Giornata nazionale della Previdenza 2013: uno sforzo enorme a favore della conoscenza

Scritto il alle 06:49 da [email protected]

Terminata la maratona dei tre giorni della GNP2013, si può fare un primo  bilancio sia pure approssimativo ed affrettato della kermesse che ha spaziato dalla previdenza strettamente intesa, al lavoro al welfare integrato. Intesa San Paolo adotta il life cycle. La novità fondamentale è il coinvolgimento dei giovani. Ma rimane ancora tanto da fare per la colmatura della voragine informativa.

La GNP nasce con l’obiettivo  di sensibilizzare  i lavoratori dipendenti ed i giovani, anche quelli  non ancora inseriti nel mercato del lavoro a causa della perdurante crisi, sulla necessità di progettare la propria futura pensione. A questo  obiettivo è stato  affiancato quello  dell’acquisizione si nuovi spazi per la tutela della salute.  Cioè colmare quei vuoti che il welfare pubblico lascia scoperti man mano che si ritira da questi obblighi  riducendo la spesa pubblica in settori che andrebbero invece rafforzati. Non tutti conoscono questa inversione di tendenza specie fra i  giovani. Pochi sono consapevoli del fatto che devono pensare al proprio futuro pensionistico e pochi sanno cos’è la previdenza complementare, e i suoi  vantaggi.  I risultati statistici parlano chiaro. C’è una diffusa ignoranza in questa materia. Invece è importante far conoscere  che se avranno versato in maniera insufficiente dovranno lavorare anche da “vecchi”. Per garantirsi un futuro migliore  dovranno necessariamente iscriversi alla previdenza complementare .

 Una affermazione della Covip diventata classica, parla in questo caso di “voragine informativa”. Ecco, uno degli scopi più ambizioni della GNP forse è proprio questa, cercare di colmare la voragine informativa.

Il presidente dell’Inps Mastrapasqua intervenendo alla manifestazione ha ripetuto l’ennesimo dato che ormai sappiamo a sufficienza, cioè che l’adesione  alla previdenza complementare è bassa, ferma al 25% mentre negli altri paesi raggiunge il 90%, omettendo sempre di dire che negli altri paesi non esiste l’istituto del Tfr che è il secondo pilastro storico degli italiani. E poi non è sempre così perché in Inghilterra per esempio proprio per superare la carenza delle adesioni, si sta passando ad un sistema quasi obbligatorio di iscrizione ai Fondi Pensione.

Il problema comunque esiste e nello spazio dedicato ai fondi pubblici Espero Perseo e Sirio, oltre ad evidenziare nuovamente la necessità di equiparare le regole fra dipendenti pubblici e quelli privati per  facilitare l’adesione ai neo fondi, è stato altresì evidenziato che esiste un blocco culturale da rimuovere.

 Quello della piena comprensione della previdenza complementare  forse è il compito più alto della GNP. Secondo Alberto Brambilla, il coordinatore della manifestazione  non solo è fondamentale indivuare  bene lo strumento di previdenza, ma soprattutto partire quanto prima, perché il risparmio previdenziale per essere coerente con i fini che si propone, deve avere un arco di tempo molto lungo.

Le forme di previdenza complementare sono essenzialmente i fondi negoziali ed i fondi aperti ed i Pip, entrambi gestiti da banche o compagnie di assicurazione. I Fondi Negoziali sono quelli che assicurano le migliori performance a costi ridotti. Ma anche nei fondi aperti ci sono delle opportunità.

Andrea Lesca, direttore generale di Intesa San Paolo Previdenza, è uno dei più convinti assertori della necessità di adeguare il ventaglio degli interventi possibili con la previdenza complementare. Non solo sulle anticipazioni, riscatti e portabilità, ma qualcosa di più incisivo.  Attualmente Intesa San Paolo propone due prodotti di Previdenza complementare, Il Mio domani ed il Mio futuro.Il primo un fondo aperto, un piano pensionistico individuale il secondo. Li segnalo perché prevedono entrambi il programma di Life cycle, di cui si parla da anni e nessuno prende una posizione in materia.

 Il life cycle prevede il passaggio degli investimenti su profili di rischio sempre più bassi man mano che ci si avvicina alla pensione per non avere brutte sorprese in caso di turbolenze finanziarie proprio all’uscita dal mondo del lavoro.

Per Andrea Lesca non si deve più parlare di previdenza complementare, ma di welfare integrato che comprende la pensione integrativa, l’assistenza sanitaria, la long term care e perfino ipotizzare una assicurazione contro il rischio della perdita lavoro.Temi comunque che stanno anche al centro del dibattito dei Fondi Pensione Negoziali.

 Camillo Linguella

 

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