Rapporto Inps 2012: 80 miliardi di sussidi negli ultimi anni ed una pensione che non supera i 1000 euro

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Martedì 16 luglio 2013, il presidente dell’Inps ha presentato la sua Relazione Annuale a Montecitorio, nella Sala della Regina. Si tratta di un appuntamento ormai divenuto abituale (nel 2013 si svolge per la quinta volta consecutiva) durante il quale vengono esposti al Parlamento i risultati dell’attività svolta dall’Istituto nel corso dell’anno precedente.

Il documento illustra il ruolo centrale svolto dall’Istituto di Previdenza che nel futuro si vuole proiettare oltre quello di mero liquidatore delle pensioni. E infatti nonostante una recente ricerca afferma che solo uno su tre degli italiani usano internet, con l’addensarsi sulle fasce giovanili, ormai come scelta politica di fondo esclusiva, evita qualsiasi contatto fisico con i pensionati, prediligendo anch’esso la mitica rete. L’ Inps si vuole ritagliare nuovi spazi nel sistema del Welfare italiano, di fatto il più grande Istituto previdenziale europeo dopo la confluenza di Inpdap ed Enpals. La perdurante crisi economica chiama l’Ente ad assumere sempre nuovi compiti, fondamentali per la tenuta sociale del Paese. Il Rapporto annuale 2012 dell’Inps mette a disposizione di tutti i cittadini di dati relativi alla gestione e ai servizi erogati dall’Istituto.  Gli 80 miliardi di euro erogati in questi quattro anni di crisi dallo Stato, tramite l’Inps, in sussidi per cassa integrazione e disoccupazione, che sono stati distribuiti ad una platea di circa 3 milioni di lavoratori in media per ogni anno, costituiscono la cartina di tornasole di un dissesto economico sociale prima ancora che economico che le forze politiche di governo cercano di superare con i classici pannicelli caldi e quelle di opposizione con proposte fantasiose. Intanto dal rapporto emerge che la metà degli oltre 15 milioni di pensionati prende meno di mille euro al mese.

La spesa di gestione dell’Inps pur improvvisamente ed inopinatamente  cresciuto in compiti, risorse umane e tecnologiche è stata ridotta del 50 % mentre il buco dell’Inpdap ora non mette più a rischio il sistema, mentre fino a qualche mese fa sembrava che chissà che sconquassi avrebbe provocato. Il 2012 è stato il primo anno di esercizio del “nuovo” Inps, derivante dalla fusione di Inpdap ed Enpals.

Un esercizio contabile che, dopo aver cumulato oltre 25 miliardi di euro di saldi positivi negli ultimi quattro anni, produce un “rosso” di quasi 9 miliardi di euro: “Un disavanzo in tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici”. E tuttavia un disavanzo contabile che non preoccupa la stabilità finanziaria del sistema: “Il sistema – ha ribadito Mastrapasqua – è in piena sicurezza”.  Il resto è canonico e rituale come la necessità di semplificazione normativa perché troppi soggetti si sovrappongono sulle stesse aree di servizio al cittadino. La stessa riforma del titolo quinto della Costituzione ha finito per moltiplicare le cosiddette materia concorrenti come accade per molte prestazioni, compresa l’invalidità civile. Bisogna lasciar fare tutto all’Inps è evidente. Stesso approdo sullo stato dei diritti al benessere. Sul futuro Welfare del Paese, Mastrapasqua ha detto: “Prima di immaginare tagli, si dovrebbe forse produrre una migliore e più razionale allocazione delle stesse risorse. Il problema non è il quanto, ma come e dove indirizzare le risorse”.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, nelle sue conclusioni, ha espresso il rituale apprezzamento per l’operato dei vertici e di tutto il personale dell’Inps “I servizi forniti dall’Inps – ha affermato – configurano una storia di successo di cui dobbiamo essere soddisfatti e che dobbiamo riconoscere, quando l’ immagine della Pubblica amministrazione spesso mina tutti i nostri sforzi”.

Nel rapporto viene sottolineata con la dovuta enfasi, questa volta più che appropriata, la necessità che il Governo, le parti sociali e i mass media, si uniscano su un rigoroso progetto per l’educazione previdenziale. Ma non si parla di  Busta arancione.

“Un programma volto a spiegare le nuove norme del sistema, al fine di rendere tutti più consapevoli delle regole della previdenza, della necessità e obbligatorietà del risparmio e dei calcoli che trasformano questo risparmio in rendita pensionistica negli anni successivi all’età del lavoro. L’informazione corretta e consapevole deve prevalere sul sensazionalismo, la conoscenza deve sostituire l’ignoranza. La domanda che spesso il presidente dell’Inps si sente rivolgere – “Avrò mai la pensione?” – deve trovare gli elementi per assicurare l’unica risposta possibile: “Sì, e sarà commisurata alla vita lavorativa, retributiva e quindi contributiva e allo stato di salute complessivo dell’economia del

Marina Sereni

Paese”. L’Inps si dispone a fare la sua parte nel processo di educazione perché questo percorso di informazione ed educazione è premessa per lo sviluppo della previdenza complementare, in un’ottica di auspicabile collaborazione tra pubblico e privato in funzione del miglior futuro previdenziale dei cittadini.”

L’On Marina Sereni nel suo intervento di apertura  ha  dato un taglio meno accademico e rituale invitando a fare una riflessione sulla riorganizzazione già avviata dei grandi Istituti previdenziali, rimettendo sul tappeto il tema della governance che tanto aveva appassionato gli animi all’indomani della nascita del superinps.  La Sereni addirittura ha ricordato l’“avviso comune”  del 26 giugno 2012 sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e CONFINDUSTRIA, con il quale si ribadiva a Governo e Parlamento l’esigenza di determinare quanto prima una sintesi delle proposte sulla governance, attuando un principio di separazione tra i poteri ( cioè stabilire chi comanda veramente) . Poi c’erano state commissioni tecniche, audizioni parlamentari, impegni d’onore e infine niente come infatti  nessun accenno è stato  fatto dal presidente dell’Inps e dal Ministro de Lavoro, come pure non si rinviene  che un piccolissimo  passaggio sulla previdenza complementare parlando della cultura previdenziale .

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
massimo84
Scritto il 17 luglio 2013 at 17:39

lo schema ponzi destino a finire entro brevissssssimo
stanno prosciugando tutti i soldi possibili pur di vivacchiare 1-2 anni in più.

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