Sempre più pensioni sotto i mille euro: necessita la pensione integrativa

Scritto il alle 07:42 da [email protected]

 Non si è ancora spento l’allarme sull’enormità della spesa previdenziale e sulla possibilità che non ci si riesca a farvi fronte, che oggi scatta un nuovo allarme sulle pensioni: sono  estremamente insufficienti. Anche alcuni  possono godere di vitalizi mensili da 20.000 euro e passa ( politici, giornalisti, manager), 3.152.000 “cittadini “ italiani percepiscono una pensione inferiore a 500 euro.

Contro le basse pensioni, l’unica salvezza può essere costituita dalla previdenza complementare. Essa però presuppone un mercato del lavoro “normale” e tale lo sarà solo quando il lavoro a tempo determinato da patologico, diventerà fisiologico, cioè quando diventerà un’eccezione.

I dati che emergono dalla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istat e dall’Inps, sono veramente impressionanti.

Nel 2011 sono state spese per pensioni, 265.963 milioni di euro; il 16,8% del Pil. A fronte di questa immane esborso, solo il 23.1% percepisce una pensione tra 1.000 e 1.500 euro mensili, mentre il 13.3% delle pensioni è di importo mensile inferiore a 500 euro. Rispetto al 2010, la spesa è aumentata del 2,9% e la quota sul Pil è cresciuta dello 0,2. Naturalmente si tratta rilevazioni anteriori alla legge Fornero, per cui i dati complessivi di spesa dovrebbero migliorare, ma non gli importi individuali.

Le prestazioni pensionistiche sono classificate in sette gruppi: vecchiaia, invalidità, superstiti, invalidità civile, sociali e guerra, indennitarie,  Le rendite indennitarie sono quelle corrisposte a seguito di un infortunio sul lavoro, per causa di servizio e malattia professionale.

Le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) sono 18,6 milioni (il 78,4% del totale), per una spesa complessiva di 240.688 milioni di euro (il 90,5% del totale) e un importo medio annuo di 12.961 euro. Le pensioni ai superstiti sono il 20,6% e assorbono il 14,7% della spesa (per un totale di 39.113 milioni); il restante 5,9% delle prestazioni si riferisce agli assegni ordinari di invalidità e a pensioni di inabilità, che assorbono il 4,2% della spesa totale (11.159 milioni). Il gruppo più numeroso di pensionati (11,6 milioni) è rappresentato dai titolari di pensioni di vecchiaia.

I titolari di pensioni ai superstiti sono 4,5 milioni e, complessivamente, ricevono 72.549 milioni di euro. I beneficiari di pensioni di invalidità civile sono 2,6 milioni (il 66,1% è titolare anche di altre tipologie di prestazione) e i percettori di pensioni di invalidità 1,4 milioni (il 59,2% riceve anche altre prestazioni).

Quasi la metà delle pensioni viene erogata al Nord

Nelle regioni settentrionali si concentra circa la metà delle prestazioni pensionistiche (47,9%), dei pensionati (48,4%) e della spesa erogata (50,7%). Nelle regioni meridionali, la quota scende a un terzo (31,6% per le pensioni, 31,5% per i pensionati) e al 27,8% per la spesa complessiva. Le regioni centrali ricevono il 20,5% dei trattamenti, ospitano il 20,1% dei pensionati e assorbono il 21,5% della spesa erogata.

Differenze territoriali si rilevano anche rispetto agli importi medi delle pensioni, che risultano più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali (rispettivamente del 5,8% e del 4,8% rispetto alla media nazionale) e più contenuti nelle regioni del Mezzogiorno (il valore medio è pari all’88,1% del nazionale).

Sette pensionati su dieci hanno più di 64 anni

 Il 72,2% dei pensionati ha più di 64. Le pensioni sono erogate anche a soggetti non anziani (di età inferiore ai 65 anni); quote rilevanti delle rendite per infortunio e delle malattie professionali (37,5%), così come delle pensioni d’invalidità (27,8%), anche civile (41,4%), vengono erogate a soggetti di età inferiore ai 65 anni.

