I Fondi si devono dare una “mossa”

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

I Fondi negoziali perdono iscritti alla spicciolata. Ma i pip volano. Occorre una forte azione di rilancio delle parti istitutive, sindacati e datori di lavoro.

Dai dati statistici del primo trimestre 2013 diffusi dalla Covip risulta che gli iscritti ai Fondi pensione negoziali a dicembre 2012  erano 1.969.771 mentre a marzo successivo erano1.964.148 con una diminuzione di  5.623 aderenti ( – 0.3%), mentre i Pip passano da 1.777.024 a 1.868.727 con un incremento  del 5,2%.

Dopo la buona crescita in occasione del semestre di silenzio assenso nel 2007 i fondi negoziali si sono assestati. Detta così sembra a dir poco un eufemismo: nel 2008 e 2009 i fondi  negoziali non sono cresciuti in termini di adesioni, nel 2010, 2011 e 2012 sono regrediti e il primo trimestre 2013  conferma la tendenza negativa sia pure di poco, mentre continua inarrestabile l’avanzata dei Pip.

Come si sa, i Pip si avvalgono di reti remunerate, di collocatori convincenti. Gli elementi che bloccano l’adesione ai fondi negoziali, crisi finanziaria, incertezza futura,  sono inesistenti per essi. La previdenza complementare, scomparsa praticamente dall’agenda nel governo di grosse koalition, pensare ad un intervento legislativo non se ne parla proprio e poi c’è il pericolo di fare il percorso del gambero,  di andare indietro invece che avanti visto che qualcuno pensa di inglobare la previdenza complementare nella pensione obbligatoria pubblica, al Fondo lavoratori dipendenti in sostanza.

Pertanto un’idea da verificare,  sarebbe quella di delegare alla contrattazione tra le parti sociali  quelle modifiche se non intaccando la riserva di legge, possono favorire le adesioni, soprattutto nel settore autonomo, su cui operare con meccanismi flessibili, come per esempio, forme di adesione alla previdenza complementare per tutti i neo occupati, magari con diritto di recesso.

La previdenza complementare di tipo negoziale si chiama così perché non solo è regolata dalla legge ma anche dai contratti di lavoro, una fattispecie propria delle  organizzazioni sociali.

Marè, presidente Mefop, parlando della via contrattuale, afferma che essa potrebbe consentire  di iscrivere automaticamente tutti i lavoratori di un settore al proprio Fondo pensione con un contributo minimo: un primo passo per costruire poi una posizione adeguata. Ma c’è un altro terreno che potrebbe essere coltivato, aldilà dell’impraticabilità di modifiche normative, Molte parti istitutive, non solo di categoria, sembra di aver tirato i remi in barca, anche per le ragioni sopra richiamate; poi esistono lodevoli eccezioni, che però circolano poco, non fanno notizia: quasi a dire meno se ne parla in giro meglio è.  Così mentre gli agenti delle assicurazioni si presentano a casa con tranquillità ed il garbo e la suasione di un venditore di aspirapolvere, anche se la documentazione che consegnano è conforme a quella prevista dalla Covip, i discorsi che propinano sovente hanno maglie un po’ più larghe.

Rispetto a questo i Fondi hanno una sola possibilità: quella dell’informazione e quindi, della promozione. Delle parti istitutive si comprende la riluttanza dei datori di lavoro, perché maggiore adesione significa un esborso contributivo in più, ma l’inedia o la riluttanza esibita dall’altra parte può trovare solo risibili spiegazioni nell’abusato argomento che i “problemi sono altri” Naturalmente non tutti sono in bonaccia, Mefop moltiplica sempre di più la sua offerta formativa/promozionale e Assofondipensione, oltre a mettere a disposizione degli associali una serie di servizi, ha stipulato una convenzione con i patronati, capillarmente presenti in tutto il territorio italiano e che già svolgono ruoli propri dell’istituzioni nei settori pubblici. E infine non passa a nessuno l’idea di utilizzare come promotori sempre gratis naturalmente, membri delle Rsu.

Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
draziz
Scritto il 24 giugno 2013 at 11:21

Infatti, l’incubo maggiormente ricorrente per chi ha aderito ad un fondo integrativo è la possibilità, seppur remota, del fallimento del fondo o dell’ente che ha incamerato la cifra versata e l’incertezza del destino delle somme non più riscuotibili se non a… raggiunta senilità.
Tale ansia è sicuramente alimentata anche dalla “serietà diffusa” che esiste in questo Paese nella gestione (o nell’ingerenza) del denaro altrui.
Ogni commento è superfluo sul potenziale ricorso ad una patrimoniale che attende tutti coloro che hanno liquidità sul proprio conto corrente, con la solita scusa che la Nazione ha bisogno…
Dai tempi “dell’oro per la Patria” pare che la fantasia non sia cambiata di molto, anzi…
I più maliziosi addirittura temono un eccesso di creatività nell’uso delle finanze altrui, dall’accantonamento del TFR alle cifre versate nei fondi integrativi, al fine di garantire il finanziamento dello sballato sistema pensionistico dell’oggi, rimandando alla preghiera ed all’italico nerbo ed inventiva per garantire un recupero nel futuro.
Il diritto di recesso potrebbe sicuramente aiutare, in quanto l’adesione senza questa piccola clausola salvavita espone l’aderente ad un vincolo sicuramente più forte di quello di chi ha preso i voti per la vita monastica…
E se dopo 4 o 5 anni dall’adesione le mie capacità di generare reddito cambiano drasticamente, che faccio?
Devo sottoscrivere un mutuo perchè mi sono condannato a versare per la pensione integrativa? Magari ne ho già uno per l’abitazione…

I soldi che (ipoteticamente) ho versato sono miei, risparmi miei, spesso ridimensionamento del mio tenore di vita attuale che accantono per garantirmi un futuro migliore.
L’ente che li riceve ha il dovere di conservarli e gestirli nel migliore dei modi, non di disporne come meglio crede per operazioni di finanza o di supporto ai programmi del Governo di turno!

Del senno di poi sono piene le fosse…, ma anche della frasetta “mi spiace, chi poteva prevederlo ?”
Quindi io, povero ignorante e dalla vista miope, tengo i soldi nelle mie tasche e di una cosa sarò sicuro: di averli, almeno fino a che questo sistema di cose non cambia, poi si vedrà.

bordignon
Scritto il 30 agosto 2013 at 16:37

draziz@finanza,
Contento te… considera che il tfr,
non è che se perdi capacità di fare reddito l’azienda te lo da’ quando vuoi, per cui se lo hai versato nei fondi o se lo tieni in azienda ti cambia poco, mentre ti cambia un bel po’ quando lo vai a liquidare dato che un bel 30% lo regali allo stato….fa te!

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