La previdenza complementare in stand by

Scritto il alle 09:06 da [email protected]

La Covip, l’Autorità di vigilanza sulla previdenza complementare italiana, ha pubblicato il 10 giugno 2013, sul proprio sito istituzionale, la Relazione annuale 2012.   Da essa apprendiamo  che il sistema della previdenza complementare, pur confermandosi  complessivamente, solido cresce ancora troppo lentamente.

Le iscrizioni sono  aumentate  solo del 5,3% portando il totale  oltre quota 5 milioni 800 mila.Si aspettava qualcosa di più specie dopo l’operatività di Perseo, il fondo degli enti locali e della sanità che ha un bacino potenziale di 1,5 milioni di lavoratori. Ma se fra gli italiani la diffidenza verso questo strumento previdenziale è molto diffusa, fra i pubblici dipendenti è quasi totale.
In termini di risorse accumulate, alla fine del 2012 sono stati superati 104 miliardi di euro, che rappresentano il 6,7% del prodotto interno lordo: una parte di questi sicuramente potrebbe dare ossigeno alle boccheggianti PMI sulla scia di come sta tentando di attuare Solidarietà Veneto.
I risultati di gestione delle forme pensionistiche complementari sono stati in media tra l’8 e il 9%, di molto superiori al tasso di rivalutazione del TFR che, in flessione rispetto all’anno precedente, si è attestato al 2,9%.
Questi in sintesi estrema i dati salienti della relazione. Poi seguono elementi di dettaglio e di utile approfondimento. Ma la ciccia è questa.
Ma a qualche giorno della pubblicazione del rapporto non si registrano significative prese di posizioni, tanne quelle che potremmo definire “rituali” e obbligate e sostanzialmente convergenti.

Infatti, Assofondipensione, l’Associazione dei fondi pensione negoziali, afferma che i dati della relazione Covip 2012, dimostrano ancora una volta l’ottimo lavoro svolto dai Fondi Pensione Negoziali, pur in un contesto economico e finanziario estremamente difficile come quello che ci lasciamo alle spalle.

I rendimenti mediamente registrati, compresi tra l’8 e il 9%, testimoniano come la gestione finanziaria dei Fondi Pensione Negoziali sia stata in grado di coniugare al meglio le esigenze di crescita dei rendimenti con quelle imprescindibili di contenimento dei rischi, che devono sempre caratterizzare l’investimento di natura previdenziale. La crescita limitata delle nuove adesioni – al netto delle difficoltà del mercato del lavoro e del sistema produttivo – conferma invece l’esigenza di promuovere una concreta ed efficace campagna di educazione previdenziale nel Paese, per consentire a tutti di cogliere le opportunità offerte dal secondo pilastro. A tal proposito Assofondipensione chiede che venga dato avvio in tempi brevi ad un tavolo di confronto con il Governo al fine di individuare le modalità e i contenuti di una nuova fase per il rilancio e il rafforzamento della previdenza complementare.
Secondo la Cisl, oggi, dopo un periodo di stallo derivante dagli effetti della crisi economica, la previdenza complementare deve tornare al centro del dibattito politico e sindacale. Petriccioli segretario confederale Cisl è intervenuto sul tema dopo aver letto il rapporto della Covip sui (preoccupanti) dati del 2012.

Per la Cgil la relazione Covip mette in evidenza un insoddisfacente tasso di adesione dei lavoratori dipendenti ai fondi di previdenza complementare promossi dalla contrattazione collettiva (-1,2% rispetto all’anno precedente) a fronte di una crescita dei fondi promossi dalle banche e dei Piani individuali di previdenza. La relazione annuale della Covip conferma che il sistema di previdenza complementare italiano è efficace ed efficiente. Il rendimento, specie per i fondi negoziali dei lavoratori che hanno scelto di destinare il Tfr ai fondi pensione, è di molto superiore alla rivalutazione del Tfr lasciato in azienda.

Un milione e duecentomila  iscritti ha smesso di versare i propri contributi ai fondi. Una parte forse è dovuta alle imprese che in difficoltà trattengono per sè la contribuzione, ma la maggior parte è dovuta alla perdita  o sospensione di lavoro.

Bisogna porre attenzione al fenomeno della sospensione dei versamenti che deve trovare una risposta pronta ed immediata.

Infine la UIL chiede al governo di definire, insieme alle parti sociali, una forte iniziativa per la diffusione della previdenza complementare, soprattutto nella piccola e piccolissima impresa, con l’obbiettivo di rilanciare le adesioni.
Queste le reazioni di una parte istitutiva della previdenza complementare, quella delle Organizzazioni sindacali. Pongono in evidenza la buona governance dei Fondi pensione di categoria, quelle che l’Europa chiama Fondi professionali di secondo livello. E infatti i Cda dei Fondi hanno dato una prova eccellente di professionalità, superando gli scogli infidi della tempesta finanziaria che ha avuto l’apice nel super spread dell’ottobre 2011.
Non si registra invece nessuna presa di posizione specifica della Confindustria, che è l’associazione dei datori di lavoro, anch’essi presenti nelle amministrazioni dei fondi con buoni risultati. Ma l’assenza di dichiarazioni dell’Associazione confindustriale dipende dal fatto  che essa comprende anche le assicurazioni, le Sim, insomma i soggetti  istitutori dei Fondi aperti. Ma anche se ciò fosse, pure per queste  è imperativo cercare di aumentare le adesioni.
Chi invece brilla per una splendida assenza è il Governo. Nessuna dichiarazione, neppure di facciata.
Dopo la prima inconcludente esternazione nell’ambito delle dichiarazioni programmatiche da parte di Enrico Letta, sulla  flessibilizzazione  delle pensioni e la risibile proposta sulla staffetta generazionale del ministro Giovannini, è caduto il silenzio tombale.
Si aspettava qualche cosa nell’ambito della presentazione del quarto rapporto Mefop sulla previdenza complementare dove era atteso un suo intervento. Ma il ministro non potè intervenire. Si è aspettato qualcosa dopo la pubblicazione della relazione Covip. Ma nessuno ha detto niente, neppure rituale e di facciata. Invece i lavoratori aspettano la riproposizione di una parola chiara. 

Gli alti rendimenti dei Fondi, 8/9%, contro il 2.9% del tfr non li ha impressionati minimamente e non hanno cambiato idea sulla pensione integrativa.
I problemi sono enormi. Per primo il governo si deve pronunciare sulla validità del secondo pilastro, secondo,  se pensa di mantenere ancora regole diverse per il settore pubblico e quello privato, specie in tema di fisco, terzo, o comunque afare un’azione più incisiva per il decollo dei fondi pensione Perseo e Sirio, se ritiene di poter dirottare una parte delle risorse dei fondi in favore delle piccole e medie imprese e infine che ne pensa dell’ampliamento dei compiti dei fondi dalle pensioni alla sanità, alla long term care.
Camillo Linguella

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