Aiutare i più poveri con le pensioni dei poveri

Scritto il alle 07:55 da [email protected]

Arriva il Sia: il Sostegno per l’Inclusione Attiva,  l’anticipazione del salario minimo per tutti a spese dei pensionati

Si potrebbe dire: Finalmente arriva qualcosa per i poveri, ma senza voler fare gli uccelli del malaugurio, le buone intenzioni non sempre trovano corrette realizzazioni.. Un comitato di esperti del ministero del Lavoro ha elaborato un documento che prevede la nascita del SIA, il Sostegno per l’Inclusione Attiva per dare un sostegno alle persone in condizione di povertà. L’obiettivo del SIA è quello di permettere a tutti di poter acquistare il minimo indispensabile per vivere.  L’Italia e la Grecia, tra i vecchi stati membri, sono gli  unici paesi europei a non avere una misura di questo tipo. Esso supera la Carta acquisti sperimentale, assorbendone le finalità.

Fino ad oggi vi sono state sperimentazioni in alcune regioni come nella Valle d’Aosta, e le provincie di Bolzano e Trento; alcuni comuni, soprattutto nel Centro-nord), ma nulla di significativo a livello nazionale. Le uniche misure, peraltro modeste rispetto al bisogno, sono di natura categoriale e riguardano gli anziani (pensioni e assegno sociale) e le persone con disabilità (pensione d’invalidità civile).

Nel complesso l’Italia spende per la lotta alla povertà in modo poco efficace e soprattutto in misura sensibilmente inferiore alla media dei paesi comunitari.  Il SIA è una misura richiesta dalla UE. Nel 2008 la Commissione Europea ha emanato una Raccomandazione a tutti i paesi per l’adozione di una strategia d’inclusione attiva, articolata sui tre pilastri :l sostegno economico, mercato del lavoro inclusivo e  servizi personalizzati. Anche il SIA è una misura richiesta dalla UE. La Commissione e il Consiglio Europeo pur richiedendo  sempre l’obbligo  di rispettare quelle misure  di austerità  tuttora imposte all’Italia, ci impongono comunque maggiori sforzi nella lotta alla povertà .

L’austerità e la crisi che perdura, non fanno che favorire la crescita della povertà. In teoria il Sia deve diventare uno strumento universale di contrasto all’indigenza, abbandonando l’impostazione categoriale, secondo cui il diritto al beneficio dipende dall’appartenenza a una determinata categoria, principio che ha storicamente ispirato il nostro sistema di welfare. L’impostazione categoriale si è tradotta in una frammentazione di interventi facendo  mancare una visione organica. L’impostazione globale risponde innanzitutto a un principio di equità e di uguaglianza di fronte al bisogno, fa minimizzare i costi e aumenta i benefici.

.Il Sia coinvolge tutti, inclusi gli immigrati legalmente residenti o perlomeno quelli stabilmente residenti  da almeno  due anni  secondo le direttive comunitarie.

Il documento del ministero precisa che non si tratta del famoso reddito di cittadinanza (rivolto cioè a tutti indistintamente), ma di un sussidio semicaritatevole rivolto ai poveri, identificati come tali.

Fondamentale a questo proposito è la riforma dell’ISEE, che in un paese caratterizzato da una diffusa evasione fiscale e lavoro nero non sempre viene  fotografata  una situazione reale: Il nuovo ISEE dovrà rappresentare un sistema più sicuro per accertare efficacemente la capacità economica delle famiglie, introducendo soglie patrimoniali per l’accesso.

L’ammontare dell’erogazione monetaria alle famiglie beneficiarie del SIA   dovrebbe essere  pari alla differenza tra il reddito posseduto  e  quello  stabilito per legge che identifica la condizione di povertà.

Il livello di riferimento del SIA è dato dal costo di un paniere di consumo di beni e servizi di mercato, pertanto appare necessaria una sua articolazione in relazione a vari fattori, fra cui la composizione del nucleo familiare e le differenze territoriali del costo della vita e della disponibilità di servizi collettivi.

Chi dovrà gestire questo nuovo servizio? Ovvio,  è demandato all’Inps, il megaistituto che tutto fa e tutto gestisce.

Operativamente si può adottare il sistema della poor card , come fatto per la della Carta acquisti. Sul territorio, invece, la regia è assegnata ad un’aggregazione distrettuale dei Comuni.

Ma quanto costa tutta la faccenda? Si stima che il programma possa ragionevolmente comportare un costo a regime dell’ordine di circa 7 miliardi, che potrebbero diminuire in presenza di una ripresa della crescita economica  riducendo i livelli di povertà attualmente raggiunti. . Il problema reale è come finanziare sta roba, l’inclusione sociale. Poiché i soldi delle pensioni dei ricchi, per sentenza della Corte Costituzionale, non si possono toccare, bisogna trovare altre strade.

Aprendo un inciso, quello che è rimarchevole non è tanto la decisione della suprema Corte, che, mi hanno spiegato, è ineccepibile perché ripristina il principio di uguaglianza, anche se il popolo ignorante la percepisce come un favore alla casta dei ricchi, quello che è rimarchevole, dicevo è che i destinatari del taglio pensionistico, sopportabile e limitato nel tempo, invece di fare sfoggio di quel senso civico che predicano quotidianamente agli altri e dare l’oro alla Patria nel momento del bisogno, sono immediatamente corsi dall’avvocato per bloccare la norma. Ora in attesa che si trovi una soluzione a questo problema, ecco la soluzione geniale degli esperti, sia pure a titolo personale (questi esperti non ci si dovrebbe mai stancare di lodarli) suggeriscono che i poveri si aiutino fra loro. I poveri in Italia sono una massa enorme, circa 5 milioni, il 6% della popolazione e quindi un po’ di solidarietà fra questi si può fare.

A regime il Sia costerebbe 7 miliardi, ma si può procedere con gradualità fino a raggiungere la soglia intera. In questo caso basterebbe un miliardo e mezzo. E’ sempre una bella cifra. Dove prenderla? Dai finanziamenti  previsti per la Carta Acquisti sperimentale,dalla riforma degli assegni sociali, delle pensioni di guerra e dalle pensioni baase, eliminando l’integrazione al minimo. Così chi percepisce una pensione integrata al minimo non è povero, ma tolta l’integrazione lo diventa e può fare domanda per accedere al Sia. Una cosa così kafkiana che neppure Kafka avrebbe saputo immaginare.

Ma speriamo che non sia così.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
andrea4891
Scritto il 23 settembre 2013 at 16:50

si potrebbe incominciare a prendere 4 spicci dai favolosi emolumenti che incassano Mastrapasqua, Befera & Co.

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