Pensioni 2013: promesse mantenute!

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Per il 2013 avremo finalmente delle promesse mantenute: si andrà in pensione più tardi con assegni più ridotti.

Dal primo gennaio entrano in vigore i nuovi limiti di età previsti dalla riforma Monti Fornero, quella applaudita da tutta Europa, tranne che dai diretti interessati. L’età pensionabile sarà di 66 ani e 3 mesi per gli uomini, 62 e 3 mesi per le donne, 63 e 3 mesi per le lavoratrici autonome. Le pubbliche dipendenti stanno già a quota 65. Per aver diritto alla pensione di anzianità (quella che ha preso il posto della pensione anticipata) occorreranno 42 anni e 5 mesi per gli uomini, 41 e 5 per le donne. Da gennaio, inoltre, per il settore privato, si potrà chiedere di andare in pensione a 70 anni e 3 mesi con sicuri effetti depressivi sul mercato del lavoro, perché di fatto blocca ulteriormente il turn over costringendo il neo ingegnere distribuire volantini per la pubblicità con un nocumento anche per le imprese, primo perché gli anziani avendo una progressione di carriera avanzata costa di più, poi perché i giovani non solo hanno energia nuova da spendere, ma freschi dei banchi di scuola, hanno un bagaglio di preparazione sicuramente più avanzato di quelli in servizio ( che però hanno esperienza pratica), che nessun affrettato  corso di aggiornamento con 4 slides sarà in grado di fare.

Quindi una parentesi momentanea dettata dalle contingenti difficoltà, si sarebbe portati a credere. Invece no, un avvio all’ordinarietà, perché dal 2065, quando si presume la speranza di vita sarà allineata a quella dei patriarchi biblici, si potrà restare in servizio fino a 75 anni! Oltre all’aumento del limite di età, per aver diritto alla pensione occorrerà aver lavorato minimo 20 anni.

Per i lavoratori che si trovano nel sistema contributivo ulteriore condizione che l’importo della pensione risulti non inferiore ad un importo detto “soglia”, corrispondente a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale dell’anno 2012 annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del pil e, in ogni caso, non inferiore, per un dato anno, a 1,5 l’importo mensile dell’assegno sociale stabilito nell’anno di pensionamento.

Per il 2012 l’importo soglia è € 634 Per le pensioni di anzianità non deve essere inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale € 1201. Cioè se dal calcolo ti viene una pensione di 1200 euro devi lavorare ancora.  Si prescinde dall’importo minimo al settantesimo anno di età nel qual caso sono sufficienti 5 anni di anzianità effettiva

Per la pensione anticipata e per età inferiore ad anni 62, sulla quota del trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente al 1° gennaio 2012  è applicata una riduzione percentuale pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a 2 punti per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni (ovvero rispetto ai 60 anni di età).

Altra promessa mantenuta è quella relativa ai coefficienti di trasformazione che entrano in vigore dal prossimo I° gennaio. Comportano  in media una riduzione di 2/3% rispetto a quelli precedenti. Anche in questo caso per avere lo stesso importo pensionistico garantito dai vecchi coefficienti, bisogna lavorare di più.

Una cosa positiva la riforma Fornero l’ha comunque introdotta, quella della decorrenza.

La pensione decorre dal giorno  successivo a quello della maturazione del diritto. Si fa piazza finita per finestre e finestrelle ( che rimangono comunque in vita residualmente per coloro che avevano raggiunto i requisiti entro il 2011) che non poco aveva complicato la vita a moltissimi aspiranti pensionati, costretti a volte a rincorrere un semestre dopo l’altro e a fare bene  icalcoli per evitare di trovarsi senza stipendio e senza pensione. Tal quale agli esodati.

Camillo Linguella

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