Espero sfiora il tetto dei centomila aderenti

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Espero è il Fondo nazionale per la pensione complementare per i lavoratori della scuola,Operativo dal 2003, su un bacino di 1.300.000 potenziali aderenti, dieci anni dopo ha 98.280 iscritti. Anche se è uno dei più grandi fondi negoziali italiani, non si è sviluppato secondo le previsioni. Solo il 5% dei pubblici dipendenti è fermamente convinto della necessità della previdenza complementare.

Si è tenuta il 23 aprile 2013 a Roma l’Assemblea dei delegati del Fondo Pensione Espero, il fondo per la pensione complementare per i lavoratori della scuola. Nella mattinata   è stato approvato il bilancio 2012, mentre nel pomeriggio si è svolto un animato dibattito ed un’ampia tavola rotonda sul tema “la previdenza complementare nella P.A.: ostacoli attuali e decisioni da assumere”. Il fine ultimo è quello di capire il perché, nonostante tutti gli sforzi profusi, a dieci anni dalla operatività gli aderenti non superano i 100.000 iscritti su un bacino potenziale  di un milione e trecentomila.

La sessione pomeridiana era aperta anche ad invitati esterni; vi hanno partecipato i presidenti degli altri due fondi pensione del Pubblico Impiego, Perseo e Sirio e il presidente dell’Aran. Le conclusioni sono state fatte dal commissario della Covip, Rino

R.Tarelli Commissario Covip

Tarelli.

Quello che emerge da tutte le indagini, non solo è la mancata consapevolezza del problema della “micragnosità” delle future pensioni, ma anche  una pressocchè totale ignoranza del pianeta previdenziale. Il che d’altra parte è ampiamente comprensibile se si tiene conto che dal 1992 ad oggi ci sono state circa 20 riforme sulle pensioni, più una quarantina di leggi non sempre di  portata insignificante. Già questo “sciunami” crea dei grattacapi a più di un esperto del settore, figuriamoci alla gente comune. Un’altra difficoltà per Espero,  è quella della polverizzazione dei posti di lavoro da raggiungere. Sono circa 45000, tante sono le scuole in Italia.

In questo contesto l’Amministrazione diventa decisiva per la raccolta delle adesioni. Purtroppo, a parere di alcuni relatori, spesso la dirigenza scolastica agisce oggettivamente da freno, perché semplicemente molte volte pensa che sia tempo sprecato dedicarsi alla previdenza complementare.

Ma se persiste tanta confusione sotto il cielo, significa che la voragine conoscitiva, denunciata da tempo dalla Covip, non è stata minimamente colmata. Ognuno però si arrangia come può. Espero per esempio a fianco degli strumenti tradizionali, cerca di fare una  comunicazione più efficace anche tramite  il call center. I call center in genere sono degli strumenti kafkiani che hanno l’unico scopo di impedire a qualcuno che ha bisogno di qualcosa,  di parlare con una persona in carne ed ossa, facendo perdere un sacco di tempo, in attesa che ci sia “il primo operatore disponibile” e di non attaccare per non “perdere la priorità acquisita”,  queste attese di converso, danno la possibilità di farsi una cultura musicale. Altro marchingegno diabolico  è quello della preselezione del servizio: se si vuole questo premi 1 se vuoi quell’altro premi due, se vuoi il pareggio … premi X.  Il call center di Espero invece è strutturato in maniera opposta, non è un filtro ma mette subito in comunicazione col qualcuno in grado di risolvere il problema, Questo almeno finora.

La perdurante disparità fra norme che disciplinano la previdenza complementare dei dipendenti pubblici e quelli privati, meno vantaggiose per i primi, creano allarmi facendo nascere dei dubbi. Le amministrazioni e le organizzazioni sindacali non hanno il fine di “adescare” le persone, ma spiegare loro il secondo pilastro e la sua convenienza

Partendo dalla constatazione che solo il 5% dei pubblici dipendenti è fermamente convinto della necessità della previdenza complementare e che i promotori finanziari consegnano una documentazione sostanzialmente corretta redatta secondo le indicazioni della Covip, ma i discorsi fatti a voce non sempre lo sono si verifica che la scelta dei lavoratori per tutelarsi nella vecchiaia è orientata principalmente sui PaC  i piani di accumulo, seguono le assicurazioni sulla vita, che sono le più costose in assoluto e poi i Pip che sono forme di previdenza complementare che per i pubblici dipendenti non prevedono l’apporto del Tfr né il contributo del datore di lavoro e non tutti sanno che i costi dei  Fondi sono più bassi perchè fra l’altro non devono versare nessuna provvigione ai promotori finanziari che vanno in giro a stipulare le polizze. I Fondi pensione infatti non hanno scopo di lucro.

