Previdenza complementare: E’ bene conoscere l’abc della finanza

Scritto il alle 09:25 da [email protected]

 Nella previdenza complementare le scelte degli investimenti  sono a carico degli iscritti. Da qui la necessità di  capire  e di valutare,  anno dopo anno, se le scelte di investimento effettuate sono quelle che si sperava di ottenere in termini di rendimento..

Qualunque scelta di investimento nel campo della finanza richiede una solida preparazione finanziaria ed una mentalità speculativa. Non è cosa da tutti, ma per chi vuole solamente saper scegliere gli investimenti per la propria pensione complementare, conoscere l’abc  della finanza agevola non poco il proprio compito. Con un po’ di cognizioni  si può imbroccare il trend, la direzione dei rendimenti e provvedere a correggere se è quella  sbagliata.

A parte le ricerche effettuate in tutti i paesi avanzati,  dalle quali emerge una diffusa impreparazione sostanziale ed una ignoranza specifica del mercato finanziario, personalmente mi è capitato più volte di verificare la confusione enorme anche sulle cose più elementari o che dovrebbero essere tali, come la differenza tra azioni e obbligazioni,la differenza fra l’interesse semplice e quello composto, la difficoltà a leggere l’estratto conto bancario, ecc… figuriamoci sui concetti della volatilità, i mercati regolamentati e non.

 Spread è una parola ormai acquisita al vocabolario di tutti, ma pochi sanno con precisione cosa significa e quali sono i suoi effetti sul debito pubblico.  Termini più misteriosi sono quelli di rating, benchmark e asset.

 Una volta, quando in Italia l’inflazione viaggiava a due cifre, c’era il cosiddetto “BOT people” che investiva in Bot perché davano  rendimenti sicuri e molto elevati ( una delle causa dell’attuale indebitamento pubblico).

Poi sono venuti gli investitori nelle aziende di Stato man mano che queste venivano privatizzate ( tipo Enel, Eni) e per estensione anche ad altre importanti aziende come la Cirio e la Parmalat. Ma qui ci sono stati i primi rovesci borsistici  e da allora, nella gente comune, la diffidenza verso tutti i prodotti finanziari ha imperversato ovunque ed imperversa tuttora. L’attuale crisi finanziaria ha  ulteriormente convinto la quasi totalità della platea di lavoratori che tutto quello che riguarda le borse ed i titoli mobiliari è non solo pericoloso, ma ineluttabilmente destinato a far perdere le proprie risorse che in genere non sono mai eccessive.

E’ ovvio che dovendo mettere in gioco il trattamento di fine rapporto, una somma sicura, certa nell’ammontare e garantita dalla legge, per aderire alla previdenza complementare, il cui risultato finale dipende da come va la borsa, annichilisce non poche anime belle.

Né persuadono i ragionamenti sui benefici fiscali e della contribuzione del datore di lavoro che sono benefit aggiuntivi. I numeri delle adesioni degli italiani sono lì a dimostrarlo: 6 milioni circa, che è tuttavia una cifra di non poco conto, a mio avviso. Ciò dipende anche dal fatto che sostanzialmente la gran parte delle persone non ha un’ elevata familiarità con le tematiche finanziarie che è strettamente correlata al reddito, età e grado di istruzione. Molti pensano di sapere più di  quanto in realtà conoscono e non decifrano correttamente  le informazioni che ricevono. È più che ovvio quindi che a fianco della educazione previdenziale occorre aggiungere quella finanziaria e far comprendere, fin dai banchi di scuola i meccanismi di funzionamento dello” stato sociale” e il perché i cittadini vi devono contribuire.  Nella previdenza complementare i risultati degli investimenti si palesano nel lungo periodo specie  in prossimità del pensionamento, quando magari non è possibile rimediare a scelte sbagliate, bisogna possibilmente scegliere bene dall’inizio.

Per far questo occorre avere quella conoscenza non specialistica, ma possedere almeno l’abc dei concetti base per poter scegliere e monitorare le proprie scelte ed eventualmente variarle.

Solo un’adeguata educazione finanziaria può consentire scelta consapevoli. Quando il rapporto di fiducia è saldo, per scegliere come investire,  gli aderenti ai Fondi pensioni negoziali, si affidano ai dirigenti del Fondo, ma sopratutto ai sindacati ed ai patronati che dedicano a questo scopo persone serie e competenti ( i fondi negoziali non hanno scopo di lucro). Ma quando il rapporto fiduciario, per una causa qualsiasi si affievolisce, anche costoro non sono percepiti più come soggetti affidabili.  A maggior ragione occorre conoscere il terreno su cui si cammina, specie se si opta per un Pip, un piano pensionistico individuale.

