La previdenza complementare: aspettando Godot

Scritto il alle 09:24 da [email protected]

Un anno trascorso in un sostanziale immobilismo. Pesa l’inerzia del governo che puntava sulla decontribuzione. Le uniche novità sono il tentativo di soppressione della Covip, la marcia indietro e l’operatività di Perseo e Sirio. Anche della governance dell’Inps si sono perse le tracce. L’anno prossimo in un quadro politico ed economico normalizzato si potrebbero avere scenari diversi.

 Il 2012 si è consumato aspettando Godot per il rilancio della previdenza conplementare. Gli addetti ai lavori, le organizzazioni sindacali, Mefop, Assofondipensione e la Covip lo hanno invocato per tutto l’anno. Tranne il Governo ed i lavoratori diretti che sono entrambi poco interessati.

Il governo, impelagato nel problema degli esodati, di cui aveva fatto o avuto una minus valutazione, non ha avuto tempo di dedicarsi neppure al suo progetto liberista pro compagnie di assicurazioni, quello della “decontribuzione”  previsto dal decreto Salva Italia(art. 24 Dl 210/2011 comma 28).

La Fornero l’ aveva magnificata alla presentazione del rapporto annuale della Covip come un nuovo approdo verso la modernità. Stranamente nessuno l’aveva rilevata, specie i giornali, impegnati com’erano ad osannare l’ennesima riforma capestro delle pensioni. La norma approvata prevede l’istituzione di  un’apposita commissione “con il compito di analizzare forme di decontribuzione dell’aliquota contributiva obbligatoria verso altri schemi previdenziali integrativi”, avendo un occhio di riguardo per i giovani lavoratori.

Cosa significa, in pratica? Sostanzialmente, significa che se un lavoratore ritiene di essere  insoddisfatto dei rendimenti dell’Inps, potrà dirottare parte dei suoi  contributi verso un fondo pensione privato. Potrebbe  quindi scegliere quanto destinare all’Inps (o ad un altro ente obbligatorio) e quanto destinare al fondo di previdenza complementare. Almeno, questa è la motivazione ufficiale.

 Poichè era una cosa perniciosa, ero convinto che sarebbe stata realizzata, ma fortunatamente non è stata nominata neppure la specifica Commissione.Al momento il pericolo sempra essere evitato, ma non si sa mai! Ulteriore azione del governo è stata la soppressione e il ripristino della Covip. Dietro all’operazione c’era l’intenzione  del ministero del lavoro di prendere in prima persona il controllo sulla previdenza complementare e sulle casse private. Con queste, le Casse previdenziali private, si è aperta una guerra sotterranea tendente a fonderle, unificarle, sulla scia di come è stata fatto con l’Inpdap,facendo il superinps che fra l’altro al momento non  fa registrare né maggiore efficienza, né maggiori risparmi. Altra azione verso le Casse è quella  di obbligarle alla spending review pur essendo soggetti, sottoposti certamente alla vigilanza ministeriale, ma hanno natura di società private.  La stessa governance dell’Inps chissà dov’è finita. In questo caso la Commissione era stata istituita ed i lavori conclusi in tempi imprevedibilmente brevi. Erano  seguite due audizioni della ministra del Lavoro in Parlamento con tanto di assicurazione e contro assicurazione di una rapida conclusione della vicenda. Probabilmente se ne parlerà anche di questo con il prossimo governo. Di positivo c’è da segnalare la partenza dei Fondi pensione del pubblico impiego, Perseo rivolto ai dipendenti degli enti locali e della sanità, Sirio ai ministeriali, ai dipendenti del parastato e dell’università.

Ma anche in questo caso è mancata un’azione corale delle parti istitutive e una campagna promozionale come quella fatta nel 2007. Per questi due fondi il grosso dell’azione si dovrebbe esplicare nel corso del 2013 ed è inutile stare sempre a ripetere la necessità di superare le diversità delle regole fra pubblici e privati, occorre sottolineare invece, anche in questo caso mentre il nuovo governo deciderà, che pur essendo diverse, esse sono sempre regole convenienti.

 Per dare maggior slancio alle adesioni occorrerebbe inoltre che questi due fondi, ma  i fondi negoziali in genere, e le loro parti istitutive, superino un tabù, quella dei “procacciatori” di polizze.

Bisogna porre al centro del dibattito, come si diceva una volta il problema, per trovare una soluzione. Soluzione rapida però perché nel frattempo i PIP fanno il pieno pur non offrendo comparativamente situazioni e rendimenti più vantaggiosi, ma sicuramente a costi maggiori.

Comunque, nonostante tutto, Buona Natale e Buon Anno nuovo.

Camillo Linguella

 

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