In drammatico aumento i non versanti ai Fondi Pensione

Scritto il alle 09:33 da [email protected]

Un milione e duecentomila hanno smesso di versare i contributi: un dato spaventoso Un dato spaventoso che va oltre la previdenza complementare quelli che datori di lavoro e lavoratori hanno sospeso il versamento dei contributi alla previdenza complementare. E’ la prova del disastro economico produttivo ed occupazionale. L’annosa questione dell’omissione contributiva. Se ne parlerà a settembre (speriamo).

Il rapporto 2012 della Covip va oltre la puntuale rappresentazione della situazione italiana della previdenza complementare, ma ci offre uno spaccato dell’Italia sul baratro economico. Il fenomeno di coloro che hanno smesso di versare i contributi alla previdenza complementare sono in continuo spaventoso aumento. Perché probabilmente significa che oltre alla cessazione di questo impegno liberamente assunto, cui si pensava evidentemente di  poter far fronte, i soggetti interessati avranno dovuto diminuire, e anche di molto, il loro tenore di vita Dal 2008, anno a partire dal quale è iniziata la rilevazione dei dati, il loro numero si è accresciuto di 500.000 unità.

L’entità maggiore si riscontra tra i lavoratori autonomi (circa il 35 per cento del totale) rispetto ai lavoratori dipendenti (15 per cento). Il fenomeno delle sospensioni contributive. Nel corso del 2012,  1,2 milioni di persone non ha più versato i loro contributi, 100.000 in più rispetto all’anno precedente. Un quinto degli iscritti non versanti aveva una posizione individuale nulla o irrisoria (al di sotto di 100 euro). Un totale di circa  230.000 iscritti, in crescita di 30.000 unità rispetto all’anno precedente.

Sono soprattutto le forme pensionistiche offerte da intermediari finanziari (fondi aperti e PIP) a totalizzare un ampio numero di non versanti (nel complesso, circa 750.000, per oltre la metà concentrati nei fondi aperti); tra le diverse cause, vi è anche il fatto che al lavoratore iscritto su base individuale a tali forme non è consentito il riscatto a seguito di dimissioni o licenziamento. A fianco ai lavoratori che hanno sospeso i loro versamenti, ci sono le imprese che anch’esse in difficoltà, smettono di versare i contributi. Qui viene nuovamente alla ribalta l’annosa questione dell’omissione contributiva. E’ vero che esistono delle forme di garanzia.

L’Inps ci rende noto che esiste un Fondo  di Garanzia per il TFR E Crediti dicersi. E’ un  Fondo gestito  che paga il trattamento di fine rapporto (TFR) e le ultime tre mensilità in sostituzione del datore di lavoro insolvente.

Il Fondo di Garanzia interviene nel caso in cui il datore sia insolvente e abbia omesso di versare i contributi al fondo di previdenza complementare.

Spetta a tutti i lavoratori dipendenti, che abbiano cessato un rapporto di lavoro subordinato o ai loro eredi/beneficiari. Requisiti per ottenere la prestazione è piuttosto complicato:

•Datore di lavoro assoggettabile alle procedure concorsuali:

•iscrizione ad un fondo di previdenza complementare al momento della presentazione della domanda;

•cessazione del rapporto di lavoro;

•apertura di una procedura concorsuale a carico del datore di lavoro.

La cosa più complicata di tutte è l’ accertamento giudiziale dell’omissione contributiva. Se il datore di lavoro non versa il contributo per la previdenza complementare, non esiste ad oggi, nessuna norma esplicita che attribuisca ad un fondo pensione la titolarità del diritto di credito dei  contributi dovuti.

Fra i contributi per la previdenza obbligatoria e quelli per la previdenza complementare c’è una differenza di fondo, per cui non si possono usare neppure in maniera analogica le varie discipline normative. Pertanto la tutela e in particolare l’intervento del Fondo  nella vicenda contributiva è regolamentata dall’autonomia privata: Fonti istitutive, Statuti e Regolamenti. La Legge 243 del 23 agosto 2004,  delegava il governo ad emanare una serie di norme sulla pensione obbligatoria e complementare. All’art 1 comma 8  prevedeva “l’attribuzione ai fondi pensione della contitolarità con i propri iscritti del diritto alla contribuzione, compreso il trattamento di fine rapporto cui è tenuto il datore di lavoro, e la legittimazione dei fondi stessi, rafforzando le modalità di riscossione anche coattiva, a rappresentare i propri iscritti nelle controversie aventi ad oggetto i contributi omessi nonché l’eventuale danno derivante dal mancato conseguimento dei relativi rendimenti. Per la prima volta si parlava di un ruolo attivo dei fondi. Poiché la legge fu approvata in pieno agosto, questo pezzo dovette essere considerata un colpo di sole e non se ne fece niente. In assenza di principi espressi è possibile agire solo  in via di interpretazione analogica.

