Previambiente festeggia i suoi 15 anni

Scritto il alle 08:39 da [email protected]

ll 23 settembre 2013, presso il CNEL a Roma, si è tenuto  il seminario organizzato da Previambiente: “La previdenza complementare per il futuro dell’Italia”. Sono intervenuti Bosco vicepresidente Cnel, Marè, presidente di Mefop, Tronconi, presidente Assofondipensione, Tarelli Commissario Covip e  Damiano presidente Commissione Lavoro della Camera.

Previambiente è il Fondo Nazionale Pensione a favore dei lavoratori del settore dell’igiene ambientale e dei settori affini. Il finanziamento del Fondo è attuato mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro e attraverso il conferimento del TFR maturando ovvero mediante il solo conferimento del TFR maturando. La misura minima dei contributi a carico, rispettivamente, delle imprese e dei lavoratori aderenti è stabilita dalla fonte istitutiva ovvero, per i lavoratori dei settori affini, dai rispettivi accordi o contratti di lavoro. Le parti aziendali, previo accordo, possono stabilire il versamento di quote di TFR superiori a quelle stabilite dall’accordo collettivo nazionale di settore. L’aderente può versare al Fondo una contribuzione maggiore e, in caso di disoccupazione, una inferiore.  In costanza del rapporto di lavoro  ha facoltà di sospendere la sua contribuzione, con conseguente sospensione di quella del datore di lavoro, fermo restando il versamento del TFR maturando al Fondo, ma è possibile riattivare la contribuzione in qualsiasi momento.

I lavori seminariali con l’ambizioso titolo: “La previdenza complementare per il futuro dell’Italia”, sono partiti dall’ovvia considerazione che la previdenza complementare in Italia non attecchisce, il tasso di adesione rimane del 25% con circa 6 milioni di aderenti, mentre in Europa è dell’80%.  Giova però ricordare  che negli altri paesi non c’è il Trattamento di fine rapporto ,che è un secondo pilastro ante litteram. Poi neppure all’estero  le cose poi non devono andare tanto bene, se anche in Inghilterra è stata istituita l’adesione obbligatoria alla complementare, mitigata dalla  possibilità di uscita.

In questo contesto, mentre i fondi negoziali  di categoria stagnano o hanno una leggera flessione, oppure registrano enormi difficoltà alla loro partenza, come i Fondi pensione per i dipendenti pubblici, i Piani pensionistici individuali registrano  un  ulteriore clamoroso boom, aumentando ancora del 10% rispetto alla precedente rilevazione.

Nel merito non si è fatta ancora una riflessione accurata sul perché del fenomeno, essendo i Fondi pensione generalmente più remunerativi e meno costosi dei Pip, non avendo, fra l’altro, scopo di lucro.

Stimando il tasso di sostituzione fra il 50/60% ed una perdita di acquisto dei pensionati del 15% con la pericolosa possibilità di una riedizione delle” pensioni d’annata”, molte volte si è portati a chiedersi se quella dei due pilastri è stata una scelta giusta. Secondo gli intervenuti, agire solo sulla previdenza obbligatoria che dalle drastiche e reiterate mutazioni, acceleratesi negli ultimi tre anni, ne è uscita fortemente ridimensionata, sarebbe stato un errore. Si capisce bene, che  pur devolvendo ad essa le risorse previste per la previdenza complementare, non avrebbe apportato nessun beneficio, né ai singoli lavoratori, né all’economia del paese, ma tutto sarebbe stato inghiottito e disperso nel mare magnum della spesa Inps ( magari colmando il deficit dell’ex Inpdap).

Oltretutto è fuorviante la speculazione sul rischio di perdita del Tfr e alla luce dei fatti concreti completamente falsa. Ad oggi i rendimenti della previdenza  complementare sono

Monica Cerroni,Presidente Previambiente, Alessandro Ruggini, Direttore Generale, Cesare Damiano, Presidente . Comm. Lavoro Camera

stati del  51%, mentre il Tfr si è rivalutato del 35%. Lo scenario potrebbe cambiare in concomitanza dell’evoluzione della crisi, di cui secondo la Confindustria, si intravedono segnali positivi di uscita ( persino il Governo pensa che il Pil possa essere di segno positivo nel 2014 ). Ma ad oggi la crisi c’è e si vede- I Fondi pensione possono fare la loro parte per il futuro dell’Italia come recita il convegno, sapendo che le risorse accumulate ammontano a circa 108 milioni di euro. Non è che si possono fare i miracoli, ma qualcosa si può fare. Secondo la Confindustria il credito alle imprese è ulteriormente calato del 7 % mentre gli investimenti delle forme di previdenza complementari sono sbilanciate verso titoli esteri, specie per quanto riguarda i titoli azionari. Ora sul patrimonio dei fondi incombe lo spettro di quanto è avvenuto in Polonia e bene fanno quei fondi, come Solidarietà Veneto,  che sono passati dalle parole ai fatti. Del resto come  ha chiarito la Covip, essa non ha mai posto veti ad investimenti. La stessa delibera, emanata con altri, sul Rating, sta a dimostrare la volontà di non farsi condizionare da valutazioni che vengono da fuori e che non sempre sembrano ponderate.

Nell’affollato panorama dei Fondi, Previambiente è un fondo consolidato con circa 50.000 aderenti e festeggia il suo 15 anno di vita con una gestione sana e proiettata su nuovi ambiziosi traguardi.

Non così si può dire per il resto. I Fondi per i dipendenti pubblici stentano a raccogliere adesioni, a causa dell’effetto combinato della crisi economica e della naturale diffidenza dei pubblici impiegati che non ne vogliono proprio sapere. In merito all’ impegno governativo la “spinta propulsiva”, ha concluso Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e ora presidente della Commissione Lavoro della Camera, si è esaurita con il secondo governo Prodi. Oggi che la tenuta del governo è oltremodo precaria, ha altre priorità su cui intervenire a causa del pasticcio dell’IMU e di quello prossimo sull’Iva  e comunque non si vede una particolare attenzione né dai sindacati, né dalla confindustria. E’ vero invece  che il governo, ha prospettato  il “Sia”, il Sostegno per l’Inclusione Attiva, misura doverosa e anche tardiva,  riservato ai poveri, perché forse pensa che fra un po’ ne avremo tutti bisogno.

Camillo Linguella

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