Settembre andiamo: che faremo con le pensioni?

Scritto il alle 08:29 da [email protected]

Un settembre di partenza per la previdenza complementare? Ormai il tempo è maturo per le adesioni specie per i fondi del pubblico impiego

Settembre andiamo: Comincia così una poesia di Gabrielle d’Annunzio, di quelle imparate sui banchi di scuola quando ancora le poesie si imparavano a memoria. Oggi non si imparano e neppure si leggono. Per descrivere sensazioni e stati d’animo, bastano le canzoni o meglio le canzonette oppure un post sui social network.

Settembre è il mese in cui il paese, dopo la pausa estiva, si rimette in moto e va. Dove non sempre è chiaro, ma l’immobilismo estivo comunque è finito. I  problemi che dall’inizio di luglio avevamo accantonato a dopo l’estate, si ripresentano tutti, anzi con l’aggiunta di qualcuno nuovo. Per noi si ripresenta il capitolo delle pensioni, quelle obbligatorie corrisposte dall’Inps e quelle complementari, di cui nel primo semestre di quest’anno si sono letteralmente perse le tracce.

Staremo a vedere, a sentire e cercare di capire qual è l’aria che tira.  Veramente ad agosto un sussulto pensionistico c’è stato, quello relativo al capitolo delle pensioni d’oro. Tutti ricorderanno come il 7 agosto scorso il ministro del lavoro rispondendo ad una interrogazione parlamentare, ha dichiarato che ci sono addirittura pensioni di 90mila euro al mese!, mentre il 15% degli italiani percepisce una pensione sotto i mille euro.

Pensioni legittime, ma veramente d’oro con aggiunta di platino, calcolate in applicazione del sistema retributivo, che ha permesso a qualcuno di eccedere, ma mediamente ha dato a tutti pensioni almeno di un 50% più alte di quelle che promette di dare il sistema contributivo.  Tosare le pensioni alte sarà difficile, perché una recente sentenza della Corte Costituzionale ha bocciato un prelievo  su queste pensioni. Poiché si è reso difficile intervenire con contributi «di solidarietà» sulle pensioni alte, si taglieranno  tutte le pensioni, quelle d’argento, di bronzo e ahimè, di stagno,  così non ci sarà discriminazione alcuna ed evitiamo i percettori di pensioni da nababbo di andare nuovamente dall’avvocato, perché gli avvocati costano.

Da ciò è facile dedurre che l’aria che tira non  sembra delle più favorevole e la riapertura del cantiere  pensioni non si preannuncia indolore. Come per l’IMU. Per salvare chi vive in regge e castelli, si “stangano” gli affitti e i piccoli proprietari.

Per “aggiustare”  le pensioni e rilanciare la complementare bisogna partire da lontano, cioè dal mercato del lavoro, perché pensioni e lavoro sono interconnessi. Nel calcolo dei  coefficienti di trasformazione c’entra il Pil, il prodotto interno lordo, che è il misuratore della ricchezza prodotta da uno Stato. Più alto è il Pil, indirettamente maggiori saranno gli importi pensionistici. Il problema è come far risalire il Pil. L’ultima rilevazione lo dava in ulteriore discesa del 2%, condita dalle solite notizie di rassicurazione sulla prossima uscita dalla crisi. E’ dal 2011, quando Monti disse di vedere una luce in fondo al tunnel che la stiamo aspettando: un viagra adeguato non è stato ancora trovato, né intelligentemente cercato. Ora che lo spread scende e risale, tutti stanno a guardare come gli aruspici, per trarne vaticini, ma in contemporanea il debito pubblico aumenta come anche la disoccupazione.

Tuttavia bisogna essere ottimisti come Pangloss. Cioè sperare che i futuri tagli pensionistici saranno soft e non hard. Perché altri tagli sicuramente ci saranno.

 Più complesso il discorso sulla previdenza complementare. Di questa  il governo è assolutamente disinteressato. Mai una pronuncia, neppure di circostanza. Nei fatti, tanto per fare un esempio, da ben sei mesi la Covip, l’ Authority di vigilanza è senza presidente.