Poichè sembra inapplicabile l’art. 2115, II comma, cod. civ. che stabilisce la responsabilità diretta del datore di lavoro nei confronti degli enti previdenziali, e diversamente dai regimi obbligatori (automaticità della prestazione), lo statuto dei Fondi può prevedere una disciplina specifica e procedure di sollecito/ristoro del danno “individuale” e “collettivo” per i pagamenti tardivi. Né sembra possibile che il lavoratore possa pagare al posto del datore e poi rivalersi  nel termine prescrizionale perchè occorre valutare le norme statutarie con possibili complicazioni anche in sede fiscale.

Dopo il D.Lgs. 252/05, nascono nuove aree di problematicità in quanto il fenomeno della omissione contributiva si può atteggiare in misura diversa. La contribuzione datoriale può essere veicolata dalla contrattazione collettiva. Ma può essere anche libera. In questo caso è ancora più avvertita l’esigenza di procedure ad hoc espressamente disciplinate dalla legge. Rimedi esperibili possono essere la classica  azione legale da parte del lavoratore/ l’insinuazione al passivo dello stato fallimentare del datore di lavoro. Per il Fondo Pensione, l’Art. 8 dello schema di statuto tipo prevede: In caso di mancato o ritardato versamento, il datore di lavoro è tenuto a reintegrare la posizione individuale dell’aderente secondo modalità operative  definite con apposita regolamentazione (opzionale). Il datore di lavoro è tenuto a risarcire il Fondo di eventuali spese dovute al mancato adempimento contributivo. In caso di regolamentazione statutaria della procedura di ristoro. Ad oggi  gli statuti dei Fondi si limitano a riportare questo passaggio e nessuno ha effettuato il passo successivo di regolamentazione. Come si vede la materia è complessa e bisognerà ritornare sulla legge prima di leggere sul rapporto del prossimo anno cifre ancora più drammatiche.

 Camillo Linguella

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5 commenti Commenta
draziz
Scritto il 15 luglio 2013 at 11:33

I saldi nelle principali città italiane parlano di cali anche -15%, quando va bene.
Se si pensa che per molti l’acquisto in saldo è già diventato l’unico modo per sostituire i capi di vestiario usurati esistenti, il calo degli acquisti riflette inequivocabilmente l’avvenuto calo delle disponibilità economiche personali.
I risparmi, già intaccati, devono servire per gli imprevisti a breve e medio termine oramai.
Il lungo termine, quindi anche la pensione, viene accantonato scaramanticamente insieme alla durata della vita media ed alla probabilità di non arrivare vivi alla fatidica età dei 65 anni…

Il fatto che il numero dei lavoratori autonomi che non versano sia superiore a quello di chi svolge lavoro dipendente riflette il fatto che il lavoro autonomo è sempre più tartassato da tasse e contributi che non lasciano margine a sufficienza, anzi spesso non lasciano utili e costringono ad indebitarsi sempre di più e guarda caso gli interessi passivi bancari e di leasing non sono considerati deducibili ai fini della formazione della base imponible per la tassazione, quindi si pagano tasse non dovute e si aumenta il rosso sul conto corrente.
Qual è il livello professionale e retributivo di coloro che versano da dipendenti?
Ritengo sia superiore ai 1.200 Euro netti al mese.

Il problema risiede nell’eccesso di spesa della Pubblica Amministrazione e di tutto ciò che vi ruota intorno e che ne viene fagocitato, compreso lo squilibrio degli importi di una miriade di pensioni erogate non sulla base di versamenti effettivi (modello contributivo).
E la spirale porta sempre più verso il fondo.
Cosa credete che accada per migliorare la situazione?
Improvvisamente riparte il commercio internazionale, dalla Cina al Brasile esplode la classe media ed il denaro torna a fluire in tutti i settori?
Poveri illusi…

massimo84
Scritto il 15 luglio 2013 at 12:00

col contributivo sarà pensione sociale….a quasi 70 anni.
hanno capito che i soldi messi non li rivedranno più
meglio campare oggi

draziz
Scritto il 15 luglio 2013 at 12:13

massimo84@finanzaonline,

…per l’appunto…
quindi inutile meravigliarsi degli scarsi versamenti o del loro calo…
Indennità parlamentari ancora non modificate?
Contributo ai partiti ancora intoccabile?

…e perchè dovrei regalare i miei ultimi soldi al “sistema”?

massimo84
Scritto il 15 luglio 2013 at 13:30

l’inps prima collassa e meglio è
troppe differenze tra sussidiati e non
poi si stà accumulando troppa polvere sotto il tappeto: andiamo a vedere cosa c’è e vedremo realmente quanto vale l’Italia

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