Due o tre mosse per la complementare

Scritto il alle 08:57 da [email protected]

La previdenza complementare langue nel più completo disinteresse di tutti. I Fondi pensione e un po’ meno le compagnie di assicurazioni con armi impari cercano di colmare quel persistente vuoto informativo denunciato da tutti. Non è che non si faccia informazione, anzi, è un fiorire di convegni, seminari, eventi, giornate nazionali per la previdenza e giornate per il futuro.

Proprio in questi giorni il Fondo Espero, uno dei più importanti Fondi Pensione negoziali italiani, quello per i lavoratori della scuola, ha assegnato a Pan Comunicazione la realizzazione di una iniziativa di comunicazione integrata, on e off line.Ma tutto ciò arriva sempre ad una platea ristretta di operatori e poco al grande pubblico.

In occasione della Giornata Nazionale della Previdenza 2013, invece del solito bla bla bla, si possono indicare due o tre cose per il rilancio della previdenza complementare.

Questo è un problema come si dice di non poco conto. Intanto la prima cosa da far capire è che la pensione di previdenza complementare è più sicura e certa rispetto a quella dell’Inps. Infatti le regole della complementare sono state varate con il decreto legislativo 124 del 1993 e poi c’è stata una successiva riforma con il decreto legislativo 252 del 2005. Riforma nel vero significato della parola, nel senso che ha comportato dei miglioramenti, non come è nell’uso di oggi che quando si riforma qualcosa significa tagliare e diminuire. In circa 20 anni solo questi due provvedimenti fondamentali, a dimostrare la solidità dell’impianto disegnato.

Da allora le regole sono sempre quelle. Viceversa per la pensione pubblica non si ha più nessuna certezza, né quanto si prenderà come importo, né quando si potrà andare in pensione.

Ogni anno e spesso anche nel corso dello stesso anno cambiano i criteri di accesso alla pensione e modalità di calcolo, a fronte di un versamento costante di contributi pari al 33% della retribuzione. Non è che si dice prenderai una pensione di minore importo e qualche anno più tardi, ma in compenso ti diminuisco i contributi. No, la contribuzione rimane invariata, ma il risultato cambia. Né vale più la scusa della sostenibilità del sistema, perché con l’estensione del contributivo a tutti dal 2012, l’importo della pensione è strettamente collegato ai contributi versati, senza nessun “addolcimento” di carattere sociale. Ergo, facendo un discorso razionale, c’è la necessità di  una pensione aggiuntiva.

Ma i ragionamenti delle persone poche volte sono razionali. Le conclusioni cui spesso arriviamo alla fine dei ragionamenti non tengono conto delle premesse di partenza. ( D’altra parte se fosse così l’Italia non avrebbe bisogno più di niente. Quello che ci difetta è proprio a volte la logica e la coerenza).

Di fronte al ristagno delle adesioni, oltre alla campagna informativa occorre adottare due o tre misure migliorative, se no tutto si riduce ad un innutile chiacchiericcio. Si parla tanto di riduzione delle tasse. Ecco come un intervento mirato potrebbe aumentare le adesioni, più che la iscrizione obbligatoria come sembrano volere in molti. Non parliamo di tassare in maniera ridotta le pensioni, come avviene negli altri paesi dell’Ue, Germania in testa, ma almeno sulla previdenza di secondo livello. Innanzitutto equiparare le regole fra lavoratori pubblici e privati. Non si comprende perché per i dipendenti privati sono deducibili € 5164,57 annui, mente per i pubblici I contributi sono deducibili dal reddito imponibile entro il limite più basso tra:

- il 12% del reddito complessivo 

–     l’importo assoluto di € 5164,57 annui 

–    il doppio del TFR versato a previdenza complementare.

Tanto per fare un esempio; per non parlare della tassazione della rendita. Per il  lavoratore del settore privato, sia per le prestazioni in forma periodica che per le prestazioni in capitale, viene applicata una ritenuta nella misura del 15%. Per ogni anno successivo al 15° di partecipazione alla forma complementare c’è una riduzione annua di 0,30 punti sino ad un massimo di 6 punti, in pratica al 9%, mentre quella pubblica con le normali aliquote irpef. Come detto,  la prima cosa da fare è la realizzazione della più volte promessa equiparazione dei regimi fiscali.

Questa misura di per sé non è risolutiva, perché sarà compresa o semplicemente afferrata come opportunità da pochi, e quindi occorre qualche strumento più persuasivo, e sempre per restare nel campo dei pubblici dipendenti, occorre estendere il silenzio assenso. Ora che il governo si è impegnato nelle sue dichiarazioni programmatiche alla risoluzione del problema dei precari nella pubblica amministrazione la proposta cade a “fagiolo”. Occorre chiamare a decidere anche i lavoratori pubblici entro sei mesi dalla loro assunzione se vogliono destinare in via definitiva a una forma pensionistica complementare le quote del TFR ancora da maturare oppure di farli decidere in un secondo momento. Il TFR maturato fino a quel momento sarà contabilizzato figurativamente dall’Inpdap/Inps. Se non si  effettua alcuna scelta in modo esplicito, l’iscrizione è automatica nel fondo pensione negoziale di categoria (cosiddetto ”conferimento tacito”).

Per tutti, lavoratori pubblici e privati occorre adeguare il tetto della deducibilità per i contributi versati a previdenza complementare, portandolo  da 5164,57  ad almeno 7746,85 euro. Si ricorda che la cifra dei 5164,57 viene dalla trasformazione dei vecchi 10milioni di lire in euro. 7746,85 euro equivalgono ai vecchi 15milioni di lire.

Inoltre, poiché  i Fondi pensione sono chiamati a svolgere funzioni “previdenziali” e non solo pensionistiche (es. intervento anticipazioni per “sisma” Emilia; intervento del Fp con riscatti parziali e totali in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali o degli esodati),  anche il loro ruolo deve essere ripensato, delineandolo  come ad uno strumento che accompagna il lavoratore alla pensione con la possibilità di “sostenerlo”, integrando le tutele pubbliche non solo al raggiungimento dell’età pensionabile, ma anche lungo il tragitto se succede qualcosa del suo rapporto di lavoro. Occorre una riflessione sulle prestazioni previdenziali del fondo pensione in fase di accumulo e rapporti con altre forme di sostegno del reddito (prestazioni accessorie e valorizzazione dei diritti antepensionamento) senza stravolgere la finalità pensionistica o sovrapporsi ad altri istituti ma poter  erogare una pensioni complementare  anticipata per lavoratori in stato di bisogno ma non ancora troppo “anziani” per andare in pensione.

Camillo Linguella

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.3/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
Due o tre mosse per la complementare, 9.3 out of 10 based on 4 ratings
1 commento Commenta

Articoli dal Network
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
La formazione rimane un elemento centrale in ActivTrades che ha già preparato gli appuntamenti form
Deutsche Bank: trimestrale BOOM, ma forse i motivi sono molto più profondi di quanto possiate pen
Avvio tranquillo per il Ftse Mib che col passare dei minuti sembra prendere consapevolezza della pro
Elucubrazioni sparse: pensieri in una notte ricca di fulmini e saette. In una sera di mezza estat
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Continua il momento positivo per la borsa USA e il COT conferma una tendenza positiva. Ma l'interm
Per tante motivazioni, più volte spiegate qui sul blog e nel video di TRENDS, l’oro è stato
Se cercavate il cigno nero, forse cercatelo in vesti diverse, magari mascherato con un parrucchi