I Pip vanno a ruba, perché e quanto costano?

  • Digg
  • email
  • PDF
  • Print
  • Twitter
  • Wikio
  • Yahoo! Buzz

Basta guardare le varie tabelle elaborate dalla Covip  e di altri organismi in qualche modo interessati alla previdenza complementare per accorgersi in maniera inequivocabile che mentre le adesioni ai fondi negoziali stagnano, quelle ai pip, Piani individuali pensionistici registrano un + 22.9%. (- 1.2% fondi negoziali chiusi).

I Piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (Pip) sono forme pensionistiche complementari esclusivamente individuali rivolte a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendano costruirsi una rendita integrativa. Sono istituiti dalle imprese di assicurazione e realizzati mediante:

• contratti assicurativi di ramo I – assicurazioni sulla vita – nei quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata a una o più gestioni interne separate;

• contratti assicurativi di ramo III – polizze di tipo unit linked – nei quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata al valore delle quote di uno o più fondi interni detenuti dall’impresa di assicurazione oppure al valore delle quote di OICR (organismi di investimento collettivo del risparmio);

Possono esistere anche forme miste – nelle quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata sia a contratti di ramo I sia a contratti di ramo III. L’attività del PIP è disciplinata dal Regolamento. Questo documento, insieme alle Condizioni generali di contratto definisce gli elementi identificativi del PIP (denominazione, istituzione e scopo), le caratteristiche (l’importo dei contributi, il metodo di calcolo delle prestazioni – a contribuzione definita – le politiche di investimento, le spese per la partecipazione a carico dei destinatari), i profili organizzativi (il Responsabile del PIP e la struttura amministrativa), i rapporti con gli aderenti (modalità di adesione, le informazioni che saranno fornite agli iscritti).

Isc Pip – dati Covip

Chi decide di aderire a un piano previdenziale individuale per avere una vecchiaia meno amara,  ha soltanto l’imbarazzo della scelta. Sul mercato esiste un’ampia varietà di offerte. Esse possono assicurare la restituzione del capitale accumulato negli anni oppure offrire un assegno periodico con cui integrare la pensione.

Stante la molteplicità di prodotti esistenti, è necessaria una conoscenza minima  dei meccanismi di funzionamento per verificare la convenienza e non cadere vittima delle affabulazione  dei collocatori delle polizze, che sciorinano bei discorsi più convincenti dei venditori di aspirapolvere, che non approfondiscono  più di tanto sulle implicazioni finanziarie e dei costi, concentrandosi sui vantaggi.  Invece sui meccanismi finanziari e sui costi bisogna fare la massima attenzione. In genere i costi sono più elevati rispetto ad altri strumenti previdenziali ed  anche fra gli stessi Pip, ci sono quelli più a buon mercato a parità di prestazione.

E’ lapalissiano che tutti vorrebbero un prodotto che costa poco e rende molto. Per avvicinarsi a questo desiderio, il primo passo da fare è leggere con attenzione il contratto proposto, che si può trovare sul sito dell’ assicurazione che offre il servizio, esaminare con attenzione la nota informativa, quella in cui si evidenziano i rischi legati all’investimento, le prestazioni, i rendimenti degli ultimi cinque anni e l’Indice sintetico dei costi (ISC), quello che misura tutte le spese a nostro carico.

Isc Fondi negoziali – fonte Covip

P iù basso è l’indice di costo, più alta è la convenienza. Molto utile in questo senso, per orientarsi, il sito della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. All’indirizzo http://www.covip.it/ si trovano infatti gli Isc di tutti i piani previdenziali in commercio, e anche gli strumenti per giudicare la convenienza dei piani stessi, individuando i rendimenti dei prodotti in base alla durata. Da considerare con attenzione, a questo punto, il periodo di tempo per il quale si prevede di versare i premi (da un minimo di due fino a 35 anni). Solo così avremo tutti gli elementi per fare la nostra scelta.

L’indicatore sintetico dei costi, calcolato secondo una  metodologia analoga  per tutte le forme di previdenza complementare, consente di avere, in modo semplice e immediato, un’idea di quanto i costi complessivi praticati dalla forma pensionistica complementare incidono percentualmente ogni anno sulla posizione individuale. L’indicatore sintetico dei costi è calcolato per differenti periodi di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni) perché alcuni costi (costo di iscrizione, spesa annua in cifra fissa o in percentuale sui versamenti…) hanno un impatto che diminuisce nel tempo al crescere della posizione individuale maturata.

L’indicatore sintetico dei costi è una stima calcolata facendo riferimento a un aderente-tipo che effettua un versamento contributivo annuo di 2.500 euro e ipotizzando un tasso di rendimento annuo del 4%. Facendo due conti a naso. Un investimento di 2500 euro in un Pip con un caricamento del 3% significa che da quegli euro devo toglierne 75. Me ne restano 2425, dai quali devo sottrarre ancora la commissione annua di gestione (che ipotizziamo pari al 2 %). Allora i soldi destinati all’accumulo previdenziale sono 2376.5. Con questi numeri dobbiamo fare i nostri conti, ma consideriamo sempre un arco temporale piuttosto lungo, che può arrivare anche fino ai 35 anni.

Ma perché si sceglie un Pip? Contrariamente al pensiero comune gli aderenti ai Pip non sono i lavoratori autonomi, perché questi non hanno il trf da destinare alla previdenza complementare,  anzi secondo i dati della Covip  aggiornati a dicembre 2012 su 2.025.331 aderenti ai Pip, ben 1.085.861, poco più del 50% sono lavoratori dipendenti del settore privato. Questi lo fanno perchè non vogliono privarsi del tfr. Ma così facendo rinunciano al contributo del datore di lavoro e matureranno una rendita, a parità di condizione inferiore, perché diversamente dai Pip, i Fondi chiusi negoziali, non solo hanno costi infinitamente più bassi, ma non hanno scopi di lucro. Forse allora la differenza a favore dei Pip  la fa la rete dei “collocatori” ben retribuiti che vanno a trovare il potenziale cliente a casa a prendere un caffè e illustrano il loro  prodotto. I fondi chiuii invece si avvalgono dei normali terminali, da una parte i datori di lavoro che in genere sono poco interessati, e dall’altra alle organizzazioni sindacali e patronati che molti continuano a guardare con diffidenza.

Camillo Linguella


VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 1.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 2 votes)
I Pip vanno a ruba, perché e quanto costano?, 1.0 out of 10 based on 2 ratings

Lascia un Commento