Giuliano Amato: una pensione non può essere inferiore a mille euro

Scritto il alle 09:33 da [email protected]

Rivolto agli studenti della Luiss a Roma, l’uomo politico ha tratteggiato un futuro a fosche tinte per le giovani generazioni, col rischio di violente rivolte sociali. Come soluzione propone una pensione minima di mille euro uguale per tutti, finanziata con un contributo di solidarietà e  una mini patrimoniale.

Il 25 marzo scorso si è tenuta a Roma presso l’Università Luiss Guido Carli, l’inaugurazione del master di II livello in economia e diritto della previdenza complementare, giunto alla settima edizione. Vi hanno partecipato fra gli altri il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, Giuseppe Stanghini, Commissario della Covip e l’ex premier Giuliano Amato.

Il sistema contributivo è stata la chiave di volta per mettere al sicuro la sostenibilità della previdenza italiana. Quando il sistema contributivo sarà a regime per tutti  unitamente all’innalzamento dell’età pensionabile, solo allora la previdenza sarà auto sostenibile e non avrà bisogno di nessuna forma di solidarietà esterna. In questo contesto la previdenza complementare può e deve aumentare i suoi compiti fino a comprendere le  cure sanitarie in conseguenza diretta dell’aumento dell’età pensionabile perché aumenta il rischio della morbilità oltre a quello degli infortuni, cui però è deputata a provvedere l’Inail..In questo contesto si inserisce l’intervento di Giuliano Amato, attuale presidente della Treccani.

Amato  ha svolto una lectio magistralis “il futuro della previdenza”.

 Un futuro che l’ex Presidente del Consiglio non vede propriamente roseo: secondo lui «I giovani di oggi dormiranno nelle auto per via delle loro pensioni miserabili».

Ma, miracolisticamente, sulla scia degli scuotimenti iperborei che agitano il quadro politico, trova una immediata soluzione. C’è da scommettere che fino a qualche mese fa, se qualcuno avesse avanzato la stessa proposta, sarebbe stata bocciata come folle dallo stesso Amato in quanto populistica e non realizzabile.

Il sistema contributivo puro  se è asettico dal punto di vista attuariale, non lo è dal punto di vista sociale: differenzia enormemente coloro che percepiscono retribuzioni alte da quelli che hanno stipendi bassi, da quelli che hanno una continuità lavorativa a quelli che fanno slalom fra un lavoro discontinuo e l’altro. I primi avranno una pensione alta unitamente alla possibilità di farsi anche la pensione complementare, i secondi da pensionati andranno a dormire dentro le auto, stando alle previsioni fatte dallo stesso Amato.Ne discende che il sistema pensionistico pubblico deve avere comunque una dimensione solidaristica.

La lectio magistralis  è partita dall’esame dall’ultima riforma pensionistica, necessaria secondo il relatore, per metter in sicurezza i conti, Allontanare l’età pensionabile senza comprimere il mercato del lavoro erano le scommesse (perse) fondanti delle due riforme Fornero. Prima quando si parlava di riforma si intendeva una legge, una norma che avrebbe portato qualche beneficio alla platea di riferimento, mentre ora la parola riforma significa solo tagli e riduzione di diritti acquisiti.

Partendo della sua riforma del 92,  da allora ci  sono state ben 8 leggi di riforme, più una quarantina di interventi non insignificanti, che hanno destabilizzato la fiducia dei lavoratori nel sistema, tanto è vero che molti pensano che in futuro la pensione pubblica non ci sarà proprio. Tuttavia  la riduzione della pensione pubblica doveva essere colmata con un’integrazione da realizzarsi mediante la previdenza complementare, strumento che a tutt’oggi stenta ad imporsi nella cultura degli italiani che la guardano con giustificata ( in parte) diffidenza.Già la riforma Dini del 1995 aveva eliminato l’integrazione al minimo, confidando proprio nello sviluppo della previdenza complementare, i cui costi sarebbero stati a carico del singolo e non della collettività. Cosa che è avvenuta.in minima parte.

Per tener fede a quanto prescrive l’art 38 della Costituzione, che obbliga che siano preveduti mezzi adeguati, per superare l’impasse, secondo Amato,  bisogna introdurre elementi solidaristici secondo principi presi direttamente dalle società mutue della seconda metà dell’800.  La Riforma Fornero ha cercato di soddisfare il principio di “adeguatezza” stabilendo che dal 2012 la pensione non può essere inferiore a una volta e mezzo l’importo mensile dell’assegno sociale dell’anno di pensionamento.  Si prescinde da questo importo minimo al settantesimo anno di età, nel qual caso sono sufficienti 5 anni di anzianità effettiva.  Oggi l’assegno sociale è di € 442,30, quindi un lavoratore di 66 anni se non matura una pensione mensile di 663.45, deve andare in pensione a 70 anni.   Con una pensione minima  pari a 442.30 euro mensili e anche con 663 euro non c’è da scialacquare!  Per ovviare alle difficoltà esistenziali legate a questi importi di fame, secondo Amato occorre introdurre un contributo di solidarietà del 6% all’interno del sistema pensionistico pubblico finalizzato all’adeguamento delle pensioni basse.In aggiunta o in alternativa al contributo di solidarietà, una minipatrimoniale potrebbe servire per assicurare una pensione minima di 1000 euro mensili! Questo risolverebbe tutti i problemi.

Dal salario di cittadinanza alla pensione minima di mille euro, che si vuole di più dalla vita!

Un incentivo senza pari per la crescita del lavoro nero, mentre un altro elemento che andrebbe a scardinare il principio del sistema pensionistico contributivo è quello dell’ipotizzato limite massimo delle pensioni che non dotrebbero superare i 4000 euro mensili, un incentivo questa volta per “l’opting out”, cioè la corsa a versare meno contributi all’Inps e farsi una pensione privata senza pericoli di espropri. Infatti tutti sono sgomenti, preoccupati ed indignati per il pericoloso precedente del prelievo forzoso imposto a Cipro, ma la stessa cosa è stata fatta in Italia con un prelievo forzoso del 15% sulle pensioni alte senza che nessuno se ne sia scandalizzato nello stessa misura, come se si fosse trattato di una cosa diversa,  ma invece è la stessa cosa (art. 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98), poichè colpiva le cosiddette pensioni d’oro, chi se ne frega!. Ma una volta aperta la strada poi non ci sono più limiti e infatti subito dopo è stato effettuato il blocco dell’adeguamento delle pensioni al di sopra dei 1400 euro come se anche queste fossero le pensioni d’oro da colpire!

Il discorso sulla pensione complementare è stato opportunamente ripreso e sviluppato dal commissario Covip Stanghini, forse consapevole che per avere la pensione di mille euro al mese si dovrà aspettare ancora un bel po’. Dopo aver ricordato che l’adesione alla previdenza complementare ristagna ancora su un 25% di tutta la platea interessata, ha ricordato che le riforme fatte, in ultimo quelle della Fornero, non eliminano l’esigenza della previdenza complementare e l’annunciata busta arancione da parte del Ministero del lavoro e dell’Inps, prevista  per il prossimo mese di aprile, darà quella consapevolezza a tutti invocata da tutti.

Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
andrea4891
Scritto il 27 marzo 2013 at 22:48

Amato potrebbe dare il buon esempio: il suo contributo di solidarietà potrebbe essere elevato, e sarebbe indubbiamente apprezzato

vik1930
Scritto il 28 marzo 2013 at 14:00

sicuramente non parla a titolo personale visto che alla sua pensione ci ha pensato bene

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