Inps: aumentano i consiglieri del Civ mentre incombe il rischio crack

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fontana della Direzione Generale Inps, emblematicamente senz’acqua

A seguito della soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals che aveva visto soppresso i rispettivi Civ, Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps è stato integrato, con Decreto del Ministero del Lavoro del 28 febbraio 2013, registrato alla Corte dei Conti il 14 aprile 2013, di 4 unità in rappresentanza degli enti soppressi. Si aumenta un organismo già pletorico e praticamente inutile. I componenti nominati resteranno in carica per la residua durata del Civ Inps che scade fra un poco.

Quando sull’onda di tangentopoli i sindacati uscirono dai consigli di amministrazione, si pensò di definire il governo degli enti pubblici ( la governance, per seguire un vezzo alla moda) sul cosiddetto modello duale, da una parte il Consiglio di Indirizzo e vigilanza nominato dai sindacati e dai datori di lavoro e dall’altra parte il Consiglio d’amministrazione di nomina governativa, formato da “tecnici”. Il decreto legislativo 479 del 1994,istituendoli,  non fa un netto riparto dei compiti, il che faceva pensare ad  un profilo di competenza sostanzialmente concorrente  tra civ e cda. Poi i Cda sono stati sciolti e i compiti assegnati ai presidenti degli enti come longa manus del governo, con delle eccezioni, come l’Inps dove il presidente è un potere – non codificato – quasi autonomo. Di fatto i Civ sono finiti in secondo piano.

Mentre l’Istituto rischia il crack, aumenta la pletoricità di un organismo pressocchè inutile e di mera rappresentanza che, peraltro, è già in scadenza.

Un merito però gli va dato, quello di aver proclamato, all’indomani dell’operazione soppressione Inpdap, che il suo disavanzo avrebbe messo in forse il pagamento di tutte le pensioni in Italia.

Il senso dell’operazione “sopprimi Inpdap” fu subito evidente: far pagare ai lavoratori i debiti dello Stato verso l’Inpdap, solo che gli apprendisti stregoni del governo tecnico non avevano previsto l’effetto dirompente sui conti dell’Inps e quando la Fornero era bene in sella, Mastrapasqua si era ben guardato di far presente la cosa. Infatti ai primi allarmi del Civ, Mastrapasqua il 1 ottobre  2012 attraverso un comunicato stampa affermava che “L’integrazione di Inpdap ed Enpals in Inps porterà alla creazione di un ente efficiente e trasparente, per tutti. A partire dal ruolo che devono giocare le Amministrazioni pubbliche in qualità di datori di lavoro di oltre tre milioni di lavoratori attivi. La previdenza dei dipendenti pubblici è strutturalmente deficitaria: il blocco del turn over negli enti pubblici ha creato un irreversibile sbilancio tra le entrate contributive e le uscite per prestazioni. Non è l’unica gestione in Inps ad essere in questa situazione. Ma il sistema previdenziale vive per sua natura della strutturale solidarietà tra gestioni”.

Le cifre che riguardano il passivo della gestione Inpdap sono già conosciute; –

Il presidente dell’Inps Mastapasqua

continuava Mastrapasqua – E questo non modifica la piena consapevolezza di una sostanziale stabilità dei conti dell’Istituto e del sistema previdenziale italiano. Gli effetti delle riforme degli anni scorsi e quelli della Monti-Fornero, che si produrranno compiutamente dal prossimo anno, hanno messo definitivamente in sicurezza i conti della previdenza italiana”. Questo lo scorso ottobre, nel frattempo i decreti attuativi non sono stati emanati e l’Inps senza peraltro varare nessun piano industriale, né il governo varato nessuna nuova governance, sta procedendo al completo assorbimento dell’Inpdap poco curando dell’integrazione di personale spesso altamente specializzato, discriminato anche dal punto di vista economico, il che sta destando non poche tensioni all’interno di quello che una volta veniva eufemisticamente definito il SuperInps.

Oggi lo scenario è improvvisamente mutato, ma non i protagonisti. Dopo l’ultimo bilancio il presidente dell’Inps si accorge che le prospettive non sono così rosee e anche per cautelarsi con il futuro governo ( alla fine ne verrà uno, si spera), prende carta e penna e il 22 marzo scorso avrebbe scritto al ministro del Tesoro, Grilli, ex direttore generale di Tremonti, e, per chi avesse memoria corta,  suggeritore per anni della sua “creativa”politica economica, e alla Fornero che può vantare la riforma delle pensioni, del lavoro, la soppressione dell’Inpdap e la creazione della categoria degli esodati. La lettera in questione, dopo aver citato la relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 in cui si sostiene che l’inglobamento di Inpdap ed Enpals sta affossando i conti dell’Inps, afferma che  il patrimonio netto dell’ente  è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” ( cioè fino al 2015); se le amministrazioni dello Stato rallentano ancora i pagamenti si corre perfino  il rischio di  non poter pagare le pensioni in tempo.   Conclude la lettera: “Minori trasferimenti, riduzione dell’avanzo patrimoniale, strutturale contrazione delle entrate contributive della gestione pubblica (ex Inpdap)” stanno mettendo a rischio “la più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”.

Nel bilancio di previsione 2013 approvato a fine febbraio dal Civ dell’Inps figurano  10,7 miliardi il disavanzo di competenza; 23,7 miliardi il disavanzo patrimoniale complessivo dell’ex Inpdap; un patrimonio netto sceso dai 41 miliardi del 2011 ai 15,4 previsti per quest’anno; 265,8 miliardi le prestazioni previdenziali da erogare contro un incasso in contributi stimato in 213,7 miliardi (ovviamente al netto delle compensazioni statali).

Ma non sono dati definitivi perché queste cifre dovranno essere riviste alla luce della nuova previsione di calo del Pil. Nel Def di settembre 2012, si prevedeva una recessione per il 2013 dello 0,2%,  su quello nuovo è di  -1,3%, mentre il Fmi in questi giorni fa una stima del -1,5%.

In conclusione, sembra che l’unica strada per assicurare gli attuali livelli di pensione agli italiani, sia quella di aderire alla previdenza complementare, perché nel sistema obbligatorio, con contributi sempre costanti del 33% a carico dei lavoratori, a seguito delle varie riforme, si hanno pensioni sempre più basse ad un’età sempre più alta. Questo tardivo grido di allarme può essere solo l’annuncio di una nuova riforma capestro, mentre nella previdenza complementare la rendita, essendo sempre ed esclusivamente legata ai contributi versati, non può essere diminuita.

Camillo Linguella

 

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