La pianificazione della pensione

Scritto il alle 09:31 da [email protected]

Un tempo la pianificazione era di gran moda, specie nei paesi dell’Est. Là si pianificava tutto, perfino il colore degli abiti. Raramente gli obbiettivi pianificati venivano raggiunti. Le cause erano molte, il più delle volte perché non tenevano conto della realtà ed erano una specie di libro dei sogni.

Se la pianificazione scientifica è più o meno relegata nei sottoscala, non è mai completamente scomparsa. Sovente è stata sostituita dalla meno impegnativa programmazione. E ognuno di noi, per lo meno a grosse spanne, come si dice, fa sempre una pianificazione della propria vita. E’ pur vero che con i tempi che corrono è difficile pianificare. Se un giovane non ha lavoro, cosa pianifica? Non può farsi una famiglia, comprare casa,  mettere al mondo figli. Gli resta solo da rimanere da mammà ( e per questo anche sbeffeggiato)  e sperare che  tempi migliorino.

L’Italia è il paese che ha il più alto tasso di disoccupazione, specie fra i giovani.

Gli adulti, che il lavoro ce l’hanno, rischiano di perderlo ogni giorno con la probabilità di finire nel nuovo limbo del terzo millennio, il limbo degli esodati, senza stipendio e senza pensione. Tuttavia, anche se la realtà è questa, si è in presenza di segnali di cauto ottimismo che  alimentano  una ragionevole speranza che le cosi cambino, vista la diminuzione dello spread e il ripensamento dei governi sulla bontà delle politiche di austerità fin qui portate avanti. Poi  arriva sempre il momento della svolta della vita, e dai lavoretti si passa a qualcosa di più solido ed impegnativo.

Quello è il momento per ricominciare a pianificare, progettare, oltre che sognare una vita migliore. Nel campo del lavoro, degli affetti e in ultimo della pensione.

Per molti il pensionamento è una meta lontana e pensano  comunque di poter far poco.

Invece è importante pianificare  la strada che porta  alla pensione. In questo campo la confusione è tanta e non è facile districarsi. In media c’è una riforma all’anno che è peggiorativa di quella precedente: Il che rende sempre più necessaria farsi una altra pensione di scorta che integri quella sempre prevedibilmente più bassa dell’Inps.

Per risolvere il problema previdenziale non basta decidere di aderire alla previdenza complementare. Aderire a un fondo pensione è come acquistare una macchina, si deve comprendere le caratteristiche tecniche dei vari modelli capire quale il più adatto alle proprie esigenze e possibilità. Il punto di partenza della pianificazione previdenziale è l’identificazione del proprio bisogno pensionistico, perché  i bisogni non sempre sono palesi, nè sono correttamente percepiti. Esempio classico è il lavoratore giovane che fa fatica a comprenderlo, impegnato a soddisfare bisogni più prossimi, carriera, casa ecc… Molti si basano ancora sulle pensioni erogate oggi, che però non saranno quelle di domani.

Insomma trovato il posto di lavoro bisogna pensare subito alla pensione perché per avere una vecchiaia serena occorre  pensarvi da giovane. Il processo di pianificazione inizia cominciando a prevedere quale sarà  l’importo pensionistico  del primo pilastro. Si tratta di individuare attendibilmente l’ammontare delle prestazioni che costituiranno le nostre entrate future anche se la data di pensionamento sarà sempre più spostata in avanti. Oggi ci sono vari motori di simulazione che consentono quest’operazione. L’ultimo in ordine di tempo è quello dell’Inpdap ora all’Inps, il motore di simulazione P3 rivolto ai dipendenti pubblici.

L’utilizzo di questi strumenti consente  innanzitutto di vedere se conviene fare il riscatto della laurea, fare la ricongiunzione dei periodi assicurativi, procedere agli accrediti figurativi dei contributi  e poi di individuare  il tasso di sostituzione, elemento indispensabile per valutare la necessità di una integrazione pensionistica. Il tasso di sostituzione è il rapporto fra ultimo stipendio e importo della prima rata di pensione

Ogni lavoratore ha una sua storia retributiva e lavorativa per cui le generalizzazioni e il raffronto con una situazione apparentemente analoga dell’amico o collega possono essere falsi e fuorvianti. Conseguentemente la pianificazione deve essere fatta tenendo conto della specifica situazione personale. La stima non è semplice, e richiede l’analisi di tutta la vita lavorativa, passata e futura. Una volta che abbiamo chiari questi elementi si può impostare la nostra strategia previdenziale. Essa non deve guardare soltanto ai consumi ricorrenti, ma anche all’accumulo di un capitale di sicurezza per  far fronte a eventi imprevisti I passi successivi consistono nella scelta degli strumenti, le modalità di risparmio e la sua gestione.

