Adeguare la politica di investimento dei fondi pensione

Scritto il alle 08:53 da [email protected]

L’andamento dei mercati finanziari continua ad essere  altalenate.  Per questo occorre adottare una oculata politica di investimento. I Fondi pensione negoziali in questo scenario hanno perso il loro smalto, nonostante siano l’asse portante del sistema del secondo pilastro pensionistico, quello complementare. Il rischio è che diventino strade deserte.

 

Nell’individuazione delle cause dello scarso appeal della previdenza  complementare in Italia, emerge quasi sempre quello dell’andamento dei mercati finanziari. Avere i propri contributi e quindi la propria futura pensione, legati all’andamento delle borse mondiali e di quella italiana in particolare, a molti non va proprio giù. Conseguentemente sui  Fondi pensione, e quelli negoziali in particolare, si scaricano ansie e paure non imputabili né direttamente né direttamente ad essi. E’ inutile ricordare come essi hanno superato indenni la crisi del 2008 e l’anno orribile del 2011,  il mercato che spaventa.

Con quest’esperienza alle spalle i fondi non sono stati fermi, la governance si è attrezzata meglio per studiare i meccanismi finanziari, i suoi andamenti e  adottare le misure conseguenti .  Una volta fatto questo passo, in molti casi hanno definito   o meglio, ridefinito  la loro  politica degli investimenti  .

Sulla individuazione degli strumenti adeguati per compiere quello che è stato un vero salto di qualità, è intervenuta la Covip con la delibera del 16 marzo 2012   che ha fornito le sue  indicazioni sugli investimenti,  mentre  si attende ancora il nuovo decreto 703  del MEF che dovrebbe sostituire, quello ormai superato, del 1996, sempre relativo alle modalità di investimento del risparmio previdenziale.

I fondi  ormai hanno definito da tempo il  numero dei comparti, le loro caratteristiche, le combinazioni di rischio-rendimento, dell’eventuale presenza di meccanismi life cycle sulla base delle caratteristiche socio-demografiche della popolazione di riferimento e dei suoi bisogni previdenziali.

 Per ciascun comparto di investimento, viene  indicato il rendimento medio annuo atteso (in termini reali) la sua variabilità nell’orizzonte temporale della gestione la  probabilità che, anche in base all’esperienza passata, il rendimento dell’investimento, nell’orizzonte temporale della gestione, risulti inferiore a un determinato limite, fermo rimanendo che la definizione degli obiettivi  di per sé non costituisce, nei confronti degli aderenti, un impegno al raggiungimento degli obiettivi stessi.

Nell’attuazione della gestione invece occorre seguire i seguenti criteri:

– Ripartizione strategica delle attività (classi di strumenti specificando aree geografiche, settori di attività, valute, margini di oscillazione).

– La composizione azioni/obbligazioni e la vita media residua (duration) della quota obbligazionaria devono essere coerenti con l’orizzonte temporale del comparto. Senza dimenticare di esplicitare gli aspetti etici, sociali e ambientali. Gli investimenti etici si stanno sempre più diffondendo   (Socially Responsible Investment – SRI) soprattutto per quei investitori che operano nell’ottica di lungo periodo come appunto i Fondi Pensione.Gli investimenti socialmente responsabili o etici, sono quelli per esempio che escludono titoli di società che producono armi, che non rispettano i diritti dell’uomo, che non ammettono la presenza di sindacati ecc…

– Se la gestione è  a benchmark,  occorre riportare gli indicatori di mercato prescelti e il  peso (comprensivi di dividendi e cedole, specificando la valuta).

– Se gestione non è a benchmark, occorre  indicare gli indirizzi che si intendono seguire per assicurare l’obiettivo di rendimento stabilito.

– Occorre l’Indicazione degli strumenti finanziari (indicazione delle cautele per gli  investimenti alternativi, derivati e OICR) e le valutazioni effettuate circa l’opportunità del loro impiego, con eventuali limiti quantitativi e qualitativi (rating emittenti/controparti, nazionalità degli emittenti, mercati di negoziazione degli strumenti finanziari, ecc.).

– Scelta la  modalità di gestione diretta o indiretta,  si deve stabilire lo stile di gestione (attiva, passiva o idonea combinazione). Motivazione sul rapporto costi/benefici. Indicare: turnover; TEV (per gestione a BMK, ma evitando continuo ribilanciamento).

– Mandati:  definire il numero; eventuali requisiti gestori; durata (tenuto conto dell’arco temporale del comparto); natura e tipologia dei mandati (specialistici/generalisti; attivi/passivi, mandati di gestione del rischio); costi (commissioni base e/o di incentivo).

Di fronte ad una mole così elevata di compiti anche i Fondi si sono attrezzati meglio di quanto non abbiano fatto finora . Già da tempo è invalsa la prassi, in molti di essi, di costituire dei gruppi di lavoro, delle commissioni specifiche in seno ai Cda per approfondire meglio gli aspetti finanziari da discutere e deliberare nelle sedute plenarie . Generalmente questo gruppo o commissione, è individuato come Funzione finanza.

Diventa importantissimo in questo contesto il compito del CdA nell’ individuazione dei requisiti e della composizione della Commissione finanza e/o Funzione finanza, questo a prescindere dalla presenza di un advisor naturalmente.

Qui il problema si sposta a monte, al Cda nel suo complesso . E’ evidente che per questi motivi e per questi compiti, il CdA  deve essere  composto da soggetti con adeguata preparazione professionale, o livello di conoscenze ed esperienze altrettanto  adeguate (dotazioni strutturali e tecnologiche) senza peraltro dover attingere necessariamente dalla Bocconi. Infatti le attuali governance dei Fondi con l’ausilio di esperti e di advisor hanno svolto egregiamente il loro compito,  verificando anche il grado di   indipendenza di giudizio dell’advisor rispetto ai gestori.   La funzione finanza non è una struttura  separata  da quella  del fondo! Risponde comunque al  CdA,  e si rapporta al Direttore e al  Responsabile del Fondo,  quando le figure non coincidono, in funzione consultiva e non come sovraordinazione gerarchica.

Essa si assume l’ onerosa responsabilità dell’impostazione della politica di investimento,  procedendo all’istruttoria per la selezione dei gestori e la formulazione delle proposte al  CdA di affidamento e di revoca dei mandati, nonché di verifica della gestione,  predisponendo una relazione periodica al  CdA e organi controllo  sul grado di rischio /rendimento. Proposte e riscontri mansioni vanno poi sottoposte all’approvazione del CdA che rimane comunque l’organo responsabile della gestione cui fanno capo solidalmente responsabilità civili, amministrativi ed anche penali.

 Camillo Linguella

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