Speranza di vita: La legge l’allunga, la politica sanitaria l’accorcia

Scritto il alle 09:07 da [email protected]

L’età pensionabile è sempre più legata alla “speranza di vita”. Ultimamente le statistiche, provocando un senso di colpa agli interessati, ci informano che l’Italia è il paese a “più alto rischio di longevità”.  I tecnici  attivati  per ridurre quest’incresciosa anomalia.

Da gennaio scorso,  come abbiamo già visto, sono entrati in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione, ma  non è l’unica misura andata in vigore. Per effetto della riforma Monti Fornero, è scattato anche un differimento in avanti di tre mesi per potervi  andare. E’ la legge  che ogni tre anni, e dal 2019 un poi ogni due,  aumenta la speranza di vita di ciascuno di noi. Viviamo mediamente di più perché ce lo impone la legge! Saremo tutti vecchi superman.

La speranza di vita è un indice statistico  che esprime il numero medio di anni di vita di un individuo  all’interno di una certa popolazione. Esso è costruito  dai demografi che rilevano periodicamente alcune variabili. L’indice può essere disaggregato per sesso, attività, grado di istruzione, area geografica, ecc …

Generalmente l’aspettativa di vita si determina  alla nascita, ma come abbiamo visto questa può essere modificata anche a piacere nel corso della propria esistenza. Il che non può che farci piacere, laddove sia effettiva.Emblematico è il caso di due gemelli. Il gemello A se ne è andato in pensione a dicembre 2012, il gemello B ha deciso invece di lavorare ancora. Per effetto della riforma Fornero, il gemello B ora ha una speranza di vita maggiore dell’altro, anche se prenderà meno pensione.

anziani tutti Superman!

E’ indubbio che  l’enorme incremento della attuale longevità dei paesi industrializzati, specie in Europa ed in Italia, diversamente che nei paesi a capitalismo avanzato,  e poi vedremo perché, è dovuta alle migliorate condizioni igieniche ed ai progressi della medicina. Lavarsi le mani prima dei pasti, fra le due guerre mondiali era ancora considerata una stravagante eccentricità. Poi ci sono stati i vaccini, gli antibiotico e tutte le altre cose che conosciamo. I demografi parlano giustamente di “New Vital Revolution”,  di una nuova rivoluzione demografica.  Il passaggio dall’età media di 30 anni,  quando l’uomo si è affacciato sulla ribalta della storia, agli 80 anni circa di oggi, ha dello stupefacente. Il prossimo indice viene indicato pacificamente sui 110 anni.

Questo cambiamento, progressivo e lento  all’inizio dei secoli, fortemente accelerato negli ultimi decenni,  ha modificato in maniera importantissima la vita. La società non poteva non tenerne conto, sia sul piano finanziario, per diminuire la spesa pensionistica, sia quello psicofisico delle persone. Andare in pensione presto, comporta il pagamento della  stessa per più anni rispetto a quelli statisticamente previsti, per quanto riguarda il primo aspetto, sul secondo, non svolgere nessuna attività stimolante se non la cura, sempre affascinante dei nipoti, conduce all’inedia, al cosiddetto lasciarsi andare.

Ma com’è che la speranza di vita media non è la stessa fra i paesi “avanzati”? Com’è che in Europa la speranza di vita va sugli 80 anni e negli Usa è ferma a 70?  Eppure negli Usa la medicina generale e chirurgica è all’avanguardia. Ci sono dei centri di ricerca che il mondo invidia. La differenza la fanno le condizioni di vita del welfare statunitense, fra cui  l’accesso alla sanità. Come si sa negli Usa l’accesso alle prestazioni sanitarie non è garantito a tutti, bisogna avere un’assicurazione per potersi ammalare. Al First Aid, il Pronto Soccorso degli ospedali statunitensi,  la prima cosa che chiedono è il nome della compagni di assicurazioni. L’attuale presidente degli Usa ha provato a fare qualche leggero miglioramento riuscendovi solo in parte. Tuttavia, disaggregando il dato americano, nella middle class la speranza di vita è a livelli europei.

Se c’è una cosa che ha funzionato e funziona ancora bene in Italia è proprio il Servizio Sanitario Nazionale, nonostante l’impegno massiccio di molte forze sociali e politiche  per distruggerlo.  Pesa l’allentamento delle norme etiche in molti amministratori, specie  locali. Certamente ci sono sprechi e malversazioni, ma invece di un’accorta politica di risanamento, all’orizzonte si profila anche in questo caso un’inversione di tendenza. Il governo tecnico non ha fatto mistero di voler cambiare il sistema sanità come lo abbiamo concepito e il medico di famiglia 24 ore al giorno annunciato con squilli di trombe e rullare di tamburi,  è solo uno specchietto per le allodole ( I famosi studi medici  associati di cui nessuno parla più). Si vuole dare un approccio privatistico alla sanità, come è stato fatto con le pensioni. Basta convincere che è la cosa giusta, che staremo meglio e che  ce lo chiede l’Europa, poi il resto viene da sé. Ora  è stato annunciato da fonte ufficiale che dobbiamo  pensare ad una Sanità diversa da come l’abbiamo concepita fin’oggi.

Sulle pensioni si fece analogo ragionamento: La pensione pubblica costa troppo per le casse dello Stato e occorre diminuirne gli importi. Per compensare  questa diminuzione si creò la possibilità a tutti di farsi una  pensione complementare, in modo che  alla fine l’importo dell’assegno di quiescenza resta sostanzialmente invariato.  Col risultato, sotto agli occhi di tutti, che ad oggi la pensione complementare non è decollata, ma  le pensioni Inps sono sempre più basse.

E’ improprio e non omogeneo, ma è spontaneo fare il raffronto fra una pensione minima di 481 euro mensili e chi invece a causa di un fortunato divorzio percepisce 100.000 euro al giorno. L’ulcera viene anche a leggere queste notizie ( con conseguenti aggravi dei costi del servizio sanitario). Se in nome della sostenibilità economica a tutti i costi ci sarà un  abbassamento delle prestazioni gratis, la  riduzione di fatto delle possibilità di accesso al SSN per alti prezzi raggiunti dai ticket, riduzione dei posti letto e di ospedali vari, tempi ancora più dilazionati per una ecografia, una tac. Proprio in questi giorni a governo “scaduto” il ministro della Salute Renato Balduzzi propone i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, e una stretta sugli esami inutili perché “ costano caro al Servizio sanitario nazionale” . Nel documento si prevedono controlli su «almeno il 5%» delle ricette, e per facilitarli è chiesto l’obbligo da parte del medico di motivare la prescrizione degli accertamenti. Chi stabilisce quali sono gli esami inutili. Nessuno li fa mai con piacere e poi basta ricordare che un esame completo del sangue costa  come ticket 150 euro circa.  Sarebbe interessante conoscere il reale costo di un esame del sangue. Secondo me, meno dei 150 euro che si pagano.

Ci sarà lo sprone alle polizze sanitarie integrative, un po’ come le vecchie mutue. Questo comporterà un accesso differenziato alle cure sanitarie che nel medio periodo inciderà sulla speranza di vita, facendola regredire. Ma  c’è da scommettere che alla eventuale riduzione della speranza di vita ( ma ci auguriamo che ciò non avvenga)  non ci sarebbe nessuna riduzione corrispondente dell’età pensionabile.

Camillo Linguella

 

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