Con la nuova Social Card un aiuto da 200 a 400 euro mensili per i meno abbienti

Scritto il alle 09:03 da [email protected]

Stanziati 50 milioni di euro. I soggetti privati possono effettuare versamenti per incrementare il fondo destinato alla lotta alla povertà. Esclusi i nuclei che posseggono un’automobile!

Il 10 aprile 2013 è stato registrato dalla Corte dei Conti il Decreto Interministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che avvia la sperimentazione della nuova social card. La sperimentazione coinvolgerà le 12 città più grandi del paese – Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona – durerà un anno e avrà a disposizione un budget di 50 milioni di euro che sarà ripartito fra le suddette città sulla base della popolazione media e dell’incidenza della povertà assoluta nell’ultimo triennio. Fra le città  individuate per la  sperimentazione, l’incidenza della povertà è più alta a  Bari, Catania, Napoli e Palermo.

La nuova social card affiancherà la ‘vecchia’ carta acquisti del 2008, che, nel frattempo, continuerà a essere distribuita. La vecchia Carta Acquisti è utilizzabile nei negozi alimentari, nelle farmacie e nelle parafarmacie e presso gli Uffici Postali per pagare le bollette elettriche e del gas. Gli esercizi commerciali che espongono il marchio del Carrello offriranno, inoltre, sconti aggiuntivi alle normali promozioni. Consente  di  accedere direttamente alla tariffa elettrica agevolata.

La Carta Acquisti vale 40 euro al mese ed è ricaricata automaticamente ogni due mesi con 80 euro.  Una carta ricaricata ogni due mesi direttamente dallo Stato e utilizzabile negli esercizi commerciali del circuito Mastercard. La nuova social card è destinata alla lotta alla povertà minorile a partire dalle famiglie più marginali rispetto al mercato del lavoro con importi non eccezionali, ma decisamente migliori.

I Comuni possono integrare il budget assegnato con loro fondi, mentre anche i soggetti privati possono contribuire. Chissà se ne sono a conoscenza i vari fustigatori della casta politica, percettori a loro volta  di laute prebende e pensioni ( della serie da che pulpito viene la predica) e se ne faranno uso. Ma questa possibilità viene detta in secondo ordine, quasi in sordina, mentre secondo me si dovrebbe fare una vera campagna del tipo “pubblicità progresso”.

I soggetti privati che effettuano versamenti a titolo spontanei e solidale al fondo, possono vincolare l’utilizzo dei propri contributi a specifici utilizzi. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto, i Comuni sperimentati stilano una graduatoria dei nuclei familiari che hanno fatto domanda ma  possono essere individuati anche sulla base di precedenti avvisi pubblici relativi a politiche comunali aventi le stesse finalità.
I comuni inoltre individuano a caso, fra i nuclei familiari prescelti due gruppi. Per quelli facenti parti del primo gruppo vengono formulati dei progetti personalizzati volti al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale. Il progetto avrà natura multidimensionale mediante azioni volte, tra l’altro, a migliorare le possibilità di reimpiego per gli adulti, ma anche la performance scolastica dei bambini e dei ragazzi. La nuova social card si integra con gli interventi ed i servizi sociali erogati dai Comuni, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e la scuola.
Qui si nasconde  l’insidia peggiore  per gli aspiranti della poor card, in quanto non sempre la burocrazia comunale sarà efficiente e veloce nel fornire questi progetti personalizzati. Inoltre oggi qualsiasi esponente pubblico, sia assessore, consigliere comunale o dirigente comunale, si muove con i piedi di piombo nel seguire pedissequamente tutte le procedure per evitare  ricorsi e qualche avviso di garanzia. Oggi si ricorre per tutto e la cura dei burocrati nella loro attività è quella di non prestar fianco a ricorsi da cui poi spesso seguono incriminazioni  per abuso di potere, concussione e così via…
Il gruppo dei beneficiari senza progetto costituisce un gruppo di controllo per gli altri. Per comprendere a pieno la macchinosità della procedura per avere quei quattro miseri euro, vi invito a leggere l’art. 3 del decreto.
Per accedere bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:
•    Essere cittadino italiano oppure extracomunitario con in possesso di almeno il permesso di soggiorno per lungo periodo,
•    Essere residente in uno dei suddetti comuni sperimentati,
•    Avere un determinato isee
•    Nessuno della famiglia deve avere una macchina acquistata da almeno un anno, oppure se acquistata prima non deve avere una cilindrata superiore a1300 cc!
•    Nella famiglia ci deve essere almeno qualcuno di età inferiore a 18 anni,
•    Disoccupazione da almeno 36 mesi.


Il beneficio varia da 230 a 400 euro al mese a seconda delle dimensioni dei nuclei familiari.
Il comune si accerta dei requisiti di nullatenenza collegandosi con l’agenzia delle entrate.
La sperimentazione ha durata di 12 mesi a decorrere dall’accredito del primo bimestre.

Camillo Linguella

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