Niente paura, i fondi pensione non falliscono

Scritto il alle 08:48 da clinguell[email protected]

Pensando ad Enron molti lavoratori non si iscrivono alla previdenza complementare perché temono che i fondi pensione possano fallire. E temono altresì il tracollo dei mercati finanziari. Il clima di sfiducia e di insicurezza genera uno schiacciamento dell’attenzione verso il presente piuttosto che verso le preoccupazioni future, e il problema pensionistico non   sembra fra le priorità, perché in effetti oggi la vera priorità è il lavoro che i provvedimenti del Governo aggraverà ancora di più.

Questo scenario ricrea un clima favorevole alle paure di sempre che irrazionalmente avvolgono la previdenza complementare. Infatti va segnalato  che fra i lavoratori, se interrogati sui problemi pensionistici, sembra esserci una forte insicurezza nei confronti del primo pilastro obbligatorio.

Il 58% ritiene che le pensioni di domani saranno molto più basse rispetto a quelle attuali, o non ci saranno del tutto. Ciò però non si traduce nella propensione ad aderire ai fondi pensione, caso mai si sottoscrive  una polizza individuale, come i Pip, garantiti, questo è il pensar comune, dalle Assicurazioni che da sempre fanno questo mestiere. Se noi vediamo i dati reali, non le enunciazioni ideologiche, vediamo che per  i cinque milioni e mezzo di italiani che hanno aderito alla previdenza complementare, compreso anche  i Pip, non si è trattato di un pessimo affare, anzi molti ne hanno tratto benefici altrimenti non possibili. Infatti i Fondi pensione e le altre forme di previdenza integrativa hanno consentito riscatti e anticipazioni, quasi fossero un bancomat, senza nessuna crisi di liquidità, nonostante la turbolenza dei mercati finanziari, rinfocolatesi in questi giorni,  proprio nel momento in cui i fondi pubblici Perseo e Sirio tentano il gran balzo.

Si sa che è proprio fra i pubblici dipendenti che si è manifestato il più alto indice di diffidenza. La sfiducia maggiore si ha nella paura di perdere tutto, a cominciare dal Tfr.

Questa paura ha due motivazioni di fondo fortemente concatenate: la prima riguarda l’accennata turbolenza dei mercati finanziari. Mentre sembrava che le borse internazionali si stessero riprendendo alla grande, prima ha cominciato il Giappone perdendo in una botta il 7% una volta ed il 5% un’altra. Poi c’è stata la dichiarazione del Fed degli Stati Uniti d’America sul possibile prosciugamento di liquidità e solo in base a questa  dichiarazione sono ricrollate tutte le borse.

Il Mibtel di Milano da 17mila e passa punti in meno di un paio di mesi è ridisceso a 15mila punti.

La seconda paura è il possibile fallimento del Fondo pensione. Il crack del 2 dicembre 2001 della Enron ha impaurito ed allarmato i  dipendenti delle grandi corporation statunitensi  scoprendo che le proprie pensioni aziendali, su cui hanno messo la mano sul fuoco,  sono a rischio  dopo  che i titoli della Società da un prezzo di 90 dollari sono scesi a pochi centesimi. Ma la paura si è allargata a cerchi concentrici in tutto il mondo industrializzato.

A queste paure si risponde con due  fondate e verificabili argomentazioni. L’impianto della previdenza complementare così come è stato disegnato dal legislatore si è dimostrato solido affrontando e superando agevolmente prima la crisi dei sub prime e poi quella dei crediti sovrani.

Molti paesi europei ed in genere dell’Ocse hanno come riferimento proprio la legislazione italiana. Gli investimenti non possono essere speculativi e mentre a giorni si attende finalmente la pubblicazione da parte del Mef del nuovo DM703 sugli investimenti, la Covip che esercita un’occhiuta vigilanza sugli impieghi delle risorse raccolte, è intervenuta più volte in materia di investimenti prudenziali ed in special modo con precisi documenti nel pieno della crisi dei paesi dell’aria dell’Euro. Riporto i più importanti:

Richieste di deroga al limite del 20% sulla liquidità di cui all’art. 4, comma 1, lett. a), del DM Tesoro 703/1996. Precisazioni (Circolare del 5 ottobre 2011, prot. n. 5055),

Turnover di portafoglio. Regole di calcolo dell’indicatore,

Disposizioni sul processo di attuazione della politica di investimento – Profili applicativi (Circolare del 30 ottobre 2012, prot. 5405),

Forme pensionistiche complementari. Manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza dei fondi pensione (Circolare dell’ 11 gennaio 2013, prot. 250).

Circa la possibilità di fallimento è la stessa legge che la esclude.

 L’ Art 15 comma 5 dlvo 252/05 così recita: “ Ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni ed integrazioni, attribuendosi le relative competenze esclusivamente al Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed alla COVIP.”

Possiamo dire che il lavoratore ha una tutela in più rispetto al cittadino che fa investimenti con altre modalità, magari per lo stesso scopo.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
albicocco
Scritto il 28 giugno 2013 at 11:10

Una domanda : i fondi pensione ellenici hanno subito il taglio forzoso dei tds della Grecia o sono stati “graziati”? Se è intervenuto il taglio con le perdite subite come potranno far fronte agli impegni ? I fondi pensione sono pieni di tds italiani….

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