R. Tarelli – Commissario Covip

Antonio Finocchiaro, già vicedirettore generale della Banca d’Italia, è infatti scaduto a febbraio. Anche  l’altro membro dei tre che dovrebbero comporre il collegio della Covip, Giuseppe Stanghini, è a sua volta scaduto a maggio. A guidare la Covip, in pratica, è rimasto solo Rino Tarelli, ex segretario della Cisl funzione pubblica ed ex presidente dell’Ipost, uno dei primi bocconi sacrificati al moloch Inps. Il “decreto del fare”,  gli ha conferito la potestà di portare avanti la baracca.  Insomma, anche se Tarelli è una persona capace e competente,  lasciare “acefalo” l’organo di controllo non può essere un buon segno. Il governo Monti, aveva provveduto a designare un successore di Finocchiaro nell’economista Fiorella Kostoris. Cambiato il governo la  nomina della Kostoris si è persa.

Poiché Monti aveva provato inutilmente a sopprimere la Covip, non si vorrebbe che questo ritardo fosse dovuto ad un ripensamento in questo senso.

Io non sono un acuto giuslavorista, anzi non sono per niente un giuslavorista, per cui le ricette ammannite da altri, da Treu in poi sul lavoro flessibile, dotte ed accompagnate da ponderose ricerche e studi, avranno pure prodotto dei risultati, ma nessuno se ne accorto. Meno male che Scelta Civica ha avuto quel risultato elettorale che tutti conosciamo, se no Ichino come ministro del lavoro non ce lo toglieva nessuno. Ordunque, senza essere giuslavorista, ma ispirandomi al classico buon senso del buon padre di famiglia, sono indotto  a ritenere che tutto parta dal mercato del lavoro, immaginato come punto di incontro della domanda e dell’offerta. In questo luogo ideale i contrati di lavoro sono continuativi per i lavori continuativi, e a tempo determinato per lavori a tempo determinato. Nel senso che se uno viene assunto in un ospedale, in una azienda elettrica, una municipalizzata, il lavoro non può che essere a tempo indeterminato. Viceversa, un cameriere assunto d’estate, un muratore per un cantiere edile ecc … non può che essere assunto a tempo determinato. Questo è importante in genere, ma importantissimo per lo sviluppo per la previdenza complementare. Poiché essa si finanzia essenzialmente con il Tfr, è ovvio che ci possono pensare solo i lavoratori a contratto continuo. Solo chi è sicuro di lavorare anche domani  è in condizione di poter rinunciare al Tfr e farlo diventare risparmio previdenziale. I lavoratori precari, flessibili, a progetto, a chiamata, a intermittenza non lo possono fare, perché il tfr serve per vivere fra un contratto e l’altro.

In attesa che questo improbabile miracolo, quello del mercato del lavoro, si compia,  una misura più fattibile ed immediata per i giovani precari  è l’applicazione della normativa in vigore per i lavoratori del pubblico impiego. I lavoratori ministeriali, assunti prima del 2001, se si iscrivono alla previdenza complementare, non versano tutto il Tfr ai Fondi, ma solo una percentuale dello stesso, che attualmente è del 2%. Ecco poter far scegliere agli aderenti la percentuale del tfr da conferire è già una misura concreta atta ad invogliare molti ad aderire, specie quelli più giovani, in favore nominale dei quali sono stati perpetrate le più disastrose nequizie pensionistiche dei meno giovani, mentre un minitaglio delle pensioni d’oro è stato dichiarato incostituzionale. Ma sugli assegni che superano i 5mila euro mensili qualche blocco costituzionale bisogna pur trovarlo. Un’altra misura, meno dirompente della prima e già prevista in qualche modo, ma non abbastanza pubblicizzata è la possibilità, fra un lavoro e l’altro, di sospendere i versamenti  al proprio fondo, mentre il montante accumulato si rivaluta comunque se i mercati finanziari non fanno le bizze. La Regione Trentino Alto Adige ha emanato tutta una serie di misure di supporto a sostegno di chi, iscritto ad un Fondo Negoziale da almeno due anni,  si trova in difficoltà, con una integrazione fino a 4600 euro.

Sarebbe un esempio da imitare. Naturalmente questi contributi vengono dalla fiscalità generale in favore di una sola categoria, gli iscritti alla previdenza complementare regionale. Simili elargizioni se lo possono permettere solo le regioni a statuto speciale. E’ vero che esse fanno il bello con gli euro delle altre rimanenti regioni, ma nel caso del TAA c’è da aggiungere un’oculata gestione della cosa pubblica che permette questi surplus impensabili al resto del paese.

Per fare questo e dare un impulso alle adesioni, non occorrono interventi normativi, basta seguire la via pattizia degli accordi nazionali o della contrattazione.

Camillo Linguella

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