Archiviato l’8 marzo, rimangono i problemi delle donne in pensione

Scritto il alle 09:07 da [email protected]

Passato l’8 marzo restano i problemi. Ora che tutta la retorica sulle donne si è consumata nelle piazze e nei convegni e degli alberi di mimose rimangono arbusti  scarnificati da orde di cavallette, il panorama previdenziale al femminile è angosciante e all’orizzonte si prevede ancora nebbia.

Si parla tanto in questo momento di reddito di cittadinanza, qualcuno lo ha anche quantificato ma nessuno dice se questa nobile, e secondo me ipotetica elargizione benefica, riguarderà i pensionati e le pensionate che percepiscono assegni mensili molto inferiori a quelli ventilati da questo reddito.  Oggi si parla di tutto, perfino degli alieni, ma dei pensionati e delle pensionate che date le ristrettezze in cui versano un po’ alieni lo sono diventati, nessuno ne parla.

Quando la Corte di Giustizia Europea impose l’innalzamento dell’età pensionabile delle pubbliche dipendenti a 65 anni, ci furono solenni promesse che i conseguenti risparmi sarebbero stati investiti nel welfare femminile, asili nido, assegni familiari, ecc. Promesse di marinaio. L’innalzamento dell’età pensionabile per le ministeriali era solo un apripista per aumentare l’età anche al resto delle donne. Come così è stato!

Né è il caso di parlare della previdenza complementare, ormai l’ultimo dei problemi. Intanto da fonte Inps si apprende che continua ad aumentare anche l’aspettativa di vita della popolazione italiana, pari a 79,4 anni per gli uomini e a 84,5 per le donne, con un incremento rispettivo di circa nove e sette anni in confronto a trent’anni prima. Il trend è crescente anche per le persone in età avanzata: un uomo di 65 anni può aspettarsi di vivere altri 18,4 anni e una donna altri 21,9 anni. A livello territoriale, l’area del Paese più longeva è quella del Centro nord a causa delle migliori condizioni di vita e dei servizi sociali.Questi ulteriori anni di vita “guadagnati” come devono essere spesi, nell’indigenza o più o meno passabilmente, con pensioni “adeguate”. A chiacchiere già si sa la risposta, ma nei fatti…

Esaminiamo da vicino le condizioni delle donne pensionate

Maternità

Nel 2011, i lavoratori dipendenti beneficiari di maternità obbligatoria sono stati circa 380mila. Fra le neo-mamme, il 91% ha un contratto a tempo indeterminato (e vive al Nord nel 57% dei casi), il 9% a tempo determinato (di cui il 50% concentrato nel Sud e Isole). Nel 2011 i lavoratori dipendenti che hanno usufruito di congedi parentali (astensione facoltativa) sono circa 296mila di cui appena l’11% sono i padri a ulteriore dimostrazione come la cura dei figli ricada ancora sulle donne.

Pensioni e pensionati.

Al 31 dicembre 2011 i pensionati sono 16 milioni 669 mila; di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), il restante 25% riceve pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulata con la pensione ordinaria. Sotto il profilo geografico, il 28,3% dei pensionati risiede nel Nord Ovest, il 20,1% rispettivamente nel Nord Est e nel Centro, il 21,2% nel Sud e il 10,2% nelle Isole. Quasi un pensionato su due (47,5%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 37,7% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, mentre per il 14,5% dei pensionati il reddito pensionistico è superiore a duemila euro. Dal 2009 al 2011, anche in funzione delle recenti riforme previdenziali, il numero dei pensionati è diminuito mediamente dello 0,4. Pensioni di vecchiaia e di anzianità Le pensioni di vecchiaia presentano un valore medio di 684 euro mensili, mentre quelle di anzianità di 1.500 euro. Va tenuto presente che in linea di principio per godere di una pensione di vecchiaia sono sufficienti 20 anni di contributi, mentre per quelle di anzianità occorrevano in generale 35 anni di contribuzione.  Disaggregando per sesso ( oggi si dice distinzione di genere), risulta che a usufruire in maggior misura delle pensioni di anzianità sono gli uomini, a cui va l’81% di tali prestazioni, mentre le pensioni di vecchiaia sono percepite in maggioranza da donne (63%). Il valore medio di una pensione di anzianità maschile è di 1.582 euro mensili, mentre la stessa pensione erogata a una donna è pari a 1.150 euro. Allo stesso tempo, nelle pensioni di vecchiaia le donne percepiscono di media 563 euro mensili contro gli 887 euro dei maschi.

