Vuoi una pensione più alta? Versa meno contributi

Scritto il alle 10:05 da [email protected]

Si prepara un nuovo colpo sulle pensioni, ritorna lo spettro della decontribuzione ( e quello dell’aumento di età pensionabile). Pensavamo di esserci salvati, ma non è così. Quando ci si intestardisce su certe idee è difficile farlo recedere e in qualche Agenda di programma si riaffaccia la presunta salvifica misura della decontribuzione.

Le cattive notizie, mascherate da buone non vengono mai da sole. Stavo già pregustando di avere l’accredito in banca le somme versate l’anno scorso per l’IMU,  ed il Codacons si preparava a fare ricorso per chiedere anche gli interessi maturati, quando, sembra,  proprio per colpa di queste promesse è crollato di nuovo tutto e ci toccherà pagare una IMU rinforzata per rimettere borsa e spread in” paro” e restituirle allo status quo ante. Questo tracollo, speriamo momentaneo,  ha messo almeno momentaneamente in secondo piano  l’intenzione di proporre, come misura di  rilancio della previdenza,  un nuovo allungamento dell’età pensionabile unitamente a quella di  far pagare meno contributi pensionistici. Ci aveva provato la Elsa Fornero con il decreto Salva Italia e poiché non era successo niente,  i futuri pensionati  pensavano di essersi salvati. Ma ora il pericolo incombe nuovamente. Come la riforma del mercato del lavoro ha prodotto nuovi disoccupati, le nuove misure produrranno nuove povertà. E’ matematico.

Il Decreto Salva Italia,  art. 24, l’ ultimo periodo del comma 28 Dl 201/2011 affidava ad una Commissione di proporre, entro il 2012, possibili “eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni.” Sul piano tecnico il procedimento è definito di opting out (scegliere di uscire, optare per andarsene) . Il ragionamento sotteso a questa disposizione è molto semplice e molto teorico. Si riducono di un paio di punti percentuali le aliquote contributive previdenziali Gli iscritti all’Inps pagano il 33% della retribuzione come contributi previdenziali. Si propone di farli pagare di meno, qualcuno dice fino al 25%.

Una sorta di liberalizzazione del mercato delle pensioni. I punti” liberati” sarebbero lasciati alla discrezionalità degli aventi diritto per consentire di investire nella forma di previdenza complementare ritenuta più opportuna, presumibilmente le forme assicurative e bancarie, visto l’attacco che si fa in genere ai Fondi pensione negoziali, perché  gestiti dai sindacati, non hanno scopo di lucro e hanno dato buoni risultati. Nonostante  che oltretutto questi Fondi  non dispongano di agguerrite e ben remunerate schiere di collocatori di prodotti previdenziali come hanno invece i privati. L’unica cosa certa da questa misura è l’ulteriore abbassamento del livello della pensione pubblica.   La funzione dell’aliquota contributiva è quella di permettere di costruire anno dopo anno il cosiddetto montante contributivo sul quale poi sarà determinata la pensione. Nonostante questo prelievo contributivo non lieve, fra i più alti fra i paesi industrializzati, le rate di pensione non sono esaltanti. Siamo di fronte ai classici ragionamenti teorici che non tengono conto della realtà “effettuale” , buoni al più per qualche disquisizione teorica.  Va da sé che a contributi minori ci sarà un montante inferiore e quindi una pensione pubblica ancora più bassa.

Se prima con 40 anni di contributi si poteva percepire una pensione pari all’80% dell’ultimo stipendio, con il nuovo metodo esso sarà un miraggio. Le statistiche parlano di 60/50%. Perciò fu introdotta la previdenza complementare  e come fonte di finanziamento fu individuato il TFR, il trattamento di fine rapporto,  essendo impensabile un aumento dell’aliquota contributiva. I contributi “liberati” investiti nelle forme di previdenza complementare, e senza l’apporto del Tfr daranno un risultato maggiore. A meno di non investire in “derivati” la cosa non sempre realistica. Invece ne sono fermamente convinti l’esperto di jumping “saltatore da una formazione politico all’altra” Giuliano Cazzola e dall’Ichino Pietro che hanno rielaborato ed aggiornato la proposta sull’opting  out.

Questa riproposizione tuttavia, contraddice quello che la stessa ministra ancora in carica ha affermato nel corso della presentazione del rapporto Censis a Roma il 23 gennaio scorso e cioè che la sua riforma delle pensioni ha sistemato i conti una volta per tutto e per tutti.  Su questo fronte non annunciò pertanto  nessun  nuovo  ntervento. Come pure affermò nella stessa sede  che la previdenza complementare non aveva bisogno di altri strumenti di supporto  se non quelli legati alla diffusione di una corretta informazione specie fra i giovani. Ma sesi pensa di ricorrere ulteriormente all’aumento dell’età pensionabile, e si invita a non versare i contributi all’Inps, si  afferma  chiaramente che non si ha fiducia nel  sistema pensionistico pubblico, che  non sarà in grado di pagare le future pensioni, perciò invita i giovani a rivolgetevi al  mercato delle polizze previdenziali private.

Ameno che tutto questo non sia un seguito non esaltante della faida che oppone i vertici dell’Inps con la ministra a seguito della questione degli esodati.

Camillo Linguella

 

 

 

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