Alla luce delle adesioni ad Espero, anche se si tratta di cifre di tutto rispetto, e alle difficoltà che incontrano in questo momento di avvio Perseo e Sirio, qualcuno ha posto il problema se era utile costituire ben tre fondi del pubblico impiego, addirittura si è parlato di scelta suicida. Il problema  della costituzione di tre fondi, però è stato più voluto  da parte datoriale che delle OOSS, per la tutela delle diverse specificità ed è un bene che sia stato fatto così, perché il panorama pubblico è molto variegato e richiede approcci diversi. Infatti intervenendo successivamente il presidente di Perseo, il fondo pensione degli enti locali e della sanità, Bruno Bugli ha sottolineato che quello degli enti locali è costituito da una popolazione molto eterogenea, dove non sempre l’interlocuzione è facile, nonostante i raccordi con l’Anci e la Conferenza delle Regioni e le varie Asl. E’ difficile avere una linea di condotta operativa comune. Inoltre i Comuni avanzano preoccupazioni di carattere economiche in quanto non sarebbero in grado di stanziare le risorse sufficienti per tutti i loro dipendenti. Questa è una preoccupazione eccessiva e inconsistente, perché su una platea di 1.500.000 di lavoratori, Perseo deve iscriverne almeno 30.000 nel primo anno, il che significa che i Comuni possono stanziare una contribuzione solo per un 5/10% dei loro dipendenti e non per la loro totalità.

Poiché il numero delle adesioni rimane in prospettiva sempre basso, secondo Bugli, per tutelare i lavoratori da future pensioni di fame, occorrerebbe studiare un meccanismo quasi obbligatorio di iscrizione.

Il presidente di Sirio, Giorgio Allegrini, invece, fermo rimanendo che sulla fusione dei fondi si potrà vedere in un momento futuro ed in altre sedi, stante la specificità del fondo da lui presieduto, che gli consente di avere un minor numero di interlocutori datoriali, il percorso sembra più facile. Allegrini ha altresì raccontato che durante un incontro per spiegare il funzionamento di Sirio in una Direzione Generale di un Ente pubblico non economico, la riunione è stata brevemente interrotta da un flash mob di un  sindacato che si batte da anni per far risparmiare alle pubbliche amministrazioni il contributo dell’1% che spetta ai dipendenti che si iscrivono ai fondi pensione, in modo che abbiano pensioni più basse. E poi c’è qualcuno che li incolpa di mirare allo sfascio, mentre sono così sensibilmente attenti a ridurre la spesa pubblica! Dopo di che se ne sono andati e la riunione è proseguita con maggiore interesse proprio approfondendo le contestazioni fatte.

Gasparrini Presidente Aran

Questo a significare l’importanza della conoscenza e la corretta informazione.  Ma una novità essenziale è contenuta nella nota del Mef del  18 aprile 2013, con la quale  ha comunicato che a breve sarà disponibile sul portale “NoiPA” il servizio selfservice dedicato alle adesioni per la previdenza complementare di tutti i dipendenti pubblici gestiti dal Mef stesso. Per Gasparrini dell’Aran, il problema non è la ricerca di ha più colpe, se le OOSS, i datori di lavoro o altro, ma le parti istitutive, assieme alla struttura dei fondi devono fare squadra nella diffusione e la raccolta delle adesioni. Lo stesso ruolo dell’Aran deve essere ripensato. D’intesa con la Funzione Pubblica, non può solo limitarsi a sottoscrivere gli accordi, ma deve svolgere un ruolo attivo per la loro realizzazione. Secondo Tarelli,  che ha chiuso i lavori, il mancato decollo della previdenza complementare nel P.I. dipende essenzialmente dal fatto che non si crede al messaggio sulle future pensioni di fame; nella  maggior parte dei dipendenti pubblici è ancora radicato il concetto  che ci saranno pensioni adeguate, oppure non ci saranno per niente.  Un altro elemento da definire è quello del tasso di sostituzione equo. Quando indica il rapporto fra ultimo stipendio e prima rata di pensione, va bene, ma fissarlo per legge ad una certa percentuale, in genere si invoca un tasso di sostituzione pari al 60%, allora bisogna definire su quale stipendio e con quanti contributi versati, tanto per citare  alcuni elementi definitori.

Ma  a seguito della crisi economica, quello che è successo per le pensioni, succederà nella Sanità, cioè lo Stato ritiri gli attuali livelli di copertura. Bisogna andare verso un welfare allargato ed i fondi non si dovranno occupare solo di previdenza, ma anche della salute dei lavoratori. A conclusione non si può che tirare una amara considerazione: con l’affievolimento degli interventi della sanità garantiti a tutti, si avranno parecchi effetti, negativi per gli interessati, ma positivi per i conti pubblici e poiché questo è il Moloch a cui ogni sacrificio è dovuto, non possiamo che essere contenti. Con meno sanità si ha una maggiore mortalità, con una maggiore mortalità si hanno pensioni pagate per minor periodo di tempo. Si sconfigge il  longevity risck  e Moloch-Mastrich sarà contento ( si spera), noi un po’ meno.

Camillo Linguella

 

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