Cud: i patronati evitano il tracollo dell’Inps, ma l’ “open data” decolla

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Da quest’anno i Cud sono scaricabili on line. E’ successo il finimondo specie per quelli di competenza dell’Inps che comprende i Cud dell’ex Inpdap ed ex Enpals. Veramente la colpa non è del tutto dell’Inps ma del governo per risparmiare carta e spese di spedizione. Ma questa “imposizione” andava nella direzione della politica intrapresa dal superente previdenziale che punta sulla telematizzazione estrema di tutti i suoi servizi che l’ha adottata senza riserve.
L’operazione non è stata così semplice come i vertici dell’Inps pensavano ed hanno potuto evitare la debacle solo grazie ai vilipesi Patronati. Le cifre parlano chiaro.

Su 13 milioni di certificati ben 8,5 milioni sono stati distribuiti dagli intermediari (Caf, professionisti, patronati, etc.) e solo 2,5 milioni scaricati direttamente dal sito dell’Inps; il restante quasi un milione inviati per posta su richiesta avanzata al numero verde dagli interessati o dai loro parenti; 800mila ritirati presso le sedi Inps sul territorio; altri 300mila sono stati inviati per gli altri canali (posta certificata, sportelli postali aderenti a Reti Amiche, sportelli mobili  Inps).
Dai dati forniti dall’Agenzia delle Entrate all’ Inps  risulta inoltre che dei 18,2 milioni di pensionati che lo scorso anno hanno ricevuto il Cud, solo 12,5 milioni hanno fatto una dichiarazione dei redditi (quasi 9 milioni di 730; 3,5 milioni di Unico): Il risparmio  è stimato in quasi 40 milioni di euro, ottenuto sia con la messa a disposizione online del Cud che del certificato di pensione (modello ObisM).
Ma come ben risulta dai numeri suesposti, il compito di correlarsi al cittadino per offrire risposte alle sue esigenze, fornendo  specifici servizi individuali, è stato svolto dai Patronati e lo sarà sempre più in futuro, man mano che l’Inps si ritira chiudendosi in una torre d’avorio.

Nel convegno del 27 marzo 2013 tenuto a Roma e promosso dal Centro Patronati (Ce-pa), cui aderiscono i quattro maggiori istituti di Patronato italiani, sono stati presentati i risultati sul ruolo svolto da essi nel sistema di Sicurezza sociale italiano. Come ha sottolineato il Direttore dell’Istituto di Ricerca ISPO, Renato Mannheimer, presentando la ricerca commissionata dal Cepa “Il cittadino chiama, chi risponde” oggi essi sono pressocchè indispensabili per servizi offerti dagli Enti previdenziali in specie l’Inps e l’Inail. Senza ci sarebbe un caos ed una protesta sociale inimmaginabile che coinvolge quei cittadini che non fanno più parte del mondo del lavoro.
Ogni anno, si rivolgono diversi milioni di persone per avere informazioni e indicazioni operative in materia di pensioni, indennità di disoccupazione e, più in generale, prestazioni di welfare svolte vis a vis fra utente e funzionario del patronato.
Dalle parti degli anziani e dei pensionati non c’è ancora la mitizzazione della rete anche se obiettivamente è  imprescindibile. La rete digitale nel futuro sarà l’unica cosa che terrà unita ed in collegamento tanta gente isolata ognuno nella propria tana davanti ad uno schermo, oppure pur essendo assieme ad altri, concentrati sul proprio tablet a scrivere e rispondere e spiare sui sociale net work, facebook e twitter in testa. Perché ora le notizie, dal Papa in giù, viaggiano su questi canali. Per cui se si vuole sapere qualche cosa anche di rilevanza mondiale ci si deve collegare a un network. Meno male che ci sono ancora i giornali che riprendono le notizie suoi loro siti, così possiamo essere anche noi informati in tempo reale del menù del megapresidente galattico “postato” su facebook.
Ma la gran parte dei pensionati sono ancora estranei a questo mondo aracnide, hanno bisogno di confrontarsi con le persone, cercare di spiegare le loro questioni, trovare un ascolto umano. A parte il trascurabile particolare che non tutti poi hanno internet e pur avendolo, non lo sanno usare.
Ecco perché che questa massa di cittadini, intesa come soggetti titolari di diritti di cittadinanza, espulsi dall’Inps, si riversa sui patronati, cui lo Stato delega la gran parte dei compiti della costumer care. E per questa funzione crescente, ricevono compensi decrescenti,  complice anche certa stampa che nella furia iconoclasta di distruzione delle caste vere o presunte, vuole i patronati come centri di imbrogli burocratici vari, per cui il ruolo di presidio sociale che svolgono viene offuscato da questa percezione negativa indotta nell’opinione pubblica. Un po’ come per il Parlamento , dove su un 10% di Fiorito, invece di perseguire ed isolare tutte le mele marce, viene discreditata e distrutta anche quella parte di incolpevole classe politica che ha cercato di esercitare con onestà il mandato ricevuto dagli elettori.
Ma internet ha comunque elementi di positività nella trasparenza della PA.
La nuova frontiera delle  Pubbliche Amministrazioni è quella di rendere
pubblici i propri dati, per permettere un maggior controllo della qualità del proprio lavoro e una maggiore interoperabilità tra i diversi servizi trasversalmente offerti ai cittadini.
L’Inps ha intrapreso questo percorso un anno fa e, quindi, si trova già avanti
rispetto alle nuove sfide amministrative, avendo anticipato quanto adesso
regolato dal legislatore.
Gli Open Data rappresentano per gli enti pubblici la possibilità di migliorare il
proprio operato a partire dalla condivisione libera delle risorse. Non solo, i dati
aperti consentono lo sviluppo di prodotti e soluzioni per la nuova economia
digitale e per una nuova cittadinanza orientata ai servizi e ai beni pubblici, su
tutto il territorio.
La sezione Open Data dell’Inps, messa sul sito circa un anno fa, contiene oltre 150 dataset su lavoro, pensioni e prestazioni assistenziali in risposta alle indicazioni emanate dalle direttive europee.
Camillo Linguella

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