Morire per pensione di fame oggi

Scritto il alle 09:27 da [email protected]

momenti di contestazione alla Boldrini

Prendersela con la incolpevole Boldrini è testimonianza della rabbia ed irrazionalità della gente. Se la Costituzione italiana non fosse considerata un opzionale e il suo articolo 38 applicato, azioni del genere, come il triplice suicidio di Civitanova Marche,  non si sarebbero mai verificate. Mentre la politica si balocca con i suoi incomprensibili bizantinismi, occorre subito  metter mano alle pensioni minime.

 L’articolo 38 prevede il diritto che a tutti i cittadini siano assicurati mezzi adeguati per la loro esistenza. Cioè assicurare un salario minimo ed una  pensione minima capaci di garantire il minimo vitale. Di questo problema deve farsi carico l’intera popolazione, non di una singola categoria. Le risposte a quest’esigenza sono state varie e frammentare,  non risolutive ed umilianti addirittura, come la poor card dell’Inps, la rateizzazione del versamento del canone televisivo, il bonus di mille euro per ogni nuovo nato, la 14 mensilità per le pensioni minime ecc.. Gocce di acqua che non placano neppure l’arsura. Non più tardi di un mese fa l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato affermava che nel futuro le giovani generazioni avranno pensioni di fame tali da costringerli a dormire nelle macchine, purtroppo questa non si è rivelata una previsione proiettata nel futuro ma una drammatica immediata realtà ancora più drammatica, perché addirittura per una  pensione bassa  ci si togli e la vita!

E non bisogna dimenticare che a fianco di questi episodi eclatanti, c’è un gran numero di morti silenziose dovute all’inedia, alla solitudine, alla impossibilità di sostenere le spese per le cure mediche, fosse anche il semplice ticket! Per evitare pensioni troppo basse, la legge Fornero lega il momento di andare in pensione al raggiungimento di un determinato importo ( una volta e mezzo l’assegno sociale) e solo a settantanni si può lasciare il lavoro a prescindere da questo limite.  Ma anche questa posizione non è risolutiva. Lo stesso Amato aveva lanciato una proposta che vale la pena ripercorrere. Oggi l’assegno sociale è di € 442,30, quindi un lavoratore di 66 anni se non matura una pensione mensile di 663.45, deve andare in pensione a 70 anni. Con una pensione minima pari a 442.30 euro mensili e anche con 663 euro non c’è da scialacquare! Per ovviare alle difficoltà esistenziali legate a questi importi di fame, secondo Amato si potrebbe introdurre un contributo di solidarietà del 6% all’interno del sistema pensionistico pubblico finalizzato all’adeguamento delle pensioni basse. La pensione minima di mille euro al mese è una boutade, ma un assegno fra i 750/850 già da più respiro.

Inoltre nella scorsa legislatura c’erano diverse proposte bipartisan sulla riforma delle pensioni che dovrebbero essere ripresentare o quanto meno poste al centro del dibattito politico quando questo poi si farà. La più rilevante novità che era stata proposta fu quella del riconoscimento di un trattamento pensionistico obbligatorio articolato in due parti:

– una pensione di base finanziata dalla fiscalità generale, pari all’ assegno sociale,

– una pensione calcolata secondo il vigente sistema contributivo, allo scopo di assicurare, specie ai lavoratori discontinui, una pensione  complessiva non inferiore al 60 per cento di una retribuzione media di riferimento.

Si possono prevedere dei paletti per accedere a questa pensione di base, come richiedere  almeno dieci anni di soggiorno legale, anche non continuativo, nel territorio nazionale;  avere almeno dieci anni di contribuzione  obbligatoria effettiva, anche se non continuativa,  la maturazione dell’età prevista dall’attuale  legge  per l’accesso alla pensioni. Al governo che verrà il compito di rendere  economicamente sostenibili queste ipotesi. Come è stato già rilevato da altre parti, la parola sostenibile viene usata in ogni contesto, magari sfuggendo al suo esatto significato. Un onere è sostenibile, quando possiamo onorarlo in un tempo prefissato abbastanza lungo. Per le pensioni, la sostenibilità è riferita alla capacità del sistema previdenziale di pagare le pensioni.

Con il sistema contributivo ognuno ha il proprio salvadanaio dove attingerà i soldini versati in termini di contributi. Il sistema contributivo assicura la sostenibilità previdenziale, perché quanti soldini hai versato nel tuo salvadanaio, tanti ti riprendi come pensione.  Però non tutti hanno la possibilità di versare i soldini, perché non lavorano a causa della consentita disumana discontinuità del lavoro, anche dove il lavoro c’è in maniera continuativa ( ha senso per esempio fare un contratto a tempo determinato in un ristorante balneare per la stagione estiva, non ha senso viceversa in una fabbrica  di grandi dimensioni o in un ufficio pubblico) e quindi di soldini nel salvadanaio Inps ne possono mettere pochi.

Allora deve scattare la solidarietà dei cittadini, un tempo si sarebbe detta solidarietà sociale. Altrimenti avremo un’emergenza sociale di incalcolabili dimensioni cui sarà difficile porre rimedio se si continua a ragionare solo in termini di restrizioni e mai di elargizioni che non devono consistere in regalie, sia ben chiaro, ma in una semplice tutela dei diritti.

Camillo Linguella

 

 

 

 

 

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