Secondo quanto emerge dal Rapporto iNPS sulla coesione sociale 2011 elaborato da Inps, Istat e Ministero del Lavoro, le lavoratrici dipendenti in Italia guadagnano in media quasi il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini a parità di qualifica . La disuguaglianza tra i sessi sul mercato del lavoro in termini di occupazione, retribuzione, interruzione della carriera o lavoro a tempo parziale per poter accudire terzi, penalizza i diritti pensionistici delle donne, ripercuotendosi quando si calcola la loro pensione.

La caregiver, ossia  la badante.

La cura dei propri parenti anziani è essenzialmente a carico dei familiari attraverso il cosiddetto welfare familiare, mentre lo Stato  e risparmia un sacco di euro. A tale riguardo resta aperto il dibattito sulla figura del caregiver (lett: che presta le cure, cioè la badante). Infatti questa figura è riconosciuta in molti paesi europei – come Olanda, Germania, Francia, Austria e Paesi Scandinavi – cui sono attribuiti benefici in termini pensionistici e, in alcuni casi, anche in termini di remunerazione e di ferie. Di segno opposto in Italia: a partire dal 1° gennaio 2012 sono entrate in vigore le norme antibadante per le pensioni ai superstiti.

La legge n. 111/2011 ha stabilito una riduzione dell’importo della prestazione nell’ipotesi in cui il coniuge deceduto abbia contratto matrimonio in un’età superiore ai 70 anni in presenza di una differenza di età di oltre 20 anni con il coniuge superstite. L’abbattimento è pari al 10% per ogni anno di matrimonio mancante al numero di dieci.

Anche se queste regole non si applicano in presenza di figli minori, studenti o inabili, si tratta di una norma incostituzionale da abolire quanto prima. L’attitità di badante deve essere valorizzata attraverso  l’affermazione del suo valore sociale, nonché economico, con l’erogazione di voucher  e l’attribuzione di crediti pensionistici in termini di contributi figurativi (anche a prescindere dallo status lavorativo) e di integrazioni contributive per i periodi di lavoro part-time dovuti ad esigenze di cura.

La seconda categoria di pensioni previdenziali in termini di numerosità è rappresentata, dalle pensioni ai superstiti, oltre 3,8 milioni, con importi medi mensili di 550 euro.

Oltre l’88% dei trattamenti è destinato alle donne le quali, stante la natura della prestazione derivata da un dante causa di sesso maschile, percepiscono in questo caso un valore medio superiore a quello dei titolari uomini (573 euro contro 380 euro. Le pensioni e gli assegni sociali, in favore di cittadini italiani residenti, ultra65enni e sprovvisti di redditi, sono in tutto 827.800, il 68% degli assegni è rivolto alle donne. E per concludere in bellezza, a decorrere dal 1° gennaio 2018 il requisito anagrafico per il conseguimento della prestazione è elevato a 66 anni (Legge n. 214/2011), mentre dal 2013 è applicato il meccanismo di adeguamento agli incrementi di speranza di vita previsto dalla Legge n. 122/2010 (65 anni e 3 mesi).

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
andrea4891
Scritto il 11 marzo 2013 at 20:19

La legge n. 111/2011 sarà anche incostituzionale, ma a nessun cittadino italiano qualunque piace pagare la pensione di reversibilità per una 40ina d’anni alla badante extra che è riuscita a farsi sposare dal vecchietto centenario in punto di morte

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