Niente più nucleo di valutazione della spesa previdenziale indipendente

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 Il nucleo di valutazione della spesa previdenziale si era dimesso lo scorso giugno 2012, ma non lo sapeva nessuno. Se ne è venuto a sapere ora perché il presidente dimissionario Brambilla lo ha annunciato in occasione della presentazione delle giornate della previdenza di cui è un organizzatore.

Il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro, sarebbe dovuto scadere ad agosto 2012. Brambilla, ritenendo che non esistessero più i presupposti per una collaborazione con il Lavoro, si è dimesso ai primi di giugno 2012 e dopo di lui si sono dimessi gli altri membri. Alle  lettere di dimissioni non sarebbero mai state data risposta. Alberto Brambilla, docente alla Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica, esperto di previdenza, era il presidente dell’organismo  di cui facevano parte altri docenti ed esperti di politiche economiche e previdenziali (tra loro anche Gianni Geroldi, Antonio Golini e Carlo Dell’Aringa).

Strano caso quello di Brambilla, chiamato dal ministro del lavoro leghista Maroni, fu messo da parte, diciamo così, dal successivo ministro Damiano del PD, poi ripreso da Sacconi ex socialista del Pdl, di nuovo affondato con la Fornero. Però stavolta Brambilla attacca affermando che  “questo organismo ( il Nucleo di valutazione) è previsto da leggi dello Stato, come la legge Dini, con funzioni quali la verifica della sostenibilità del sistema previdenziale, degli spostamenti finanziari e l’adeguatezza delle prestazioni, nonché la verifica dei coefficienti”.

La legge pensionistica del 1995, la richiamata riforma Dini, delimita con precisione le attività del Nucleo di valutazione. Recita testualmente la norma, il nucleo “provvede ad informare il ministro del Lavoro sulle vicende gestionali che possono interessare l’esercizio di poteri di intervento e vigilanza“. La stessa commissione, composta da 12 membri, è chiamata a “riferire periodicamente al ministro sugli andamenti gestionali, formulando, se del caso, anche proposte di modificazioni normative“.

Sono compiti delicati come si vede.

E infatti la legge, in parte rivista con un decreto ministeriale del 2007, stabiliva alcuni criteri per evitare conflitti d’interessi. L’incarico di componente del Nucleo è quindi “incompatibile con ogni funzione e compito che attenga all’attività di controllo, indirizzo, vigilanza, gestione e consulenza con gli enti di previdenza obbligatoria”.

C’è poi tutta la questione dell’estratto conto integrato, la famosa ‘busta arancione’ che era proprio in capo al Nucleo e che dopo una prima fase sperimentale realizzata con l’invio a dicembre 2011 a 100.000 persone, il Nucleo era pronto a spedirla a 6 milioni di contribuenti già lo scorso luglio 2012. Ma motivi tecnico/politici ne avevano impedito l’invio per tutto lo scorso anno; finalmente dal corrente mese di aprile pare che si parte seriamente. L’ultimo Rapporto del Nucleo di Valutazione risalente ad aprile del 2012 affermava che l’insieme delle riforme iniziate negli anni ’90 fino all’intervento del 2011 (Legge n. 214 del 22 dicembre 2011), hanno messo il sistema previdenziale italiano in una posizione molto più sicura e sostenibile sia dal punto di vista finanziario che dell’adeguatezza delle prestazioni. A questo risultato hanno contribuito molti elementi tra i quali, per importanza, si possono elencare:

– l’introduzione del sistema di calcolo contributivo con la revisione periodica dei coefficienti di trasformazione,

– i requisiti più restrittivi di età e di contribuzione con relativo adeguamento alle variazioni della speranza di vita,

-l’armonizzazione delle regole per categorie di lavoratori e per genere ( cioè la penalizzazione dell’innalzamento dell’età per le donne).

 

Parallelamente hanno continuato a produrre notevoli effetti sulla riduzione della spesa previdenziale  l’aggancio delle pensioni al solo indice dei prezzi al consumo, mentre prima erano agganciate anche all’andamento delle retribuzioni, e la modifica del regime delle pensioni di invalidità introdotta con la legge n. 222.

Particolare importanza rivestono poi i due “stabilizzatori automatici”:

– l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione per il calcolo delle pensioni nel sistema contributivo, oggi con cadenza triennale e, in futuro, biennale a partire dal primo adeguamento successivo al 2019,

 – l’adeguamento delle età pensionabili alla speranza di vita che ricalca la stessa periodicità.

Questi meccanismi hanno reso più stringente il controllo sulla dinamica della spesa, garantendo una sostanziale stabilità della sua quota sul PIL nel medio lungo periodo e favorendo, al contempo, il mantenimento di livelli adeguati di prestazione.

Da quanto sopra due conclusioni o il Nucleo di Valutazione ha sbagliato in pieno le sue valutazioni, oppure erano corrette. In tal caso forse la riforma delle pensioni successiva, quella Monti – Fornero poteva essere meno drastica, almeno per la parte relativa al punto che ha eliminato molti diritti di salvaguardia, creando l’irrisolto problema degli esodati. Ma un sistema Paese con poca occupazione e scarsa produttività (-10 punti percentuali negli ultimi 10 anni rispetto alla media UE), con tassi di sopravvivenza molto elevati continua a porre dei seri rischi nel lungo periodo.

La risposta a questi paventati pericoli ce la darà il Ministero del Lavoro, perché le funzioni del nucleo sono state trasferite dalla Fornero alla direzione generale per le Politiche previdenziali e assicurative del ministero, ponendo un  problema serio di  terzietà, di autonomia ed indipendenza nelle valutazioni,  indispensabile nello svolgimento di un compito così delicato. Non dimentichiamo che la spesa previdenziale ed assistenziale rappresenta un terzo del totale della spesa dello Stato. La soppressione del Nucleo non può essere imputabile neppure  alla spending review in quanto i membri dal 2007 lavoravano a titolo gratuito.

Camillo Linguella

 

 

 

 

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