Per fare una corretta formazione, l’Ocse individua tre punti fondamentali:

1) informare: fornire tutte le informazioni e spiegazioni necessarie  sui rischi connessi all’investimento finanziario;

2) insegnare: fornire le nozioni e le conoscenze fondamentali della finanza con un linguaggio facilmente comprensibili; le informazioni devono essere improntate alla semplicità e alla chiarezza.

3) offrire consulenza: non abbandonare gli iscritti ma essere costantemente al loro fianco per  assisterli nelle scelte di investimento.

Parlare di educazione finanziaria significa quindi predisporre interventi di soggetti diversi,  non sempre direttamente coinvolti nell’investimento finanziario.  I programmi di educazione finanziaria devono essere contemporanei o immediatamente successivi a quelli  di educazione previdenziale . Quest’ultima deve prioritariamente inculcare ai dipendenti ed i lavoratori autonomi il concetto che, per poter disporre in età avanzata di un reddito adeguato alle proprie necessità, sarà necessario aderire alla previdenza complementare appena si comincia a lavorare. In quest’ambito vanno spiegate le differenze delle varie forme di previdenza complementare e i vari tipi di rendita e da che cosa dipende il loro ammontare finale. Compreso il meccanismo della previdenza complementare, l’educazione finanziaria,  pur non essendo la panacea di tutti i mali, facilita la scelta della propria linea di investimento o di cambiarla se si rivela inadeguata.  Perché la conoscenza delle regole previdenziali già gli ha fatto capire che con la sola pensione pubblica  ciò non sarà possibile.

Le informazioni devono essere date in modo univoco, evitando il più possibile di ricorrere, riducendo al minimo i termini inglesi, che sono molte volte insostituibili. In questo senso un ruolo importante hanno svolto il legislatore e le autorità di controllo che hanno imporre l’utilizzo di documenti informativi standardizzati e accurati, anche se sulla semplicità di linguaggio c’è ancora molta strada da percorrere. Comunque  risultati interessanti di questo indirizzo sono la nota informativa, uniforme per tutte le forme pensionistiche, la comunicazione annuale e a tutte le informative che devono essere consegnate al lavoratore privato nel semestre di scelta.

Nel 2008 fu sottoscritto un protocollo fra la Covip ed il ministero della pubblica istruzione per la realizzazione del programma di educazione previdenziale, ma al di fuori di poche e sporadiche iniziative, non si è realizzato più di tanto. I motivi sono molteplici. A partire dallo scarso interesse in alcuni settori del ministeriali e delle forze datoriali, ma anche per i costi. In tempi di spending review sono poche le risorse a disposizioni e  poche le  iniziative pubbliche, a parte la Giornata nazionale della previdenza organizzata a Milano e che è diventato un appuntamento fisso ed importante. Bisogna insistere specialmente  sui seminari e incontri nelle aule scolastiche ed universitarie, con la concessione di crediti formativi, perché gli strumenti tradizionali come  le pubblicazioni cartacee (brochures, riviste, newsletter) e i siti web che pur riescono a raggiungere una platea molto vasta, sono strumenti indispensabili ma non esaustivi. Non bisogna mai dimenticare che nonostante gli approcci interpersonali siano sempre più virtuali grazie (?) a facebook, twitter e quant’altro, la gente vuole poter porre domande a persone fisiche  che gli stanno davanti e ricevere una risposta  competente.

Questo fra l’altro è uno dei segreti del successo dei Pip che si basano proprio sul colloquio diretto fra potenziale cliente e collocatore di polizze.

Camillo Linguella

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 8.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Previdenza complementare: E’ bene conoscere l’abc della finanza, 8.0 out of 10 based on 1 rating
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Avvio brillante per il Ftse Mib che agguanta l’obiettivo grafico dei 21.500 punti. Attualmente sca
Uno dei pilastri fondativi della previdenza complementare è  l’adesione volontaria. Questo princ
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
https://youtu.be/18w1cyr7dwQ Google Pay sbarca anche in Italia. Il nuovo servizio del colosso tec
Trovare il giusto equilibrio tra lavoro, produttività e vita privata. E' il desiderio espresso da
Si amplia ulteriormente la gamma degli strumenti di investimento emessi da Banca IMI, grazie a 8
Ftse Mib: prosegue al rialzo il Ftse Mib e conferma il break dei 21.122 punti e della trend line rib
A forza di dire che piove, qualcuno prima o poi ci prende. Il difficile è capire quanto piover
Era il 24 gennaio di un ormai lontano anno del Signore 2007, quando un ragazzo qualunque apri un
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec