Il decreto affossa IMU salva la previdenza complementare

Scritto il alle 08:43 da [email protected]

Si salvano i possessori di ville e castelli, ma c’è un’occasione per il rilancio della previdenza complementare, anche se non si parla più di  equiparazione dei benefit fiscali fra lavoratori pubblici e privati

Dopo aver agitato i sonni dei politici per tutta l’estate, il provvedimento sull’IMU alla fine è stato varato. Il solito pateraccio all’italiana per conciliare concetti inconciliabili e che alla lunga peserà sulla ripresa e sulla crescita. Il decreto legge che ha bloccato l’Imu per consentire a chi possiede una villa con piscina ed una quindicina di stanze da letto, di non sborsare un euro, caso mai far pagare qualcosa agli inquilini che sono in affitto in più modeste abitazioni, contiene tutta una serie di tagli e restrizioni.

Quelli che ne pagheranno le conseguenze saranno i cittadini ed i Comuni. Si prevedono (ennesimi) tagli ai ministeri, alle Forze dell’ordine ed altro. Quando alla fermata dell’autobus questo non passa mai e le strade sono mal lastricate, buie e piene di buche, o non aprono gli asili nidi comunali ricordiamoci che tutto questo è per consentire a qualcuno di spassarsela nella piscina privata.

 Non solo, ma l’art 15 del decreto legge 102/2013, quello sull’IMU appunto, contiene una cambiale in bianco perché, alla faccia dello spread e del debito pubblico,  autorizza un ulteriore indebitamento. Infatti esso consente l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 8.000 milioni di euro per l’anno  2013, i cui interessi poi saremo chiamati a pagare noi. 

Il decreto colpisce anche le polizze assicurative, stabilendo il dimezzamento della detrazione dei premi per quelle sul rischio morte o di invalidità permanente che passa, da 1.291,14 euro precedenti a 630 euro annuali. Il nuovo intervento si applica già dall’anno in corso, e nel 2014 l’importo  detraibile scende a  230 euro.

Nel secondo comma dell’art 12 il nuovo decreto rincara la dose, prevedendo l’applicazione dei limiti anche alle polizze vita stipulate prima del 31 dicembre 2000. L’articolo 12 del decreto non nomina le forme di previdenza complementare, né i fondi sanitari integrativi. Sembra una misura indiretta di rilancio di queste, vista la stagnazione in cui versano le adesioni. Infatti aderendo alla pensione complementare si può detrarre fino a 5.164,57 euro annui, e 3.615,30 per i contributi di assistenza sanitaria integrativa.

Il maggior  vantaggio fiscale a questo punto dovrebbe convogliare le adesioni sulla previdenza complementare. Bisogna far attenzione nello stabilire l’esatta convenienza, perché nel caso di polizze vita ci sono detrazioni, mentre per la previdenza complementare ci sono invece le deduzioni. Sembra un gioco di parole, in realtà esprimono concetti molto differenti.

A questo punto sembra pacifico pensare che almeno anche per quest’anno non se ne farà niente sulla equiparazione fiscale fra dipendenti pubblici e quelli privati che vogliono costruirsi la seconda pensione.

Infatti i dipendenti privati, pur avendo anch’essi delle agevolazioni fiscali, sono meno “generose” di quelle previste per i lavoratori  del settore privato. Periodicamente spunta la favola dell’equiparazione, ma poi per esigenze di cassa, per favorire i più abbienti, non se ne fa niente. Poi ogni tanto qualche illustre Solone di turno si domanda meravigliato perché le adesioni ai fondi pensione pubblici stentano a decollare.

Trattandosi di un decreto legge, naturalmente bisogna aspettare la legge di conversione che deve essere approvata entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla G.U. per conoscere le disposizioni definitive.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
dfumagalli
Scritto il 6 settembre 2013 at 08:50

E’ colpa di una legge centrale, se le aliquote dei comuni non vengono aggiornate da decenni? Loro devono tracciare una direzione, se poi i comuni preferiscono non guadagnare sulle ville che essi hanno, la responsabilità (e connivenza) va cercata soprattutto in loro.

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