Invece del Superinps, c’è chi vuole il Megainps

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Rispunta l’idea di far versare anche i contributi della complementare all’Inps. Persa nei meandri del nuovo Parlamento qualsiasi ipotesi di riforma della governance dell’Inps, C’è chi pensa di affidare all’Istituto di previdenza oltre alla pensione di base anche quella complementare.

Quando Monti decise di “salvare l’Italia”, ritenne indispensabile, prioritario e necessario, fra le tante cose su cui poteva esercitare la sua fantasia ed il suo potere, in quel momento indiscutibile,  sopprimere l’Inpdap e l’Enpals. Una delle più accreditate motivazioni di questa scelta era l’urgenza di porre a carico dell’Inps il disavanzo Inpdap, scaricandolo dai conti dello Stato e addossandolo direttamente a tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e “separati”, cioè iscritti alla gestione separata dell’ente previdenziale

Il disavanzo dell’Inpdap non derivava da nessuna cattiva gestione, ma dal pagamento delle pensioni dei pubblici dipendenti per i quali le Amministrazioni statali non sempre hanno versato i relativi contributi.

Il primo ad accorgersi, non diciamo della trappola, ma del potenziale pericolo per i conti dell’Inps fu il Civ, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. Il Presidente dell’Inps invece, quando non era ancora scoppiata la grana sul numero degli esodati ed era d’amore e d’accordo con la Fornero, disse che non era vero, che nessun pericolo incombeva. Poi quando i rapporti  con la ministra si guastarono, si dichiarò d’accordo col Civ. Ora che c’è un nuovo ministro del Lavoro con il quale Mastrapasqua è in ottimi rapporti, il pericolo del dissesto è rientrato.

Tuttavia bisogna ricordare che se tutti appoggiarono l’operazione Inpdap “mangiata” dall’Inps per i motivi sopraddetti, che nessuno ammetterà mai, tutti furono unanimi nel chiedere una nuova governance di quello che ormai comunemente definito Superinps per la vastità del numero degli iscritti e risorse economiche gestite. Solito balletto, Commissione, studio del problema, audizioni parlamentari e promessa della Fornero di cambiare la governance… confermando il modello duale esistente, cioè un Civ che fa proclami senza poteri reali ed un presidente che muove e gestisce tutte leve di comando. Ciò in controtendenza rispetto a chi ritiene il modello duale inadeguato o superato, specie nelle società private.  Non è che il presidente dell’Inps sbagli o non sia all’altezza, convennero tutti, per carità, ma non si voleva un uomo solo al comando. Ora che è cambiato il governo e al posto della Fornero c’è Giovannini, nessuno dice niente e a tutti la governance attuale va bene così.

A luglio scade il Civ per il cui rinnovo ci vorrà qualche mese, mettendo in conto anche i mesi estivi mentre la scadenza del presidente dell’Inps è fissata per legge nel 2014.   Ci sembrava che questa dimensione ipertrofica potesse bastare. Non è così.

Presentando il 14 giugno 2013 il  rapporto sullo stato sociale 2013 all’Università la

Roberto Pizzuti

Sapienza di Roma, da parte del prof. Pizzuti, Vice presidente del Fondo pensione complementare Cometa, il fondo per i lavoratori dell’industria metalmeccanica, della installazione di impianti e dei settori affini, viene auspicato un ulteriore aumento delle competenze  e risorse da gestire, dell’Inps. Sulla previdenza complementare il rapporto parte da alcune considerazioni, la prima è di ordine economico. I fondi pensione raccolgono ogni anno mediamente 12 miliardi di euro. La massa monetaria accumulata è di oltre 100 miliardi, ma questi vengono investiti prevalentemente all’estero e solo lo 0.8% in azioni di società italiane.

Ora invece di trovare il modo di poter investire nelle PMI con le dovute garanzie, come cerca di fare il Fondo Solidarietà Veneto, Massimo Mucchetti propone di rafforzare ulteriormente l’Inps in modo che da Superinps possa qualficarsi ufficialmente MegaInps.

Massimo Mucchetti

Mucchetti, trasferito dal Corriere della Sera alla presidenza di una Commissione parlamentare, pensa ancora di poter fare quello che qualche volta i giornalisti opinion maker fanno, cioè parlare a ruota libera e a titolo personale oppure visto che ora ricopre un ruolo istituzionale per conto di un partito politico, il PD, porta avanti una posizione di questo o parla sempre per sè? Perchè se no la gente non capisce.

La Fornero forse per limitare un po’ l’Inps e nel tentativo di rilanciare la previdenza complementare, aveva previsto sempre nel decreto Salva Italia, la decontribuzione, cioè quella possibilità dei lavoratori di versare meno contributi  previdenziali obbligatori e la parte risparmiata destinarla alla previdenza complementare. Invece, secondo Mucchetti oltre all’ordinaria facoltà che hanno i lavoratori italiani di iscriversi ad una qualsiasi forma di previdenza complementare, possono decidere di versare le somme ad essa destinate ( contributo del datore di lavoro, del lavoratore e del Tfr) alla previdenza pubblica, tanto con il sistema contributivo tutto fa montante: Naturalmente questo non risolve il problema del finanziamento all’economia italiana e se questi fondi poi alla fine non andrebbero a finire a Fondoinps.

La motivazione adotta sarebbe della scarsa fiducia che riscuotono i fondi e quindi delle scarse adesioni. Non fidandosi dei Fondi, la gente sarebbe più favorevoli a fidarsi dell’Inps. Mucchetti in sostanza propone di istituire la possibilità del versamento dei contributi aggiuntivi su base volontaria.

 Invece dell’opting out, un opting in.

Tutto ciò denota una mancanza di visione complessiva del problema ed un navigare a vista che come minimo aumenta ulteriormente il disorientamento e la sfiducia.

L’Inps in questa fase preferisce mantenere un basso profilo e pur non disdegnando di gestire la previdenza complementare, sulla qual cosa si era espressa positivamente tempo fa, cerca di richiamare l’attenzione esclusivamente su qualche falso invalido scovato qua e là. Mentre sulla fiducia dei lavoratori sul sistema pensionistico pubblico, più di una ricerca sottolinea che essa è in costante diminuzione, mentre è in aumento quella sui Fondi e i Pip. Inoltre i rapporti Covip, compreso l’ultimo, evidenziano, dati alla mano l’eccellente lavoro svolto dai fondi negoziali che senza essere guidati da professori bocconiani, hanno saputo garantire risultati di gran lunga maggiore del Tfr.

Il Megainps saprebbe fare lo stesso o si affiderebbe alla figuratività dei rendimenti, il che significa ulteriori oneri a carico della collettività?

Camillo Linguella

 

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