I fondi … dei fondi pensione per dare ossigeno all’economia italiana.

Scritto il alle 10:36 da [email protected]

Una parte del patrimonio dei fondi, dietro copertura di garanzia della Ue potrebbe andare in favore delle imprese italiane.

Mentre continua il balletto  sui rimborsi dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese che dovrebbero dare un po’ di ossigeno alle stesse e all’economia italiana nel suo complesso, nasce spontanea una considerazione: Non si comprende  perchè lo Stato, inflessibile nel pretendere il puntuale pagamento dei suoi crediti, tasse ed imposte, poi si comporta da cattivo pagatore quando è lui a dover sborsare. Sembra però che con ogni probabilità sabato o al più tardi domenica si terrà il Consiglio dei ministri per varare il sospirato decreto, dopo che il testo dovrebbe aver avuto il placet dell’Europa. Bruxelles infatti ha precisato che il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese non può trasformarsi in un aumento né del deficit né del debito “oltre i limiti autorizzati“, insomma sforare il fatidico 3%. E vuole verificare se esistono problemi di copertura.

Il decreto dovrebbe sbloccare 40 miliardi di rimborsi in due anni. Sull’ammontare dei debiti totali,  la stima oscilla fra i 90 ed i 100 miliardi di euro. Cioè pari all’ammontare del patrimonio della previdenza complementare.

Una somma che fa gola a qualche incauto o improvvisato economista. Infatti, quando scoppiò la crisi di Cipro e si propose la nazionalizzazione dei fondi pensione ciprioti, la  si addito come un esempio da imitare, mentre in contemporanea ci si stracciava le vesti per il prelievo forzoso sui depositi, perché “un iniquo brutto precedente”.

A costoro si ricorda che il  risparmio previdenziale  è intoccabile ed intangibile, diverso dalla previdenza obbligatoria, dove per fare cassa, si è fatta una riforma al mese, con i guasti che conosciamo ( esodati ecc…). Ma anche per la pensione obbligatoria dovrebbe valere lo stesso principio. Ma pare che questo sia un diritto opzionale.

Nessuno si metta in testa si fuggire con la cassa perché gli  investimenti della previdenza complementare sono rigidamente codificati e controllati. Controllo rafforzato dopo il tentativo di soppressione della Covip per mettere tutto il II pilastro nell’ambito del controllo della Banca d’Italia ( e quindi secondo qualche maligno, nelle sue disponibilità).

Tuttavia se noi spulciamo il decreto legislativo 252/05, quello che ha regolamentato meglio la previdenza complementare in Italia, scopriamo che l’Art 6 comma 11 lett a)….” stabilisce le attività nelle quali i fondi pensione possono investire le proprie disponibilità, con i rispettivi limiti massimi di investimento, avendo particolare attenzione per il finanziamento delle piccole e medie imprese e allo sviluppo locale.” Quello della possibilità di investimento nelle piccole e medie imprese non è mai stata tenuta in nessuna considerazione, giudicata una stramberia, una stravaganza legislativa. Il Decreto ministeriale 703 del 1996, anteriore alla 252, che disciplinava gli investimenti dei fondi pensione, nulla diceva sulle pmi ovviamente. Né però dice qualcosa il nuovo decreto sugli investimenti che un giorno dovrà pure uscire. Né ha mai detto qualcosa in proposito la Covip che sugli investimenti ha emesso molte delibere come quella del 16 marzo 2012 e dettagliate circolari, l’ultima delle quali Circolare del 30 ottobre 2012, prot. 5405 , né ha mai precisato il perche questi investimenti non si possono fare. Insomma pare che le Piccole e Medie Imprese, l’ossatura portante dell’economia italiana, non esistono.

Ma qualcosa si è mosso anche in questa direzione. Il fondo territoriale Solidarietà Veneto rompendo gli indugi ha deciso di investire in favore delle PMI del Veneto. La decisone è recente, del dicembre scorso e non sappiamo se è diventata operativa, tuttavia si conosce il piano tracciato.

Lo stanziamento deciso sarà il primo investimento territoriale creato in Italia. Il Fondo del Veneto vuole investire sul territorio regionale il 5% del proprio patrimonio, che ammonta a quasi 600 milioni di euro, quindi circa 30 milioni, a sostegno delle piccole e medie imprese (pmi)venete. E’ un piccolo-grande segnale a favore dell’economia locale. Il 5% messo a disposizione sarà dato in gestione a un ente intermediario con il compito di diversificarlo in diversi investimenti utilizzando gli istituti di credito veneti.

Secondo il prof Roberto Pizzuti, ordinario della Sapienza e consigliere d’Amministrazione del Fondo Cometa,  le forme di previdenza complementare  gestiscono ad oggi un patrimonio di circa 100 miliardi di euro, che è costantemente in crescita; il flusso annuo di contributi è di circa 12 miliardi di euro, di cui oltre 5 vengono dal Tfr, ma solo una parte irrisoria torna al nostro sistema produttivo. I FP negoziali – quelli amministrati da imprese e sindacati – gestiscono un patrimonio prossimo ai 30 mld, ma investono in azioni italiane solo lo 0,8%, mentre il 70% è investito all’estero. In Svezia ad esempio c’è l’indicazione ad investire almeno il 30% in azioni svedesi. Questa prescrizione al momento non sembra esportabile, perché le imprese italiane, per lo più medio-piccole, hanno scarsa disponibilità a quotarsi. Nel 2011, Il capitale dei FP impiegato in titoli di stato italiani, è calato a seguito della crisi dei debiti sovrani, ma è stato comunque pari a 18 mld; i soli FP negoziali ne detenevano 6,6 mld e attualmente la cifra è risalita. II patrimonio della previdenza complementare invece si finire quasi totalmente nei circuiti della finanza internazionale, potrebbe invece finanziare gli investimenti e l’occupazione in Italia.

E’ chiaro che i Fondi pensione non fanno beneficenza perché devono assicurare agli aderenti i più elevati e sicuri rendimenti possibili. Occorre, per innestare un circolo virtuoso, andando  incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese a non farci sgridare dalla Ue,  destinando una percentuale del capitale raccolto anche del solo 5%, come pensa di fare Solidarietà Veneto.

Ma occorrono delle garanzie che la Covip dovrebbe trovare in ambito comunitario, non essendo sufficiente quelle che potrebbero essere date in ambito nazionale, garanzie che assicurino sulle somme date alle PMI  almeno quel rendimento che avrebbero potuto conseguire altrimenti.

Camillo Linguella

 

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