Statali: meno stipendi oggi e meno pensione domani

Scritto il alle 09:13 da [email protected]

Nell’attesa che si formi un governo qualsiasi, una nuova certezza incombe sui pubblici dipendenti, il blocco della cosiddetta vacanza contrattuale. Così si recupera il mancato introito dovuto al negato  taglio del 10% agli stipendi dei dirigenti. Il governo tecnico purtroppo ancora signoreggia senza nessun mandato elettivo anche perché quello che da quel mandato doveva nascere è ancora avvolto nelle nebbie. Ciò potrà far anche piacere a qualcuno, ma gli effetti depressivi sull’economia aumentano per tutti.

L’attuale governo in carica, dopo aver ribloccato il rinnovo dei contratti dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, sta per emanare un decreto che blocca la “vacanza contrattuale”, cioè quell’aumento minimo garantito che poi verrà assorbito a rinnovo contrattuale fatto. E’ solo questione di giorni, perché la certezza nasce dal fatto che l’indennità di vacanza contrattuale per i dipendenti pubblici. Introdotta per il primo biennio dalla Finanziaria 2009 e prolungata fino al 2012 dalla manovra 2010, resa strutturale dalla riforma Brunetta, che l’ha introdotta nel Testo unico del pubblico impiego (articolo 47-bis del Dlgs 165/2001), andrebbe pagata a partire da aprile dell’anno successivo alla scadenza del contratto nazionale di riferimento, ma la sua partenza non è automatica: l’attribuzione deve infatti avvenire «entro i limiti previsti dalla legge finanziaria in sede di definizione delle risorse contrattuali . E qui casca l’asino come si dice. La legge di stabilità non ha previsto alcuno stanziamento per l’indennità  che quindi non può partire senza risorse.

Potrebbe essere pagata solo  l’indennità che copre la prima vacanza contrattuale, quella del 2010-2012, le cui risorse furono stanziate, ma per questo ci penserà il governo tecnico a bloccarle. Con un suo decreto.

Le varie misure adottate, blocco del rinnovo dei contratti e blocco della vacanza contrattuale, unita al taglio del salario di produttività e alla diminuzione del valore dei buon pasto, portati da 15 a 6 euro, hanno comportato una perdita secca per i ministeriali e dei parastatali e dei dipendenti degli enti locali e della sanità mediamente del 30% del loro potere di acquisto. Parliamo di stipendi medi di 25mila euro annui lordi, non dei 48mila euro annui lordi di inizio carriera dei dipendenti delle Camere che stranamente sono lasciati fuori dalla furia iconoclasta contro le cosiddette “caste”.

Ciò farà indubbiamente godere di libidine tutti coloro che hanno in odio i pubblici dipendenti, indotti dopo anni di campagna mediatica a considerarli tutti indiscriminatamente fannulloni, campagna che raggiunse il suo apice di consenso popolare con l’epico Brunetta. A parte il fatto che la ridotta capacità di acquisto di questa categoria si riverbera su tutti perchè si deprimono ancora di più i consumi a danno di chi poi dipendente pubblico non è, ma a parte questo, in una ottica di astratta giustizia sociale (astratta perchè di queste cose si parla solamente) liberi da furori ideologici, quelli che può sembra una misura “una tantum”, di sacrifici momentanei e perciò sopportabili, si rivela invece in un taglio “for ever”, per sempre. E mi scuso di aver usato un’espressione latina ed una inglese. Ma quest’è!

Con il blocco della vacanza contrattuale si cerca di recuperare il mancato risparmio dovuto alla bocciatura del contributo di solidarietà del 5% sugli stipendi dei dirigenti superiori a 90mila euro e del 10% di quelli superiori a 151mila, bocciati dalla Corte Costituzionale. Questi blocchi incideranno sulla futura pensione, sul calcolo della buonuscita e del tfr. Per rendere più visibile la cosa, in soldoni, il mancato aumento medio di circa 7000 euro nel periodo considerato, per chi si avvicina oggi alla pensione calcolata in gran parte con il sistema retributivo, la perdita sulla pensione è  stimabile in circa 5500 euro annui che non saranno mai più recuperati. Il danno pensionistico colpirà anche coloro che sono nel contributivo puro, perché ci sarà un minor montante accumulato su cui calcolare poi la rata di pensione. Questo danno sarà in primis del pensionato ma anche di quel commerciante che magari gode di questa situazione, ignorando che saranno euro che non si potranno mai spendere nel suo negozio .

La strada della compensazione rimane ancora una volta la previdenza complementare che con i suoi rendimenti dovrebbe riuscire ad equilibrare le risorse mancate.

Anche questo poi rischia di rivelarsi un discorso teorico perché l’andamento dei mercati finanziari non fortifica queste previsioni. Ma siamo ancora all’inizio dell’anno ed è sperabile che poi i rendimenti siano positivi come in effetti è accaduto nel 2012.

Così ricchi possono stare tranquilli, come è giusto che sia così ( e poi ci si lamenta dell’avanza del grillismo) ed i sacrifici gravino sulla manovalanza amministrativa.

Camillo Linguella

 

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1 commento Commenta
andrea4891
Scritto il 21 marzo 2013 at 13:51

dirigenti o manovali gli statali son tutti privilegiati, SEMPRE

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