesistenti. Ma non sempre c’è questa continuità. I CdA si possono sciogliere prima, qualche consigliere per motivi vari deve lasciare la carica ed essere sostituito ecc…  Perciò  di recente, è stata  portata all’attenzione della Commissione la questione relativa al computo, ai fini della rieleggibilità, dei mandati svolti che non arrivano ai tre anni, e se questi  mandati “parziali” concorrono al raggiungimento del numero massimo esercitabile. Sulla scia di quanto succede in altri campi in merito alla cosiddetta “rottamazione”, ci si aspettava che la Covip cogliesse la palla al balzo e riducesse i mandati esercitabili da tre a due. Così non è stato, la Covip si è limitata a precisare con un Documento approvato il 18 ottobre 2012, che  devono essere considerati gli incarichi ricoperti per un periodo pari ad almeno 12 mesi, fermo restando la facoltà delle singole forme pensionistiche di stabilire che il mandato assolto anche per una parte minima della durata statutariamente prevista equivalga a quello svolto per intero. Per i componenti del collegio sindacale la durata del singolo mandato era stata fissata in tre anni, mentre si è lasciata all’autonomia delle forme pensionistiche l’individuazione del numero massimo dei mandati consecutivi esercitabili, fermo restando  che essi devono assicurare  un effettivo ricambio nel collegio. Evidentemente e saggiamente la Covip non si è lasciata trascinare dalla furia distruttiva che agita altri settori  ed hanno prevalso altre considerazioni, come  quella di non disperdere le professionalità acquisite che sono notevoli, complicate e delicate.

 Infatti la conduzione di un fondo pensione negoziale richiede una profonda conoscenza di tutti i meccanismi di gestione, specie nella cosiddetta “funzione finanza” che oggi è la più delicata riguardo alla tutela ed ai rendimenti del risparmio previdenziale. Analoga considerazione vale per i componenti dei collegi dei sindaci la cui capacità  controllare ma anche quella di leggere oltre le carte si acquisisce solo sul campo.

 Niente “quote rosa”

Il Consiglio dei  Ministri del 3 agosto 2012 approvò uno schema di regolamento  recante  termini e  modalità di attuazione della disciplina sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società pubbliche costituite in Italia (la legge n. 120 del 2011). Nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate sui  mercati regolamentati, almeno un terzo dei membri deve appartenere “al genere meno rappresentato”.

Per il primo mandato di applicazione della legge la quota deve essere pari almeno a un quinto; lo schema di regolamento è stato  sottoposto al parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti. Nella seduta del 26 ottobre 2012 il Governo  ha approvato in via definitiva, dopo aver acquisito i necessari pareri favorevoli, il regolamento sulle “quote rosa” nei consigli di amministrazione e di controllo delle società pubbliche costituite in Italia. Nel citato documento dello scorso ottobre, la Covip non prende in considerazione la questione posta dall Legge 120/2011 nè delle determinazioni del Consiglio dei Ministri dell’agosto 2012 e,  conseguentemente non  fornisce  nessuna indicazione sulla composizione dei Consigli d’Amministrazione dei Fondi.

Sicuramente interverrà in un secondo momento, perché è naturale e presumibile, date le fonti istitutive dei Fondi negoziali, che sono i rappresentanti dei Datori di lavoro e delle Organizzazioni Sindacali, non siano quest’ultime a sollecitare un intervento,  oppure a provvedere in maniera autonoma, riservando le  cosiddette quote rosa nella compilazione delle liste, perché come è previsto dalla legge, dopo l’assestamento dei fondi, i membri del CdA per la parte di rappresentanza dei lavoratori, non più nominati dall’alto, ma bensì eletti.

Camillo Linguella

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