I giovani non aderiscono alla previdenza complementare

Scritto il alle 08:30 da [email protected]

Gli iscritti a una forma pensionistica complementare soltanto il 18% ha meno di 35 anni di età.  Le priorità degli under 3 enni sono il lavoro, il partner e la casa.

Nel suo debutto al G8,  nel resort a 5 stelle di  Lounghe Erpe in Irlanda, fallito a seguito della crisi, il Presidente del Consiglio italiano Letta, stando a quanto riporta la Stampa, nel faccia a faccia con il presidente degli Usa Obama, ha spiegato che l’altissimo tasso di disoccupazione giovanile in Italia dipende dal fatto che i sindacati ( e la politica) si sono troppo preoccupati per tutelare i cinquantenni, specie sulle pensioni, a scapito di tutti gli altri. Non è che ha detto proprio così, ma il senso è questo.

Quindi la colpa non è del lavoro che non c’è, di fabbriche che chiudono per mancanza di commesse ecc …,  ma nell’egoismo di qualcun altro.

La conseguente ricetta  ovviamente non è quella di creare nuove opportunità di lavoro, ma incidere ancora sulle pensioni in modo da far star male gli anziani e peggio i giovani.

Una avvisaglia già si aveva avuta nella proposta della staffetta intergenerazionale con pensioni tagliate, idea fortunatamente messa al momento in un cassetto. Poiché le idee più perniciose sono quelle che più vengono realizzate, bisogna vigilare. Sotto il grido l’Europa lo vuole! fanno passare anche cose di cui  l’Europa non gliene importa gran chè.

Ma al momento sembra che ai giovani non interessa la pensione e figuriamoci quella complementare. Stando ai dati della Relazione Covip 2013, i  PIP costituiscono la tipologia di forma pensionistica con il maggior numero di aderenti, 2,3 milioni: agli 1,8 milioni dei PIP “nuovi”, aumentati del 22 per cento rispetto al 2011, si sommano i circa 535.000 dei PIP “vecchi” ai quali, tuttavia, è preclusa la raccolta di nuove iscrizioni. I fondi pensione negoziali contano 1,97 milioni di aderenti, 25.000 in meno rispetto al 2011; dalla fine del 2008 il comparto ha perso oltre 70.000 iscritti.

Ai fondi pensione aperti, incrementatisi di 32.000 persone, aderiscono in 914.000; i fondi pensione preesistenti totalizzano 660.000 iscritti, circa 4.800 in meno rispetto al 2011. Gli aderenti a Fondoinps sono circa 36.000. Se andiamo a vedere le adesioni in base all’età, abbiamo la conferma del mancato interessamento dei giovani per la  previdenza complementare. Soltanto il 18% dei lavoratori con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare. Il tasso di partecipazione sale al 24,7 per cento per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 30,2 per cento per quelli tra 45 e 64 anni. Nel complesso, l’età media degli aderenti è di 44,6 anni, rispetto ai 42 degli occupati. Secondo il genere, il tasso di partecipazione è del 27,2 per cento per gli uomini e del 23,1 per le donne. Gli iscritti di sesso maschile rappresentano il 63 per cento del totale degli aderenti.

Ai giovani interessa prioritariamente un lavoro decente e dignitoso magari coerente con il proprio titolo di studio. Fa must esibirsi come cameriere nelle tavole calde multietniche, ma per un laureato, con la specialistica e qualche master in ingegneria, forse gli farebbe più piacere stare in qualche ufficio di progettazione. Dopo il lavoro, affianco o precedente, la ricerca dell’anima gemella e infine una casa per poter vivere lontano dagli amati genitori. Conquistate queste tre cose, i giovani sono disposti a pensare a tutto, compresa la previdenza complementare, ma solo il 18% si iscrive perché la diffidenza è molto alta. Si indirizzano  ai Fondi  negoziali di categoria i lavoratori in possesso di  profili professionali medio bassi, oppure coloro che sono occupati nei settori dove ancora persiste un residuo di sindacalizzazione, si indirizzano ai Pip, i dipendenti che hanno profili professionali medio alti.

Così potendo disporre risorse economiche da destinare alle compagnie di assicurazioni, si tengono stretti il tfr e usufruiscono dei benefici fiscali. Benefici che stranamente hanno un limitato appeal per l’universo dei giovani. Poter risparmiare dalle tasse fino a 5000 euro all’anno pare che lasci i più indifferenti. Eppure è uno dei pochi strumenti legali oggi esistenti per pagare meno tasse e altri in giro neppure nel prossimo futuro non ve ne sono.

Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
dfumagalli
Scritto il 20 giugno 2013 at 09:04

Innanzi tutto, è inutile risparmiare 5000 euro su tasse che tanto non si devono pagare in quanto disoccupati (a vita o quasi). Non sorprende che tale proposta venga ingnorata.

Inoltre le pensioni “complementari” hanno sempre dimostrato di essere delle buffonate che (solo) nei casi migliori permettono di guadagnare un’inezia.

Per cui, prima i giovani devono preoccuparsi di sopravvivere – e questo di solito non lascia margini a spese immediate con prospettive lontanissime. “Non so nemmeno se sono vivo tra 40 anni, perché devo buttare i miei soldi oggi? Per ingrassare chi, ORA? Certo non me”.

Poi tali giovani chiedono a quelli che hanno fatto tali piani e viene detto loro che dopo decenni di versamenti ti danno una miseria inaccettabile. La conclusione è logica.

draziz
Scritto il 20 giugno 2013 at 09:34

mi permetto di far notare che, per una migliore interpretazione e comprensione della problematica in oggetto, le statistiche riportate nel presente post risultano monche nella parte che riguarda il reddito disponibile di coloro che, nelle varie fascie di età, hanno sottoscritto una forma di previdenza complementare.

Il rinnovato grido di allarme “attenti giovani, che i vecchi se magnano tutto e voi farete la fame” trova sempre più orecchie attente ma, nella maggior parte dei casi, sono quelle di contribuenti sfibrati da un fisco oppressivo ed ingiusto.
Non si può tralasciare il mercato del lavoro, ovviamente per chi un’occupazione ce l’ha, mercato che, per un neolaureato,lascia poche speranze di reddito, e qui basta pensare a chi neolaureato in giurisprudenza, discipline economiche e finanche ingegneria, voglia fare del praticantato per potersi iscrivere all’albo.
Sapete a quanto può ammontare lo stipendio di un giovane così? Dai che lo sapete, se ne è parlato poco (guarda caso…) ma si sa quali sono le cifre che girano… roba da vergogna…
Di contro c’è da dire che le Aziende, intendendo chi dà lavoro, fosse anche uno Studio professionale, hanno un carico contributivo ed impositivo spropositato per formare e rendere operativo uno che il lavoro o la pratica della professione l’ha vista solo sui libri.

E questi ignavi cittadini (come fanno a non immaginare il loro futuro di pensionati…?)
Sono pure “bamboccioni,” secondo l’illuminato pensiero di qualcuno, perchè spesso vivono ancora con mamma e papà.
Se lo stipendio fosse mediamente quello di chi quotidianamente “genera benessere” per il Paese a Montecitorio penso proprio che si potrebbe pensare al terzo pilastro.
Ma poiché la realtà quotidiana è fatta di cifre moooooolto più modeste converrebbe dirigere le poche energie rimaste a scardinare un sistema che prevede una pensione per chi ha scaldato gli scranni parlamentari anche solo per una legislatura (cioè una manciata di mesi se paragonata ad una “vera” vita lavorativa), per quelli che la prendono magari di 30.000 Euro mensili grazie al sistema figurativo e non contributivo (e magari vanno pure in giro a tenere conferenze paventando un ricovero in automobile nel futuro dei “bamboccioni”).
Se l’economia non cresce, se le aziende chiudono, se anche le grandi imprese vanno all’estero per poter lavorare, forse forse uno dei vostri neuroni sani potrà cominciare a chiedersi come farò io, neolaureato o anche uomo di mezz’età, a pagarmi la pensione integrativa?
Ma come, tesoro, con i risparmi di mamma e papà!
No, signori cari, quelli servono sempre più per mangiare e per vestirsi e, se proprio siete inclini a farlo, guardate allora le statistiche sui risparmi medi di una famiglia italiana e sul cosiddetto calo dei consumi finanche alimentari.

Pensate proprio che noi “sprovveduti cittadini italiani” si sia così ottimisti sul futuro in generale?
Soprattutto quando c’è una classe politica che non si rinnova ma perpetua gattopardescamente solo sé stessa?
Finiamola di fare accademia, sarebbe ora…

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