Quando il dipendente pubblico iscritto alla previdenza complementare cambia lavoro

Scritto il alle 09:42 da [email protected]

La previdenza complementare nel pubblico impiego non sembra decollare come si era pensato. Questo è un fatto incontrovertibile. Agli elementi tradizionali di diffidenza si aggiunge per il settore la stretta economica che dura ormai da ben 5 anni: nessun rinnovo dei contratti  e riduzione del salario di produttività, tralasciando la diminuzione buoni pasto con cui ci facevano la spesa ( e così la loro perdita si estende ai commercianti).

Gli amministratori di Perseo e Sirio stanno sudando le tradizionali sette camicie e anche qualcuna in più per raggiungere gli obiettivi prefissati e sicuramente li raggiungeranno. Intanto incombe la spending review. In tempo di spending review quei dipendenti che non saranno collocati a riposto rischiano di essere trasferiti da una amministrazione all’altra, oppure qualcuno, pochi in verità, cerca un’altra sistemazione magari nel privato.

Che succede in questi casi se il lavoratore in questione è iscritto ad un Fondo pensione complementare? Innanzitutto  bisogna vedere se fra il vecchio lavoro e quello nuovo c’è o meno interruzione, se si rimane sempre nell’ambito del settore pubblico oppure si va in quello privato. Una vecchia circolare dell’Inps, gestione Inpdap esamina  le possibili fattispecie.

Il succo è questo: finchè rimane l’iscrizione continuativa all’ex Ente di previdenza dei ministeriali, non viene versata nessuna somma ai fondi che continuano ad essere gestiti come prima. Se invece c’è una interruzione anche di un solo giorno o si  va a lavorare nel settore privato, l’ex Inpdap conferisce le somme accantonate e rivalutate al Fondo. Vediamo sommariamente le varie ipotesi..

Quando un dipendente pubblico iscritto ad un Fondo di Previdenza complementare cessa dal rapporto di lavoro non seguito immediatamente da un successivo impiego presso un altro datore di lavoro pubblico, l’ex Inpdap conferisce al Fondo il montante maturato comprensivo delle quote di Tfr nonché delle quote, se spettanti, pari all’1,5% su base utile Tfs . Se non c’è interruzione di iscrizione, la posizione individuale accantonata e rivalutata non può essere trasferita al fondo anche in caso di trasferimenti, riscatti e accesso alle prestazioni di previdenza complementare.

Giova sottolineare che per i dipendenti pubblici, ai sensi dell’art. 23, comma 6 del D.lgs. 252/05 si applica la normativa in vigore prima, il D.lgs. 21 aprile 1993, n. 124, e successive modifiche, e disposizioni con carattere di specialità.

In questi casi, il conferimento della posizione figurativa di previdenza complementare non è contestuale e avviene in un momento successivo, quando la cessazione del rapporto di lavoro comporta anche la chiusura del rapporto previdenziale presso la  gestione Inpdap dell’Inps.

Riscatto e trasferimento per perdita dei requisiti di partecipazione al fondo continuando ad essere iscritto alle gestioni del Tfs-Tfr dell’ ex Inpdap

I lavoratori iscritti ad un fondo pensione negoziale di dipendenti pubblici possono riscattare o trasferire ad altro fondo la posizione quando perdono i requisiti di partecipazione (es. dipendente della Scuola che passa ad un Ente locale). In base al principio della continuità di iscrizione alle gestioni del fine servizio, l’ex Inpdap non può procedere al trasferimento del montante figurativo al fondo fino alla cessazione dell’iscrizione all’Inpdap. Il lavoratore può chiedere il trasferimento della sua posizione oppure il riscatto. Nella prima ipotesi, poiché il trasferimento tra fondi pensione negoziali (per esempio tra Espero e Laborfonds o tra Espero e Perseo) avviene in continuità iscrittiva presso la gestione Inpdap dell’Inps, l’Istituto continua a contabilizzare il montante virtuale, maturato presso il fondo di provenienza, incrementandolo con i nuovi accantonamenti di Tfr (ed eventualmente di Tfs) e rivalutandolo in base ai tassi di rendimento riferibili al nuovo fondo pensione negoziale di destinazione (quelli del paniere o del fondo stesso, a seconda dei casi).

Diversa è la situazione di quei lavoratori che chiedono (ed ottengono) il riscatto della posizione maturata presso il fondo negoziale perché assunti in un nuovo comparto diverso senza che vogliano iscriversi al Fondo relativo della nuova categoria (iscritto ad Espero, passato agli Enti locali che non vuole iscriversi al Fondo Perseo). In ossequio al principio della continuità iscrittiva e previdenziale, l’istituto non opera il conferimento, si tiene il montante e continua a rivalutarlo figurativamente applicando il tasso di rivalutazione pari alla media dei rendimenti del paniere dei fondi di cui all’art. 2, comma 5, del Dpcm 20 dicembre 1999 e successive modifiche e non già quello del fondo pensione di provenienza. Alla cessazione del rapporto di lavoro, che comporta anche l’interruzione del rapporto previdenziale, l’ex Inpdap conferisce il montante figurativo al fondo di provenienza.

Trasferimento ad altra forma pensionistica individuale in costanza di rapporto di lavoro

Il lavoratore pubblico iscritto ad un fondo negoziale può trasferire la posizione ad una forma pensionistica complementare individuale, cioè ad un PIP p. es, in costanza di rapporto di lavoro, dopo un periodo minimo di partecipazione al fondo di provenienza (dopo i primi cinque anni di vita del fondo e, successivamente, dopo 3 anni). Il trasferimento riguarda il montante accumulato presso il fondo a cui potrà aggiungersi quello contabilizzato e rivalutato dall’ex Inpdap solo alla cessazione del rapporto di lavoro, non seguito immediatamente da un successivo rapporto di lavoro. L’Istituto continua a rivalutare il montante figurativo applicando il tasso di rivalutazione pari alla media dei rendimenti del paniere dei fondi. Resta fermo che, a partire dalla data di trasferimento alla forma pensionistica individuale, il montante figurativo di previdenza complementare contabilizzato dall’Inpdap non può essere più alimentato dalle quote maturande di Tfr, perchè il Tfr non può essere versato ai Pip, come previsto dalla normativa vigente per i dipendenti pubblici.

L’ex gestione Inpdap conferisce il montante figurativo maturato fino al trasferimento, comprensivo delle successive rivalutazioni, alla forma pensionistica complementare che detiene la posizione del lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro e della quale abbia ricevuto notizia. In assenza di notizie, l’ex Inpdap trasferisce il montante maturato al fondo pensione negoziale di provenienza.

Pensionamento presso il fondo avvenuto in mancanza di cessazione del rapporto di lavoro

In base all’art. 7 dlgvo, n 124/93, si può quindi aver diritto alla pensione complementare pur continuando a lavorare. Anche in questi casi, in ossequio al principio della continuità iscrittiva il soppresso ente di previdenza dei dipendenti pubblici, ora Inps, non può trasferire il montante figurativo relativo alle quote di Tfr, accantonate e rivalutate, se non al momento della cessazione del rapporto di lavoro, anche se il fondo ha già provveduto alla liquidazione della prestazione sulla base della posizione detenuta direttamente. In tal caso, all’atto dell’acquisizione del montante figurativo trasferito dall’Inpdap, il fondo provvederà ad una riliquidazione della prestazione.

Camillo Linguella

 

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