Statali: Il contributo del 2.5% per la buonuscita va pagato, ahimè!

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La sede della Corte Costituzionale

I pubblici dipendenti sono obbligati al versamento del contributo del 2.5% per il la loro buonuscita. I lavoratori pubblici assunti dal 2001 sono in regime di Tfr come tutti gli altri. Lo ha precisato l’Inps con un proprio messaggio.

Il Trattamento di Fine Rapporto è una forma di salario differito, introdotto dalla Legge 297 del 1982 che ha sostituito il vecchio articolo 2120 del Codice Civile, e viene liquidata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Il TFR si determina calcolando, per ciascun anno di servizio, un importo pari, all’entità della retribuzione lorda dovuta per ogni annualità, divisa per il parametro fisso 13,5. La quota rappresenta quindi il 7,41% della retribuzione (precisamente il 6,91% corrisposto all’ex dipendente più lo 0,50% all’Inps per finanziare il Fondo di garanzia).

I dipendenti pubblici assunti prima del 2001 hanno diritto al Trattamento di Fine Servizio (indennità di buonuscita – indennità premio di servizio – indennità di anzianità) –. Quelli assunti dal 2001 hanno diritto al Tfr come tutti gli altri.

L’indennità premio di fine servizio, di anzianità e la buonuscita consistono in una somma di denaro “una tantum” corrisposta al dipendente al momento della cessazione dal servizio, ha natura previdenziale e quindi soggetta a contribuzione. il contributo previdenziale sulla retribuzione contributiva utile rimane dovuto, nella misura complessiva del 9,60% (7,10 a carico dell’amministrazione e 2,50 a carico del lavoratore) per gli iscritti alla gestione ex Enpas e nella misura complessiva del 6,10% (3,60 a carico dell’amministrazione e 2,50 a carico del dipendente) per gli iscritti alla gestione ex Inadel. Questa la situazione al 31.12.2010.

Nel frattempo Tremonti, ve lo ricordate l’ex ministro del Mef fortunatamente sparito nel nulla?, nel tentativo di porre un freno allo spread e risparmiare qualcosa, stabili  con l’art. 12, comma 10, del decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, che a decorrere dal 1.1.2011 il trattamento di fine servizio  dei dipendenti pubblici doveva essere calcolato con le regole del Trf, ma sempre Tfs rimaneva. Scusate il bisticcio di parole, ma praticamente significava che veniva confermata la natura previdenziale della buonuscita che non diventava quindi  salario differito.

L’implicazione conseguente era la continuazione del pagamento del contributo del 2.5%.

Subito si scatenò il consueto bailamme di quesiti, ricorsi, controricorsi, Tar ecc.. su per giù variamente argomentati e  incentrati sostanzialmente sull’assunto che il decreto  di Tremonti aveva operato una vera trasformazione della liquidazione dei dipendenti pubblici in Tfr,   tutte cose che sappiamo benissimo, finchè la Corte Costituzionale con sentenza n. 223 dell’ 8 -11 ottobre 2012 dichiarò incostituzionale la norma. Intanto Monti succeduto al governo cui faceva parte Tremonti, fa una bella legge che annulla quanto stabilito dell’ex ministro del Mef facendo tornare tutto ai blocchi di partenza. Monti inoltre dispose la riliquidazione d’ufficio di tutti i trattamenti di fine servizio liquidati in base al decreto Tremonti, disponendo altresì, l’estinzione di diritto di tutti i processi pendenti nonché l’inefficacia di tutte le sentenze emesse (tranne quelle passate in giudicato).

Sembrava tutto chiarito, invece è stato il là ad una nuova escalation di richieste, questa volta con l’aggiunta anche da parte di personale in regime di Tfr, tale da far ritenere all’Inps, gestione dipendenti pubblici di dover fare ulteriori precisazioni. Cosa che ha fatto  con messaggio 10065 del 21 giugno 2013. L’Inps nel ricordare che l’abrogazione dell’art.12, comma 10, del decreto legge n. 78/2010 ha determinando  il ripristino della normativa previgente in tema di calcolo dei trattamenti di fine servizio comunque denominati, ha ripristinato altresì il contributo previdenziale sulla retribuzione contributiva utile. Esso  rimane dovuto anche per il periodo successivo al 31 dicembre 2010. Si sottolinea inoltre che per i dipendenti pubblici in regime di TFR non trovano applicazione né la sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, né l’art. 1, commi 98-101, della legge 228/2012, in considerazione del fatto che costoro non sono mai stati riguardati dalla norma dichiarata illegittima. Al personale in parola si applica, invece, la disciplina sulle modalità di estensione, finanziamento ed erogazione del TFR  (art. 26, comma 19, della legge n. 448/1998 e nel d.P.C.M. 20 dicembre 1999 e s. m. e i.). Per quanto concerne le diffide inoltrate all’Istituto, lo stesso  fa presente che sono di competenza dei datori di lavoro, che, in qualità di sostituti d’imposta, sono preposti ad effettuare le trattenute contributive in esame.

La sede della Corte Costituzionale

Anche se l’impianto concettuale è abbastanza chiaro e rigoroso, dubito che la partita possa essere considerata chiusa, se non altro perché perdurando qualsiasi ipotesi di rinnovo contrattuale che porti un po’ di denaro fresco nelle esauste tasche dei dipendenti pubblici, qualche cosa in loro favore deve essere fatto anche se il nuovo ministro della Funzione Pubblica con una trovata veramente originale ha dichiarato l’ulteriore blocco dei contratti.

Camillo Linguella

 

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