Pensioni: Meglio gli Almanacchi che le Agende.

Scritto il alle 09:32 da [email protected]

L’anno nuovo si apre con due belle notizie, la prima è che ad una divorziata viene assegnato un appannaggio di 100.000 ( centomila) euro al giorno, pari 202 pensioni minime mensili, la seconda è che la pensione minima Inps con la rivalutazione prevista è aumentata da 481 euro a 495,43, cioè da 16 euro a 16.5 al giorno.

A seguito dell’entrata in vigore della riforma Monti Fornero da oggi si va in pensione con un’età’ maggiore: gli uomini a 66 anni e 3 mesi, le donne a 62 anni e 3 mesi. Contemporaneamente vanno in vigore anche i nuovi coefficienti di trasformazione che sono inferiori a quelli precedenti

. Si lavorerà di più per prendere di meno. Tuttavia un aspetto positivo c’è, la pensione minima passa da 481 euro mensili a ben 495 euro. Di fronte a questi elementi che non sono puri esercizi di demagogia, come qualche ben acculturato  potrebbe pensare,  ma dati inconfutabili, viene da domandarsi se le varie Agende in circolazioni in questo periodo contengano un capitolo per le pensioni, quella pubblica e quella complementare. Su quest’ultima poi il “luogocomunismo”, cioè lo sciorinare luoghi comuni che sono una versione soft delle leggende metropolitane e non per questo meno pericolose ed insidiose, fanno pensare che qualcuno nella propria agenda mentale il problema lo include. Ma non nella direzione auspicabile.

Per esempio proprio il primo dell’anno il presidente dell’Inps ha dichiarato a  ‘Start‘ su RadioRai1. che di  fatto la riforma Monti – Fornero chiude un ciclo di transizione molto lungo (quindi non si cambia più niente), aggiungendo  che serve la ‘seconda gamba’ della pensione complementare, che in Europa è molto diffusa ma che in Italia stenta ancora a decollare. Su questo tutti,  Inps, assicurazioni e banche devono lavorare” ( quindi non il governo, né le rappresentanze .sindacali)

Un’altra perla è un punto dell’intervista a Mucchetti al Corriere della Sera del 31/12/2012, editorialista e vicedirettore dello steso giornale dopo l’accettazione della sua candidatura parlamentare in un partito progressista: “La propensione di Monti per i fondi pensione mi lascia perplesso. La mia pensione integrativa in mano ai Ligresti o ai fondi cogestiti (?) da industriali e sindacati? Meglio l’Inps”.

Il neo candidato, come il presidente dell’Inps o parlano tanto per parlare, oppure hanno un’Agenda precisa nella loro testa. In questo caso sarebbe interessante conoscere  quale. Se questo è il clima, affidarsi alle agende non è confortante. Tanto vale allora affidarsi agli

Almanacchi come quello  famoso di Frate Indovino, almeno illudono e fanno sperare nel meglio. Così possiamo sognare che nonostante tutto le cose possono cambiare. Perché non è possibile avere pensioni minime di 16.5 euro al giorno. Con 495 euro non si vive non dico un mese, ma neppure una settimana.

Quindi nell’Almanacco io ci metto una bella riforma delle pensioni incentrata su alcuni punti.

• Prima di tutto la risoluzione del problema degli esodati. Credetemi, non deve essere bello rimanere all’improvviso senza stipendio e senza pensione.

• Istituzione di una pensione di base  agganciate ad un reale minimo vitale. Perchè ad oggi le pensioni liquidate col sistema retributivo o col sistema misto, in presenza di determinate  condizioni di reddito, vengono integrate fino a concorrenza del trattamento minimo, quando il loro importo a calcolo è inferiore, mentre per le  pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo non hanno l’integrazione al minimo;

• Pensione contributiva calcolata  in base ai contributi versati che va ad  aggiungersi  alla precedente.

• Unificazione dei contributi fra lavoratori autonomi e quelli dipendenti così si elimina il fenomeno delle false Partite Iva.

• Rilancio della Pensione complementare rinforzando i fondi pensione negoziali e creando un fondo di garanzie sul risparmio previdenziale finanziato dai profitti dei Fondi Aperti e dei Pip. Come si sa i fondi negoziali non hanno scopi di lucro.

Queste proposte racchiudono un sogno impossibile, me ne rendo conto. Già prevedo le obiezioni: dove si trova la copertura finanziaria, gli impegni con l’Europa, eccetera…

Ma non sono l’unico a pensarlo in questo modo. Anche altri  e ben più autorevoli personaggi grosso modo hanno esternato gli stessi convincimenti. Se andiamo a spulciare tutte le proposte di legge accumulate al Senato nella corrente legislatura, scopriamo, ad esempio un interessante proposta, il disegno di legge senato n. 1958, che recava fra l’altro la firma di Pietro Ichino. Ma era del lontano 2010. Chissà se ora è dello stesso avviso o ha mutato, legittimamente peraltro, idea.

Camillo Linguella.

 

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