I Patronati ti danno una mano sulla Previdenza Complementare

Scritto il alle 09:19 da [email protected]

I Fondi pensione complementare di categoria non hanno come le Banche o le Compagnie di Assicurazioni flotte di collocatori in grado di gestire le adesioni, anche se svolgono un gran lavoro di informazione e di promozione più ancora del governo sulla necessità di guardare alla propria vecchiaia.

Bisognosi di un nuovo supporto informativo/operativo i Fondi hanno stipulato un accordo con i Patronati dopo una lunga fase di preparazione. E’  stata finalmente  firmata una  convenzione quadro tra i patronati aderenti con il  Cepa (Centro Patronati), ovvero Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil, Acli, e Assofondipensione, l’Associazione dei Fondi Pensione Chiusi. L’accordo consentirà ora di produrre specifiche convenzioni con i singoli Fondi pensione, in modo che i Patronati possano assistere in modo adeguato i lavoratori che vogliano aderire ai Fondi o lo abbiano già fatto, informandoli e assistendoli dalla pratica di adesione a quelle relative alle prestazioni, fino ai riscatti, favorendo e alleggerendo l’azione dei Fondi pensione. Queste  nuove competenze unite a quelle storiche  dei Patronati sulla previdenza obbligatoria potranno così facilitare il lavoratore nell’avere un quadro chiaro sul proprio futuro pensionistico.

L’accordo dà attuazione ad una delibera della Covip che ha incluso gli istituti di Patronato tra i soggetti preposti alla raccolta delle adesioni, previo accordo con i Fondi. Sarà poi necessario procedere alla stipula di accordi con i singoli Fondi per poter svolgere effettivamente l’attività prevista dalla delibera Covip.

La convenzione, di carattere generale,  definisce  i ruoli del Patronato nell’ambito della tutela previdenziale, sia pubblica che complementare, e quello di Assofondipensione, come soggetto rappresentativo dei Fondi pensione negoziali. Alla convenzione è allegato un protocollo attuativo degli impegni reciproci che i Fondi pensione e Patronati si assumono nello svolgimento di questa attività.

Ricordiamo che il ruolo del Patronato è quello di offrire ai dipendenti  consulenza e assistenza sia verso la previdenza obbligatoria, esaminando in modo completo il caso del singolo lavoratore, che verso la previdenza complementare, illustrandone le caratteristiche, il funzionamento e le opportunità, per poterlo mettere nella condizione di effettuare una scelta consapevole. Più in particolare la convenzione prevede l’impegno dei Patronati verso tutti gli aspetti che riguardano la previdenza complementare, a partire dall’adesione assistendolo  nella compilazione della modulistica, a tutto ciò che riguarda la posizione del singolo aderente nel suo divenire, fino ad arrivare alle domande relative alle prestazioni che possono essere  quelle pensionistiche  ma anche quelle previste dai singoli Fondi, come anticipazioni, riscatti o altro.   L’attività dei Patronati per i lavoratori  sarà  a costo zero, in quanto  gran parte delle attività sono riconducibili a quelle istituzionali del Patronato, per le quali non è previsto nessun rimborso, mentre altre attività, rientrando tra quelle previste dall’art.10 della legge sui Patronati, prevedono un rimborso commisurato alle normative di legge. Non dimentichiamo che a seguito dei fenomeni di telematizzazione delle procedure da parte degli enti di previdenza, con l’utilizzo massiccio del web, sui Patronati si è riversata tutta la massa enorme dei lavoratori ed i pensionati, espulsi dagli uffici Urp degli enti pensionistici o assicurativi, come l’Inps e  l’Inail. Si tratta di soggetti  per la maggior parte avente poca o nessuna dimestichezza con internet ed  hanno trovato nei patronati un vero porto di salvezza. Il risultato indubbiamente è stato quello di snellire il lavoro agli enti, ma è aumentato a dismisura per le strutture di assistenza, che comunque non si sono fatte spaventare e si sono adeguatamente attrezzate.

I patronati hanno già al loro interno specifiche professionalità, non partono  da zero. Ora sono previsti ulteriori corsi  di formazione,  suddivisi – per area geografica,  in cui si svolgeranno in modo articolato il tema della previdenza complementare per consentire agli operatori  dei patronati di aggiornarsi,  corsi da da affiancare naturalmente a quelli  sulla  previdenza obbligatoria resa un po’ complicata dalle manovre succedutesi dal 2010 ad oggi al fine di produrre una sintesi della consulenza offerta. Dopo la firma dell’accordo quadro e del protocollo si dovrà ora partire con  stipula degli accordi con i singoli Fondi pensione e  suppongono tra l’altro la sottoscrizione degli atti approvati tra Patronati Cepa e Assofondipensione. Ora con questa nuova convenzione la strada per capire la previdenza complementare e superare le residue diffidenze, dovrebbe essere ancora più facile.

Camillo Linguella

 

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1 commento Commenta
l1uk3
Scritto il 8 febbraio 2013 at 22:06

Ah bello, altro conflitto di interesse e spese inutili a favore del sindacato.
Sindacato che invece di proteggere il lavoratore e la sua pensione, si è unito al business dei fondi, amministrati da loro e dati in gestione spesso, guarda caso, a Unipol (chissà perché se si cercano gestioni Unipol fuori dal settore, non se ne trovano. Come dire che per costruire auto prendo la Piaggio invece di una delle tante società automobilistiche.

Comunque con la riforma è inutile mettere i soldi nel fondo pensione, anzi rischia di essere un boomerang. Tra 15-20 anni, con il pil a crescita zero per anni, chi avrà il fondo pensione verrà considerato un privilegiato, per cui gli verrà tagliata la pensione per pagarla ai poveretti che hanno solo la misera pensione (ma che intelligentemente si sono messi da parte il capitale invece di metterlo nei fondi)

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