Quarta indagine di Mefop: il 35% non aderirà mai alla previdenza complementare.

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

Solo il 5% afferma di conoscere bene il sistema pensionistico, mentre un 35% dichiara di non voler aderire alla previdenza complementare. La forma prescelta è il Pip, il piano pensionistico individuale perché non c’è obbligo di versare il tfr. I il 49% pensa che il tasso di sostituzione si assesterà  addirittura fra il 60 e 80%. 

Il 30 maggio 2013 si è tenuta presso la Sala Convegni di Dexia Crediop, a Roma, la presentazione dei risultati dell’indagine campionaria fatta da Mefop “La previdenza pubblica e privata: cosa ne pensano i lavoratori?”. Dall’analisi dei dati si conferma un quadro statistico costante: cattiva conoscenza del pianeta pensioni e diffidenza massima per la previdenza complementare.

All’indomani dell’entrata in vigore del decreto Salva Italia, che ha profondamente modificato le regole di accesso e di calcolo delle prestazioni pensionistiche di I pilastro, l’indagine ha analizzato le percezioni dei lavoratori nei riguardi della pensione pubblica e privata, intendendo per quella privata la previdenza complementare. Era previsto l’intervento da parte di Enrico Giovannini, Ministro del lavoro che non è potuto venire.

La metodologia usata per quest’indagine è stata quella delle interviste telefoniche su  900 lavoratori (dipendenti pubblici, privati, indipendenti – 450 aderenti e 450 non aderenti alla previdenza complementare).

Dai dati raccolti apprendiamo che il livello di informazione sul sistema pensionistico pubblico attualmente in vigore è conosciuto bene dal 5% degli intervistati, abbastanza bene dal 44%, superficialmente dal 42%, per niente dal 20%, mentre tutti hanno compreso  che si andrà in pensione a 70 anni.

Questa  è una delle poche idee su cui non si hanno dubbi. Come si vede il Campione è praticamente diviso a metà tra coloro che dichiarano di conoscere molto o abbastanza e quanti dichiarano di conoscere poco o per nulla. Anche se non emerge in modo netto, la conoscenza del  primo pilastro è ritenuta fondamentale ai fini dell’adesione a previdenza complementare.

In merito all’indicazione della modalità di calcolo della pensione e classe di anzianità contributiva, c’è una scarsa conoscenza del regime di calcolo della pensione da parte di tutti gli attivi (circa 20% non so). Infatti il 49% pensa che il tasso di sostituzione si assesterà fra il 60 e 80%,  una sovrastima fuori da qualsiasi realtà. Se così fosse non ci sarebbe nessun problema per i futuri pensionati. Il 30% pensa che la pensione pubblica, da sola, sarà sufficiente a coprire le necessità del pensionamento, anche se con qualche rinuncia, un 29% ritiene che dovrà ridurre in maniera drastica il tenore di vita, un 32% ritiene che non potrà vivere in maniera accettabile. Per colmare il deficit pensionistico il 32% pensa di investire in immobili  o altre forme di risparmio finanziario per garantirsi un reddito pensionistico più adeguato, il 16% pensa di aderire alla previdenza complementare, il 24% di lavorare più a lungo possibile e il 17%  di non far niente perché non ce ne sarà bisogno.

Nella scelta della previdenza complementare risulta una maggiore disponibilità verso i Fp da parte dei dipendenti privati, mentre i dipendenti pubblici non sentono il bisogno di previdenza integrativa, e semplicemente non ci pensano.

In merito all’attuale sistema pensionistico italiano, da poco rivisto dal Governo (decreto Salva Italia), il 69% ritiene che  il sistema pensionistico del nostro paese ora è meno equo, il 64% che governo non ha fatto una buona riforma, penalizza troppo chi stava per andare in pensione con le vecchie regole (69%) e penalizza particolarmente i giovani(61%). In sintesi, si riduce la percezione della sicurezza del sistema pensionistico, sia pubblico, soprattutto privato e  aumenta di molto  l’idea che “nessuno sistema è sicuro