Quanto si prende di pensione

Tre pensionati su dieci ricevono meno di mille euro. Il 34,2% delle pensioni è di importo mensile inferiore a 500 euro; la stessa quota (34,2%) raggruppa quelle con importo tra i 500 e mille euro; il 13,6% è di importo compreso tra 1.000 e 1.500 euro mensili, mentre il 18,0% supera i 1.500 euro mensili. Oltre i tre quarti (76,9%) dei titolari di pensioni sociali percepiscono redditi di importo mensile inferiore ai 1.000 euro (il 39,1% non supera i 500 euro). La quota scende a meno della metà tra i pensionati di invalidità, anche civile (47,4% e 40% rispettivamente) e a un terzo tra i titolari di pensioni di vecchiaia (33,4%) e i superstiti (37,1%). Il 26,6% dei titolari di pensioni di invalidità civile non supera i 500 euro.

 Nell’indicare il riparto delle pensioni in base all’importo mensile, l’Inps e l’Istat, potevano fare uno sforzo in più e invece di indicare con un’unica voce quel 34,2% che percepisce oltre i duemila euro mensili, avrebbero fatto bene ad indicare quanti sono i percettori di pensioni superiori a 5000 euro e a 10.000 euro mensili e così via per conoscere almeno qual’ è l’importo massimo di una pensione individuale.

Infine c’è da registrare un lieve aumento la spesa per pensioni sul Pil Nel 2011, l’incidenza della spesa complessiva per prestazioni pensionistiche sul Pil è lievemente aumentata rispetto all’anno precedente (16,66% nel 2010 e 16,85% nel 2011). Il tasso di pensionamento (dato dal rapporto tra il numero delle pensioni e la popolazione residente) sale a 39,88 (era 39,20 nel 2010).

L’incidenza della spesa pensionistica sul Pil varia in funzione della tipologia pensionistica: aumenta per le pensioni di vecchiaia (dall’11,83% del 2010 al 12,06% del 2010), mentre diminuisce per le pensioni di invalidità (dallo 0,74% allo 0,71%), per quelle di guerra (dallo 0,10% allo 0,09%). Infine, non si registrano variazioni per la spesa per pensioni sociali, indennitarie e invalidità civili.

Le cifre nude e crude parlano da sé e non hanno bisogno di ulteriore commenti.  Il rapporto spesa previdenziale/pil dovrebbe scendere un poco nel 2012/2013 e stabilizzarsi negli anni successivi.

c.l.

 

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 19 aprile 2013 at 08:39

Fotografia molto lucida e ben argomentata della realtà in cui si trovano molti di noi.
Quando si dice che le prospettive non solo non sono rosee, ma sono in maggior parte drammatiche, ci si riferisce anche a quella fase della vita che, a Dio piacendo, si raggiungerà in un futuro non troppo remoto.
Non è questione di scarso ottimismo o di non voler reagire.
Il vero problema è posto nella fetta di reddito che rimane nelle tasche di ognuno di noi dopo, l’oramai acclamato, esproprio da parte dello Stato compiuto mediante tassazione eccessiva e contribuzione sociale (quest’ultima per “mantenere l’equilibrio delle entrate e delle prestazioni” magari proprio a vantaggio di chi si becca pensioni da 30.000 Euro al mese e magari fa il parlamentareo ancora bazzica in certi palazzi…), che arriva spesso a punte del 65-70% del reddito (mettiamoci pure imposte e tributi locali, bolli e spese rese obbligatorie).
E come me la costruisco la pensione integrativa con quello che mi rimane?
Mi devo vestire, gradirei mangiare tutti i giorni, una settimanina di vacanza all’anno proprio ci starebbe bene, ma non penso alla Polinesia…
E’ sempre più marcata la sperequazione tra fascie sociali e vale sempre più il detto “pancia piena non pensa a quella vuota”.
Ma tutti si guarda alla farsa di nuove elezioni: del Presidente o politiche il risultato è sempre uno solo: nuove bocche voraci da sfamare e Paese ed abitanti sempre più in declino.
Buona fortuna a tutti

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