Meno pensioni = più occupazione?

Scritto il alle 09:21 da [email protected]

Ci risiamo con le pensioni. Non si è ancora depositata la polvere sollevata dal clamore della riforma Fornero, che comunque va rivista,  che già si pensa di por mano nuovamente alle pensioni. Ma non nell’ambito di una di un ragionamento organico e complessivo, ma a spizzichi e a bocconi, come sempre. Con 40 anni di “marchette” la pensione va data subito ed intera.

Nei piani del Governo, come aveva già annunciato il premier Letta Enrico, si dovrebbe introdurre una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione consentendo ai lavoratori anziani di andarvi prima dell’età prevista dalla Fornero con una decurtazione. Per ogni pensionato a part time ci sarà un giovane occupato full time. Ma non dimentichiamo i disoccupati over 40 anni che pure sono un milione e mezzo.

Nella sua  prima audizione alla Commissione lavoro del Senato del 14 maggio 2013,  il

Il ministro del Lavoro Giovannini

ministro del lavoro Giovannini rispetto alle pensioni ha fatto solo un fugace accenno alla staffetta intergenerazionale.

Staffetta che oggettivamente suscita più di qualche perplessità. Naturalmente un giudizio preciso potrà essere fatto solo di fronte ad un testo scritto approvato dal Parlamento. Ma così, a lume di naso la proposta non sembra risolutiva. Questa la staffetta era già stata prevista dalla legge Treu del 1997 e non ha funzionato: i lavoratori che hanno aderito sono stati pochissimi. Rispetto al taglio della pensione potrebbero rispondere solo quelli che se la passano bene oppure hanno già qualche lavoro in nero o pensano di accedere al mercato sommerso  per compensare il taglio pensionistico. Per chi guadagna 1200/1400  euro al mese,  andare in pensione prima e prendere un assegno di poco superiore all’assegno sociale che è 442.30 euro, non è una prospettiva esaltante.

L’occupazione compresa quella giovanile, ma non esclusivamente, perché non dimentichiamo che ci sono circa un milione e mezzo di over 40 anni senza lavoro, si risolve creando nuovi posti di lavoro, cioè nuove opportunità e  nuovi investimenti.

Se no si ritorna all’antico quando nelle piazze si gridava “lavorare meno, lavorare tutti” e si pensava che la settimana lavorativa di 35 ore fosse la soluzione dei problemi.

.  Poi si è visto come è andata a finire.

Un ulteriore intervento  sulle pensioni anticipate, da far valere se non a tutti, per una fase transitoria ai soli lavoratori di imprese  in difficoltà o che hanno chiuso i battenti, è quello sulla anzianità contributiva masima.

Dallo scorso anno le pensioni di anzianità sono state sostituite da quelle anticipate. Per il 2013 per gli uomini sono richiesti 42 anni e 5 mesi  di contributi, mentre per le donne  41 anni e 5 mesi. Dal 2014 tali requisiti subiranno l’ulteriore innalzamento di un mese. In caso di aumento legato alla speranza di vita, dal 2016 si applicherà un ulteriore aumento di 4 mesi e dal 2019 gli adeguamenti diventeranno biennali. Così la possibilità di avere la pensione anticipata diventerà teorica perchè si entra sempre più  tardi nel mondo del lavoro e quindi essa potrebbe avere  una decorrenza successiva a quella di vecchiaia.

Secondo Alberto Brambilla, docente alla Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica di Milano, una volta cioè che un lavoratore ha fatto 40 anni utili per la pensione (compresi 2 anni di contributi figurativi esclusivamente per malattia o maternità)dovrebbe poter andare in pensione senza introdurre penalizzazioni , indipendentemente dai limiti di età, come è stato fatto in Francia. Questa scelta, quella di permettere di andare in pensione a chi ha 40 anni pieni di contributi, non compromette la sostenibilità del sistema perchè si tratta di poche coorti di lavoratori all’anno, quelle di chi ha cominciato a lavorare molto presto.

Camillo Linguella

 

 

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