Fra gli aderenti mostrano maggior fiducia verso il sistema privato che si ritiene ancora in grado di produrre return maggiori del sistema pubblico Resta lo  zoccolo duro dei pregiudizi contro i fondi pensione (30-35%) e 44% dichiara che non vuole aderire. Le ragioni della non adesione vanno ricercate nella mancanza di risorse da destinare alla previdenza complementare (29%), perché non si fida degli investimenti finanziari (19%) e infine fra i giovani è troppo presto per pensarci (14%). Il 35% dei non aderenti non è disposto a versare il tfr a un fondo pensione a nessuna condizione. La percentuale di coloro che dichiarano di voler continuare a non aderire a nessuna condizione cresce all’aumentare dell’età. La maggior parte dei soggetti che afferma di voler aderire ha intenzione di iscriversi ad una forma individuale (i Pip)  versando solamente i contributi,  tenendosi il Tfr anche se può perdere  il contributo aggiuntivo del datore di lavoro. Il crollo dei mercati finanziari ha reso ancora più forti le convinzioni di chi non vuole aderire (37%). Essi inoltre ritengono il sistema pubblico più redditizio di quello privato e motiva tra le ragioni della non adesione principalmente la sfiducia nei mercati finanziari. Naturalmente uno strumento per fare chiarezza e contezza sarebbe la mitica busta arancione. Ancora non si vede ancora all’orizzonte e infatti, intervenendo subito dopo la presentazione dell’indagine, in merito alla busta arancione,  il presidente del megaInps, Antonio Mastrapasqua ha dichiarato che i tempi sono destinati a slittare ancora. Orbene Mastrapasqua ha dichiarato che benchè previsto dal 1996 l’estratto contributivo per tutti e, per estensione la c.d. busta arancione, a parte le difficoltà tecniche, non è stato inviato per una precisa scelta politica perché materia per addetti ai lavori, come pure il bilancio dell’Inps, fino al 2009 non era reso pubblico e a tutti andava bene così. Dal 92 ad oggi ci sono state 7 riforme e una ventina di interventi normativi importanti che hanno contribuito a incrementare la confusione sotto il cielo ed i giovani in particolare non han no una corretta informazione sulle pensioni. I giovani che lavorano, naturalmente, perché gli inoccupati hanno come pensiero prioritario un impiego qualsiasi. Sempre secondo Mastrapasqua, dal 2009 in poi, immagino che sia quella la data in cui è stato nominato presidente, il compito di informare è gravato essenzialmente sull’istituto nazionale di previdenza, nella totale assenza dei ministeri e dei sindacati (!). Comunque la busta arancione, che poi non è una busta e neppure arancione, ma un documento digitale sul web, è pronta, bisogna ancora aggiungere dei dettagli per dare un senso concreto alle simulazioni.

Nel mese di aprile 2013 ha preso avvio la seconda fase dell’operazione Estratto Contributivo Integrato per estendere il servizio ad un’ampliata platea di iscritti. Questa seconda fase concorre all’obiettivo di rendere progressivamente disponibile il servizio E.C.I. a tutti gli iscritti alle forme di previdenza obbligatoria. Questa seconda fase interessa complessivamente un campione di 1.000.000 di lavoratori ripartiti tra gli Enti previdenziali in proporzione al numero degli iscritti di ciascun Ente o Gestione.  In questo contesto bisognerebbe uniformare alcune informazioni. Per esempio parlando del tasso di sostituzione, si dovrebbe decidere tutti assieme se indicare quello lordo o quello netto, perché così si evitano ulteriori confusioni o speculazioni.

I lavori del Convegno dovevano essere conclusi dal ministro del lavoro. Ma si sa che i ministri di qualsiasi governo, di centro, di desta e di sinistra, o di governo né carne e né pesce, quando sono attesi per dire una parola chiara, purtroppo hanno sempre un improrogabile ed  indifferibile imprevisto che rende impossibile la partecipazione all’evento pur programmato in genere per tempo.  Ragion per cui l’ intervento del ministro Giovannini  che avrebbe potuto dire qualcosa sulla previdenza complementare, visto che l’attuale nuovo governo, dal presidente del consiglio ai ministri, sono stati particolarmente avari sulla materia, era particolarmente atteso: Ma improrogabili ed imprevisti impegni lo hanno dirottato su altre sponde per cui sulla materia si è in deprecabile stand by. Forse qualcosa  si saprà alla presentazione del rapporto annuale della Covip previsto per il corrente mese di giugno.

Camillo Linguella

 

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181 commenti Commenta
draziz
Scritto il 3 giugno 2013 at 19:52

No, ma scusate: quando anche uno avesse capito quale vecchiaia di miseria lo aspetta, con quali soldi ci si aspetta che uno paghi la pensione integrativa?
La maggior parte degli esseri umani che popola questo disgraziato Paese non ha lo stipendio (ed i rimborsi) da parlamentare.
Già faccio fatica a tirare a campare fino alla fine del mese; con una tassazione ed una contribuzione cha hanno passato non solo i limiti della decenza ma… (preferisco non sproloquiare)
E dove li trovo i soldini? Li prendo dal TFR dei trombati della politica? (che ancora non rinuciano ad uffici e servizietti a carico dei contribuenti…)
O dai mancati incassi degli Enti che hanno venduto immobili a qualcuno che si ritiene importante a prezzi di favore (da -30% a -50% rispetto ai prezzi di mercato)…
Per aderire ci vuole la grana, non basta la volontà! :evil:

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