Cosa fare dunque?  Conviene  aderire a una forma di previdenza complementare o tenersi il TFR come capitale di sicurezza, quale livello di rischio possiamo assumerci nello scegliere un comparto aderendo alla previdenza complementare. Scegliere un comparto garantito o dinamico? Infine valutare attentamente i vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare rispetto alla scelta di altri strumenti di risparmio.

La fase del risparmio non è semplice né indolore. Si tratta infatti di destinare risorse che disponiamo  oggi a un obiettivo lontano nel tempo e comunque incerto, scegliendo anche quanto risparmiare: più si risparmia oggi, più sicurezza si avrà domani. Ma il raggiungimento  di questo obiettivo  è certamente molto difficile quando si tratta di lavoratori con basso reddito, come in genere lo sono quelli a contratto determinato.

Una volta fatta la scelta, decisa la quota di risparmio previdenziale, la terza fase del  processo di pianificazione è quella del monitoraggio per fare gli opportuni aggiustamenti di rotta.

La probabilità che il futuro non sarà come lo abbiamo ipotizzato, è molto elevata. Ma  se le stime sono state fatte bene possiamo immaginare le possibili evoluzioni. All’inizio abbiamo davanti tante strade ipotetiche, poi una strada sarà quella certa: il futuro che è diventato passato. Durante la vita infatti tutto può cambiare, il lavoro,  la carriera, le modalità di calcolo della pensione,  l’ età pensionabile, elementi che possono incidere notevolmente sul futuro assegno pensionistico e quindi sul fabbisogno integrativo. In questo caso si dovrà valutare l’offerta dei prodotti previdenziali (fondo chiuso, aperto o pip), familiarizzare con le “asset allocation” (il paniere di investimento),  scegliere il comparto di investimento La pianificazione non finisce con la pensione. La previdenza complementare offre varie possibilità di rendita, quindi occorre sapere scegliere quella più idonea e, facendo gli scongiuri, definire le tutele per i familiari in caso di morte prematura, infine predisporre il tipo di rivalutazione, cosa importantissima visto gli attuali blocchi sulla rivalutazione delle pensioni pubbliche . In sostanza, una volta inseriti nel mondo del lavoro, non indugiare, ma bisogna familiarizzare subito  con gli strumenti previdenziali, in quanto la pianificazione per essere efficace ha bisogno di orizzonti temporali molto lunghi.

Se vogliamo semplificare al massimo la scelta di fondo è: tenersi il Tfr oppure iscriversi ad un fondo pensione. La logica e la realtà suggeriscono la seconda ipotesi.

Camillo Linguella

 

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1 commento Commenta
gremlin
Scritto il 14 gennaio 2013 at 17:03

Propositi encomiabili, peccato che sia tutto viziato dagli interessi dell’industria finanziaria e di altri settori. Seguo la sua metafora dell’ “Aderire a un fondo pensione è come acquistare una macchina” e concludo che non è adatta: l’auto la guido io, i fondi pensione e linee varie assicurative non solo non le guido io ma nemmeno sono in grado di monitorarne le gestioni, emblemi dell’assoluta opacità informativa.
Quando si parla di pensione integrativa prima ancora di parlare di pianificazione e risparmio fiscale, si dovrebbe dire che i vitalizi dipendo in buona misura dalle capacità tecniche dei gestori, dai vincoli operativi imposti ai gestori (che sono terzi rispetto ai fondi), dai costi diretti e indiretti delle gestioni, dalla tassazione presente e futura, dai coefficienti di trasformazione (indeterminati perchè variabili). Si dovrebbe dire che la pensione o vitalizio, al netto della volatilità dei mercati finanziari, al netto delle capacità gestionali, al netto di costi palesi e occulti, al netto delle tassazioni, al netto di un inevitabile “indebolimento” dei coeff. di trasformazione, dipende dal montante NETTO costituito. Quindi l’ammontare dei versamenti è solo una delle variabili del risultato finale e il risparmio fiscale (che premia maggiormente i redditi più alti) viene vanificato dall’enorme mole di costi e caricamenti. La materia è complessa e gli interessi in gioco lo sono ancor di più. Una cosa è certa, e posso dimostrarlo, chi gestisce il denaro degli aderenti non lo fa nel loro esclusivo interesse.
Maurizio Biscardi
http://arpinvestire.wordpress.com/

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